Manteniamo il nostro rating “sovrappeso” sulla duration globale e abbiamo alzato quello degli Stati Uniti a “positivo”, poiché riteniamo che qui vi sia un margine minore di sottoperformance. James Bilson, Global Fixed Income Strategist, Schroders

Chi ha bisogno di tassi al rialzo?
All’interno del nostro giudizio complessivamente positivo sulla duration globale, abbiamo modificato le nostre preferenze geografiche, con le obbligazioni canadesi che si uniscono a quelle statunitensi nel ricevere un upgrade.
Sebbene il mercato del lavoro canadese si sia stabilizzato, con la disoccupazione che non è più in aumento e una crescita soddisfacente, le prospettive sull’inflazione di fondo non sono compatibili con alcun cambiamento di politica da parte della Banca del Canada. Tuttavia, il mercato prevede che nei prossimi 12 mesi la banca centrale canadese inasprisca la politica monetaria più di quasi qualsiasi altra grande banca centrale, cosa che riteniamo improbabile, creando un’opportunità interessante nelle obbligazioni a breve scadenza.
Nel Regno Unito, sebbene le dinamiche dell’inflazione di fondo siano state recentemente molto favorevoli, temiamo che l’inflazione possa aumentare verso la fine dell’anno. Ciò significa che siamo meno ottimisti sui Gilt britannici, ma continuiamo a ritenere improbabile che la Banca d’Inghilterra proceda agli aumenti dei tassi scontati dal mercato.
Abbiamo abbassato il rating dei titoli di Stato giapponesi in quanto riteniamo che la Banca del Giappone dovrà inasprire la politica monetaria in modo più aggressivo, date le prospettive di inflazione e il fallimento degli interventi valutari nel ribaltare la tendenza dello yen. Finché non prenderà il toro per le corna, riteniamo che i titoli di stato giapponesi rimangano vulnerabili.
Asset allocation
Per quanto riguarda l’asset allocation, il cambiamento principale è un miglioramento del rating dei titoli sovrani dell’Europa orientale, che rimangono la nostra prima scelta.
Nonostante l’eccellente performance dei titoli ungheresi da inizio anno, intravediamo un ulteriore potenziale di rialzo alla luce del cambiamento epocale nelle prospettive politiche seguito alla vittoria elettorale di Peter Magyar. Riteniamo che il prossimo catalizzatore della performance sarà l’impegno del nuovo governo a tracciare un percorso verso l’adozione dell’euro. I criteri richiesti per l’adesione all’euro richiederanno politiche economiche e fiscali pragmatiche a sostegno dei titoli di stato ungheresi – sia in valuta forte (euro) che in valuta locale.
Altrove, osserviamo un aumento dei rischi politici sia in Francia che in Italia in vista delle elezioni del 2027, ma riteniamo che gli attuali livelli di valutazione compensino meglio tali rischi nei titoli di stato francesi piuttosto che in quelli italiani, dato che l’Italia registra attualmente rendimenti inferiori rispetto al paese confinante. Si tratta di una vera e propria inversione di tendenza, considerando che fino al 2022 l’Italia registrava un differenziale di rendimento di quasi il 2% rispetto alla Francia.
Infine, in generale, manteniamo un atteggiamento neutrale sul credito societario. Il quadro non è cambiato molto: il contesto macroeconomico è favorevole, ma le valutazioni non lo sono.

