Le Borse europee hanno chiuso in rialzo giovedì 3 settembre, ma a velocità ridotta rispetto a New York. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

Madrid ha guadagnato l’1,12%, Milano lo 0,88%, Londra lo 0,70%, Francoforte lo 0,63%. Parigi si è fermata a +0,07%. Oltre oceano l’S&P 500 ha chiuso a 7.747,71 punti (+1,06%), il Nasdaq Composite a 26.584,06 (+1,4%), il Dow Jones a 53.686,11 (+1,18%): per l’indice dei 30 industriali è la seduta migliore dal 4 agosto.

Il movimento ha un’origine sola: la ritirata dei rendimenti obbligazionari dopo tre sedute di vendite. A innescarla sono state le parole del governatore della Federal Reserve Christopher Waller, che si è detto propenso a sostenere il mantenimento dei tassi fermi alla riunione del 15 e 16 settembre, salvo sorprese nei prossimi dati sull’inflazione. Le probabilità di un rialzo prezzate dai futures sui Fed funds sono scese al 50,4% dal 63,2% del giorno precedente, secondo lo strumento FedWatch del CME. Il rendimento del decennale americano è tornato attorno al 4,77%, dopo avere toccato mercoledì il livello più alto da novembre 2023.

Lo yen riprende fiato

Ma la Federal Reserve non ha agito da sola. Lo yen ha guadagnato il 2% sul dollaro, a 155,36, quasi il 3% in due sedute, dopo i segnali restrittivi arrivati da un membro del board della Banca del Giappone. È un passaggio poco raccontato e centrale: la domanda giapponese di titoli a lunga scadenza è una delle variabili che governano i tassi globali, e il suo movimento ha allentato la pressione sulle curve di tutto il mondo.

Il terzo fattore è il petrolio, che ha smesso di correre dopo un rialzo del 9% in tre sedute: mercoledì il Brent aveva chiuso sotto i 96 dollari. A fermarlo sono state le dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui i nuovi attacchi all’Iran sarebbero di breve durata. È una distensione verbale, non strutturale: sullo Stretto di Hormuz nulla è cambiato, e il canale che dal greggio porta all’inflazione e da lì ai rendimenti resta aperto. Per l’area euro il nesso è immediato: l’inflazione di agosto è salita al 3,3%, il livello più alto dal 2023, e l’energia ne resta la componente più volatile. Il mercato ha comprato una dichiarazione, non un fatto.

Perché allora l’Europa è rimasta indietro? Per due ragioni. La prima è di orario: Waller ha parlato nella mattinata americana, poco più di due ore prima della chiusura dei listini continentali, che hanno incorporato solo una parte del movimento. La seconda è di composizione: il rialzo è stato guidato dalla tecnologia e un Nasdaq che sale dell’1,4% non ha equivalenti in Europa.

Il caso francese

Resta il caso francese: in una giornata il cui motore è stato il sollievo sui tassi, il CAC 40 è l’unico indice a non aver partecipato. È lo stesso mercato il cui titolo di stato trentennale viaggia sui rendimenti più alti dal 2008.

Sul fronte societario il mercato ha mostrato di saper distinguere dentro il comparto dell’intelligenza artificiale. Snowflake è salita di oltre il 20% dopo conti e prospettive superiori alle attese. Broadcom ha battuto le stime ma ha perso il 4%, punita da una previsione sui ricavi inferiore al consenso. Nvidia ha guadagnato terreno sull’annuncio dell’acquisizione di Hugging Face.

Tutto resta provvisorio. Oggi arrivano i dati sull’occupazione americana di agosto, la prossima settimana quelli sull’inflazione: sono i due appuntamenti che decideranno la riunione della Fed. Una seduta costruita su una frase può essere disfatta da una tabella.