Anthropic ha presentato Claude for Financial Advisors, un pacchetto di connettori e flussi di lavoro che collega il suo modello ai sistemi già in uso tra i consulenti Usa. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il quotidiano fatto con l’AI

consulente finanziario

I partner applaudono, gli analisti indipendenti invitano alla prudenza. E in Europa tutto si gioca su un avverbio: “esplicitamente”.

Nel pieno del dibattito sull’uso dell’Ai da parte dei consulenti finanziari, Anthropic ha lanciato l’ennesimo sasso nello stagno al Future Proof Festival, la grande vetrina Usa del wealth management: ha annunciato Claude for Financial Advisors. Non è un nuovo modello, ma un insieme di connettori e di “workflow skills”, procedure preconfezionate per la preparazione degli incontri, le note di follow-up, la revisione dei ribilanciamenti di portafoglio, i briefing su successione e fisco, la compliance. L’elenco dei partner spiega l’ambizione meglio di qualsiasi comunicato: Charles Schwab, BlackRock, Vanguard, Addepar, Envestnet, iCapital, Orion, Wealth.com, oltre alle integrazioni già esistenti con Microsoft 365, Salesforce, FactSet e Morningstar. Schwab  conta di proporre il modello agli oltre 16 mila professionisti che serve.

I consulenti sono pochi

Peter Nolan, responsabile asset e wealth management di Anthropic, afferma: «Il consulente medio lavora con una decina di applicativi diversi e l’obiettivo non è sostituirli, ma dirigerli». Jonathan Pelosi, che guida i servizi finanziari dell’azienda, aggiunge un argomento demografico: i consulenti sono pochi e i pensionamenti li riducono.

Gli analisti indipendenti, interpellati dalla rivista di settore WealthManagement, sono meno entusiasti dei partner commerciali. Alois Pirker, di Pirker Partners, ricorda il precedente di Salesforce, entrata nei servizi finanziari una decina d’anni fa e poi costretta a lasciare che altri costruissero sopra di sé gli strumenti davvero specialistici: una sola rete come LPL Financial, con i suoi 30 mila consulenti, ne contiene una quindicina di tipi diversi. Will Trout, di Datos Insights, chiede invece una misura: che uno studio passi con i clienti un sesto del proprio tempo è noto da anni, e la domanda è se la tecnologia lo sposti davvero.

L’obiezione più seria arriva però da un alleato. Rafael Loureiro, amministratore delegato di Wealth.com, distingue tre operazioni: estrarre i dati da un atto di 90 pagine, calcolare l’effetto fiscale e successorio, decidere cosa fare. Il modello linguistico è bravo nella prima e nella terza. Ma il calcolo, in un settore regolamentato, deve essere riproducibile e difendibile davanti a un’autorità: deve uscire da un motore deterministico, non probabilistico.

Perimetro Usa

Resta la domanda che il lancio non affronta. Il perimetro di conformità è interamente americano: la skill di compliance ragiona sulla Marketing Rule della SEC, i partner sono custodian e case di gestione statunitensi, di MiFID non c’è traccia. Eppure il plugin è dichiarato disponibile da subito, senza limiti geografici annunciati. E il punto delicato sta in una parola. Pelosi assicura che da Claude non si otterrà “esplicitamente” una consulenza d’investimento. Ma sotto MiFID II la consulenza è una raccomandazione personalizzata, e per l’autorità europea il fatto che uno strumento sia presentato come adatto a un cliente può risultare anche in forma implicita; la stessa ESMA ha chiarito nel 2024 che ricorrere all’intelligenza artificiale non attenua di un grammo gli obblighi dell’intermediario. Il prodotto parla al consulente e non al risparmiatore, e sta quindi un passo indietro. Ma la responsabilità di ciò che esce da quel passo resta su chi firma il consiglio.