L’effetto Hormuz sulla dinamica dei prezzi al consumo resta la variabile in grado di condizionare le scelte future sui tassi. Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte

banche, strategie di mercato: banche centrali hanno la flessibilità più limitata dal 1950: è un buon momento per essere investitori attivi e di lungo termine

Esattamente come scontato dal mercato con una probabilità che era una certezza, la BCE ha alzato di +0,25% il costo del denaro. È la seconda volta che la Banca Centrale agisce quest’anno, muovendosi in anticipo rispetto all’attendismo della Fed. È aiutata nel contrasto all’inflazione da un’economia che si è rivelata più resiliente delle attese, al punto da aver spinto i policymaker a migliorare le stime di crescita per questo e il prossimo anno.

D’altra parte, un’inflazione core sopra il 2% da 59 mesi, e con forti segnali di persistenza, era una chiara chiamata all’azione. La conferma arriva anche dalla revisione sulle stime per l’inflazione: che sono state riviste al rialzo per l’inflazione complessiva nel 2027 e nel 2028 e per quella core nel 2026 e 2027.

Tuttavia, due sono i segnali rilevanti. Primo, né a livello complessivo né core l’inflazione arriveranno a target entro il 2028. Secondo, l’inflazione core si conferma più persistente e intensa di quella complessiva, a conferma di un’insistente spinta di fondo della dinamica dei prezzi. La BCE parla apertamente di effetto-Hormuz sull’inflazione e, a dispetto del miglioramento economico atteso, mette le mani avanti: i rischi sono al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita.

Le stime BCE sembrano già aver risposto alla più importante delle domande del mercato: questo sarà l’ultimo rialzo del ciclo o al massimo ci sarà una pausa prima di tornare a una nuova stretta? In realtà, nessuna delle due ipotesi appare corretta. Il mercato si attende che la BCE continui ad alzare il costo del denaro senza neanche una pausa a ottobre…e non solo una volta.