L’Economic Team di Payden & Rygel confronta il nuovo programma di riacquisto di Treasury a lungo termine annunciato dal Tesoro USA con i precedenti programmi di riacquisto

La scorsa settimana, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che il Tesoro statunitense «almeno raddoppierà» il proprio tetto ai riacquisti di Treasury a 20-30 anni, portandolo oltre gli attuali 2 miliardi di dollari per operazione.
Alla notizia, i rendimenti dei Treasury a 30 anni sono saliti di oltre 10 punti base. Riteniamo tuttavia che l’impatto possa rivelarsi di breve durata. In primo luogo, con i rendimenti a lungo termine ampiamente superiori al tasso sui Fed funds, per il Tesoro risulta conveniente finanziarsi a un costo inferiore emettendo un maggior volume di T-bill.
In secondo luogo, a differenza di un programma di stimolo come il quantitative easing (QE), nell’ambito del quale la Fed creava nuove riserve per acquistare attività a lunga scadenza, il Tesoro dovrà comunque emettere lo stesso ammontare di debito in dollari per finanziare il fabbisogno federale, semplicemente su scadenze diverse. In terzo luogo, si potrebbe obiettare che il Tesoro stia comunque sottraendo duration al mercato, esattamente come il QE: dopo aver corretto per la duration, tuttavia, i programmi di QE della Fed risultano di dimensioni molto più ampie.
E per quanto riguarda l’impatto sui rendimenti? Inflazione, crescita e dimensione del deficit incideranno sui tassi a lungo termine più di quanto non facciano piccole variazioni nel profilo del debito del Tesoro. In definitiva, per contenere i rendimenti, i policymaker dovranno tenere sotto controllo l’inflazione, ridurre la spesa pubblica, aumentare le entrate, oppure agire su tutti e tre i fronti. Fino ad allora, il Tesoro dovrà comunque finanziare un deficit di bilancio pari al 6% del PIL, in un contesto di rendimenti elevati.

