Costo del progresso: gli investitori dovrebbero considerare l’AI come un percorso di lungo periodo, non una rivoluzione istantanea. Shaniel Ramjee, Co-Head Multi Asset London di Pictet Asset Management 

Sebbene la spesa globale in IA sia in rapida crescita, si prevede che raggiungerà i 2,5 mila miliardi di dollari nel 2026, con un aumento del 44% su base annua, resta contenuta rispetto alle dimensioni complessive dell’economia. Si stima che la spesa delle aziende tecnologiche statunitensi nel settore della AI ammonti a circa l’1% del PIL, una cifra inferiore rispetto ai recenti boom di investimenti, tra cui la corsa allo shale negli Stati Uniti della metà degli anni 2010 e la bolla delle dot-com degli anni ’90.

L’IA sta già generando effetti sociali e fiscali che i mercati non scontano pienamente: sostituisce occupazioni meno qualificate, soprattutto nei servizi. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’occupazione entry-level nei settori più esposti all’IA è già inferiore del 3,6% rispetto a quelli meno esposti.

Non intervenire aggraverebbe il problema, lasciando una generazione senza competenze e produttività.

Questo implica anche conseguenze macroeconomiche rilevanti: l’aumento della spesa pubblica, sommato al debito già elevato, costringerà le banche centrali a mantenere tassi bassi per garantire stabilità fiscale. I governi tenderanno a favorire investitori nazionali per ridurre la vulnerabilità finanziaria.

La dispersione dei rendimenti obbligazionari tra mercati sviluppati e in via di sviluppo può offrire opportunità anche agli investitori azionari, perché il premio per il rischio azionario sarà più interessante dove i costi sociali dell’AI sono gestibili senza nuovo debito.

I costi sociali e fiscali della transizione saranno elevati, ma i benefici a lungo termine dell’AI giustificano la fase di aggiustamento.

Ciò è dovuto al paradosso di Jevons, un fenomeno osservato durante quasi tutti i principali cambiamenti tecnologici della storia: quando la tecnologia rende una risorsa o un’attività molto più efficiente, il suo prezzo effettivo diminuisce, quindi le persone e le imprese ne trovano molti più utilizzi e il consumo totale può effettivamente aumentare.

Se l’AI seguirà questo modello storico, evento che riteniamo probabile, una maggiore varietà di utilizzi dell’AI finirà per ampliare la gamma e il volume delle attività che svolgiamo, favorendo nuove forme di lavoro, settori e modelli di business innovativi, nonché standard di vita più elevati, anziché sostituire definitivamente gli esseri umani.

In altre parole, il valore creato nel lungo periodo potrebbe superare di gran lunga i costi iniziali della sua J-curve.