C’è un fattore sul mercato, di natura geopolitica, che ha riflessi immediati sull’inflazione: il prezzo del greggio è salito, durante l’anno, da 60 Usd a 110 Usd al barile. Alessio Rizzi, head of equity research, active multi-asset di Ubs AM

Non è un caso che l’indice dei prezzi al consumo negli ultimi sei mesi sia salito a livello globale. Tuttavia, nonostante questo fenomeno dovrebbe alimentare i rischi di una recessione, l’economia mostra la sua resilienza. Negli Stati Uniti, benché l’inflazione” core” sia in accelerazione con oltre il 50% delle componenti che indicano livelli sopra il 3%, grazie a un mercato del lavoro che non solo tiene, ma migliora, la crescita non viene scalfita. A ciò si aggiunge la solidità dei bilanci delle famiglie e delle imprese che in termini di rapporto debito/equity sono ai minimi storici. In questo scenario, riteniamo che alcuni rialzi dei tassi d’interesse sarebbero un ostacolo gestibile, non necessariamente la fine del mercato azionario rialzista nonostante dell’incertezza di fondo che potrebbe produrre volatilità sulle piazze finanziarie”.

Quanto riportato è il commento di Alessio Rizzi, head of equity research, active multi-asset di Ubs Asset Management durante l’incontro con la stampa,

La crescita nominale è sostenuta

L’elemento che corrobora questa convinzione è la crescita nominale in aumento, un indicatore che si traduce in vento in poppa per gli utili aziendali che stanno salendo a livello globale e, di conseguenza, per l’equity. L’Asset manager svizzero rileva, infatti, che negli ultimi sei mesi i profitti delle società comprese nell’indice Msci World sono saliti del 20% rispetto a una media storica tra il 6-7%.

Solo nel 2021, post pandemia, e nel 2008 si sono registrati simili incrementi. In aggiunta, il P/E dell’S&P500 è sceso da 23x nel 2025 all’attuale 19x, un valore che è in linea con la media degli ultimi 10 anni. In un contesto in cui tutte le principali aree geografiche, ad eccezione dell’Australia, riportano un incremento dei profitti, Ubs Asset Management ribadisce il proprio sovrappeso azionario, privilegiando in particolare il Giappone e i paesi emergenti.

Emergenti, Giappone, Ai e banche europee

Le società dei mercati emergenti, negli ultimi tre mesi, hanno riportato una crescita degli utili del 17%. “Nonostante un forte contributo arrivi da mercati con una significativa esposizione alla tecnologia, come Corea e Taiwan, la redditività delle aziende sale in tutte le regioni, sostenendo un mercato che rimane rialzista nonostante l’aumento dei tassi d’interesse e tratta a valutazioni interessanti” spiega Rizzi.

In merito al Giappone, invece, la resilienza della borsa dinnanzi a una banca centrale che alza i tassi dimostra che è in atto un cambiamento strutturale: dopo circa due decenni di crescita nominale prossima allo zero, il Pil (sempre nominale) sale tra il 4-5% e la remunerazione da parte delle imprese degli azionisti ha conosciuto l’incremento più alto a livello globale.

Un approccio positivo rimane anche per la tecnologia americana che tratta a un premio del 5% rispetto all’indice S&P500, anche in questo caso tra i livelli più bassi dell’ultimo decennio. Un altro tema evidenziato da Alessio Rizzi, sempre in ambito azionario, è quello delle banche europee che “dal 2020 hanno fatto segnare un’inversione di tendenza grazie alla solidità dei loro bilanci, da tassi più elevati che hanno permesso un aumento del margine d’interesse e da una ripresa del Pil nominale nel Vecchio continente”.

Aumento dei tassi già prezzato dai mercati

Se le banche centrali hanno assunto un atteggiamento più restrittivo, in alcuni casi con aumenti del costo del denaro, in altri attraverso toni improntati a una maggiore cautela, Ubs Am ritiene che gli operatoti abbiano scontato forse in eccesso l’inasprimento della politica monetaria, come si evince dalla parte a breve della curva dei rendimenti obbligazionari.

L’Asset manager riscontra del valore nella duration di Regno Unito e Australia, dove le economie stanno rallentando; sul credito globale viene mantenuta una posizione neutrale, perché fondamentali solidi e bassi default si confrontano con spread molto compressi e maggiori emissioni per finanziare gli investimenti nell’Ai.

Sul mercato valutario si prevede un dollaro stabile o in rafforzamento, sostenuto dall’orientamento restrittivo della Fed. Viene mantenuta una posizione neutrale sulle materie prime, mentre l’oro torna interessante dopo la correzione di inizio anno, sostenuto dai continui acquisti delle banche centrali globali e dalla diminuzione della pressione in vendita da parte degli investitori individuali asiatici. Inoltre, l’oro giallo è considerato un ottimo diversificatore in periodi in cui il rischio geopolitico è elevato.