
Solo il 30% degli investitori italiani si considera sicuro o esperto, mentre il 34% si definisce principiante, una quota superiore sia alla media europea (27%) sia a quella globale (25%).
È quanto emerge dalla terza edizione di Decoding Investors, lo studio condotto da Amundi, primo asset manager europeo, su 18.000 persone in 26 Paesi, che analizza obiettivi, comportamenti e aspettative degli investitori retail.
La pianificazione previdenziale è una delle principali preoccupazioni a livello mondiale: gli investitori si aspettano di finanziare con risparmi e investimenti personali il 42% del proprio reddito durante il pensionamento. Eppure, solo il 23% si dichiara molto fiducioso riguardo alla propria sicurezza finanziaria nel lungo periodo rispetto al 26% dello scorso anno.
La consulenza professionale incide in modo significativo sulla fiducia degli investitori rispetto al pensionamento: la metà degli investitori che ricevono consulenza afferma di sentirsi molto fiduciosa di poter finanziare il proprio pensionamento, contro appena il 14% di coloro che non vi hanno mai fatto ricorso.
Quali sono i dati in Italia:
- Gli investitori italiani si aspettano che il 38% del reddito che percepiranno durante il pensionamento provenga da una fonte pubblica (previdenza pubblica / altri benefici), leggermente al di sopra della media europea del 34%Gli investitori italiani si aspettano che il 38% del reddito che percepiranno durante il pensionamento provenga da una fonte pubblica (previdenza pubblica / altri benefici), leggermente al di sopra della media europea del 34%. Questa quota è più elevata nella fascia di età da 51 anni in su. Un’ulteriore quota pari al 38% è attesa da risparmi e investimenti personali, in linea con la media europea del 37%.
- Gli investitori italiani registrano risultati leggermente inferiori alla media nelle tre domande basilari sull’alfabetizzazione finanziaria, con il 43% che risponde correttamente a tutte e tre le domande (contro il 47% in Europa).
- Oltre due terzi degli investitori italiani hanno accesso a una qualche forma di consulenza finanziaria professionale (68%, leggermente al di sopra della media europea del 62%), con il 26% che vi ricorre regolarmente e il 42% occasionalmente.
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Alla domanda sulle fonti di informazioni, consigli e indicazioni utilizzate per supportare il proprio processo decisionale, solo il 9% degli investitori italiani cita assistenti basati sull’IA (come ChatGPT o Gemini), un dato inferiore alla media europea del 15%
- Il 33% degli investitori italiani ha cercato informazioni, consigli o indicazioni sugli investimenti tramite influencer (contro il 39% in Europa). I tre principali ambiti in cui li utilizzano sono l’approfondimento delle proprie conoscenze in materia di investimenti (37%), la comprensione di come iniziare (29%) e l’aggiornamento sull’andamento dei mercati finanziari (28%).
- Gli investitori italiani sono anche meno propensi ad agire sulla base delle informazioni fornite dagli influencer: il 41% di coloro che utilizzano canali influencer per ricevere consigli e orientamento dichiara di aver preso una decisione di investimento in seguito a tali indicazioni, un dato inferiore sia alla media europea sia a quella globale (rispettivamente 49% e 56%).

Paolo Proli, Co-General Manager di Amundi SGR, ha commentato i dati italiani come segue: “I dati della nostra ricerca confermano un elemento cruciale: in Italia c’è ancora un divario significativo tra la consapevolezza circa l’importanza della previdenza complementare e la capacità di tradurla in azioni concrete. Molti investitori si affidano ancora in larga misura alla previdenza pubblica, ma guardano con fiducia anche ai propri risparmi e investimenti, mentre la previdenza complementare resta fanalino di coda. In questo contesto, la consulenza professionale svolge un ruolo fondamentale: offre ascolto, orientamento e la serenità necessaria per prendere decisioni informate. Allo stesso tempo, è essenziale rafforzare la cultura finanziaria e promuovere soluzioni di investimento diversificate, accessibili e trasparenti, affinché pianificare il proprio futuro pensionistico non resti un obiettivo solo dichiarato, ma diventi invece una scelta concreta per un numero sempre maggiore di famiglie italiane.”

