Il debito dell’intelligenza artificiale non si muove in blocco: quattro fasce, quattro profili di rischio. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il quotidiano fatto con l’AI

bonds

Il rendimento del Treasury decennale ha toccato in seduta il 5,041% il 15 settembre, massimo da luglio 2007, con il mercato che prezzava oltre il 92% di probabilità di un rialzo della Fed. Per chi finanzia a debito i data center il conto sale da due lati: tasso governativo e spread. Secondo Reuters, per Amazon, Alphabet, Meta e Oracle lo spread mediano sulle scadenze a 2-4 anni è passato da 30 a 40 punti base rispetto al 2025, quello oltre i 20 anni da 108,5 a 118. La causa principale è l’offerta: Goldman Sachs stima emissioni dei cinque hyperscaler per circa 250 miliardi di dollari quest’anno e 400 nel 2027, mentre secondo Apollo il rapporto tra ordini e offerta è sceso da quasi cinque volte a febbraio a meno di due a luglio. Da sabato pesa anche l’appello di Dario Amodei (Anthropic), sostenuto da Sam Altman ed Elon Musk, a rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati. Per il credito l’effetto cambia da fascia a fascia.

Microsoft, Alphabet, Amazon

Qui lo spread riflette soprattutto il ritmo delle emissioni, su fondamentali solidi: i migliori emittenti mantengono rating AA e BNP Paribas indica il flusso di cassa di Microsoft come il più resistente del gruppo. Investimenti meno aggressivi vorrebbero dire meno carta in arrivo, quindi più un sollievo che un rischio. Il limite è la durata: secondo Vanguard le emissioni si concentrano su scadenze a 30 anni e oltre, esposte alla parte più volatile della curva.

Meta

La pubblicità finanzia gli investimenti, ma Meta ricorre anche a finanziamenti di progetto e locazioni di lungo periodo, in parte tramite veicoli dedicati. Secondo IFR i suoi CDS, trattati con regolarità solo da novembre, sono tra i più scambiati del comparto. Ad agosto gli investitori hanno iniziato a esaminare circa 70 miliardi di passività potenziali fuori bilancio legate alle principali società AI, cifra aggregata e non riferita alla sola Meta.

Oracle e neocloud

Tassi più alti, debito a tasso variabile e dubbi sulla domanda agiscono insieme. Nell’esercizio 2026 Oracle ha investito 55,7 miliardi di dollari, con un’uscita di cassa superiore di 23,7 miliardi a quanto generato, coperta con 43 miliardi di debito e 5 di azioni. Il 21 agosto due suoi bond al 2055 rendevano il 7,67% e il 7,86%, e la spesa trimestrale per interessi è salita del 55% a 1,43 miliardi. Secondo DTCC i CDS su Oracle in essere erano 25,1 miliardi al 24 luglio, contro 6,9 un anno prima. CoreWeave ha pagato nel secondo trimestre 640 milioni di interessi netti, più della perdita operativa di 49 milioni [verificare sul 10-Q]. Qui il rallentamento pesa in senso opposto: chi ha costruito capacità a debito per clienti come OpenAI soffre se la domanda attesa cala, e il rinvio della quotazione di OpenAI toglie capitale all’ecosistema. Resta un’obiezione: frenare i modelli di frontiera non riduce per forza la domanda di calcolo.

Project bond

I veicoli dei singoli data center si finanziano sui flussi di un solo impianto e sono i più esposti a una revisione delle attese. Secondo dati JPMorgan di fine luglio, i project bond investment grade trattavano 99 punti base sopra gli hyperscaler di riferimento, contro 105 a maggio; quelli high yield 208, contro 183. Le emissioni 2026 nate con spread più che doppi rispetto all’indice si sono allargate di 21 punti a tre mesi, mentre in passato titoli analoghi si restringevano [fonte secondaria].

Cosa guardare

Il dot plot e le parole del presidente Kevin Warsh stasera, il ritmo delle prossime maxi-emissioni e, a ottobre, i piani di investimento nelle trimestrali.