Con il decennale Usa sopra il 5% si fa più pesante il conto dei 130 miliardi di debito accumulati per i data center. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

 

Crescita record, ma cassa negativa, rating a un passo dal junk e un inquilino chiave come OpenAI. E ora la forza maggiore sul progetto Jupiter

Il rendimento del Treasury decennale è rimasto ieri intorno al 5,10% (5,19% nelle prime ore della mattinata in Europa), il livello più alto dal 2007, mentre il trentennale è salito al 5,43%, massimo dal 2004. Per poche società il costo del denaro conta quanto per Oracle, che ha chiuso a 139,54 dollari, in calo del 3,47%. Il gruppo di Larry Ellison finanzia a debito la sua corsa ai data center per l’intelligenza artificiale e ogni punto base in più pesa su una struttura che ha poco margine. Dal picco del settembre 2025, quando la capitalizzazione aveva sfiorato 900 miliardi di dollari sull’onda del contratto da 300 miliardi con OpenAI, il titolo ha perso più della metà del suo valore.

I numeri

A fine maggio il debito era di circa 130 miliardi di dollari; la spesa in conto capitale, quasi 56 miliardi nell’esercizio 2026, salirà fino a 95 miliardi in quello successivo. Il flusso di cassa libero è negativo da sei trimestri consecutivi e nel primo trimestre fiscale Oracle ha venduto azioni per 20 miliardi. Il rating di S&P, BBB-, è a un solo gradino dalla categoria speculativa: un declassamento renderebbe più cara ogni nuova emissione proprio mentre i tassi salgono. Ieri l’indicatore del rischio di credito della società ha toccato un massimo storico.

Una crescita forte

Il paradosso è che la crescita non è mai stata così forte. Nel trimestre chiuso ad agosto i ricavi sono aumentati del 30%, a 19,35 miliardi, quelli dell’infrastruttura cloud del 121%, e i contratti ancora da fatturare hanno raggiunto 664 miliardi. È la qualità di quel portafoglio a preoccupare: una parte rilevante fa capo a OpenAI, che ha preso impegni simili con altri fornitori e dipende dalla propria capacità di raccogliere capitali. Nel rapporto annuale la stessa Oracle ha avvertito che alcuni clienti potrebbero essere molto indebitati, con rischi di mancato pagamento. Intanto cambia la natura dell’azienda: nel trimestre il software tradizionale è calato del 3%, mentre cresce il noleggio di capacità di calcolo, meno redditizio. E c’è il rischio di obsolescenza: i data center finanziati oggi potrebbero ospitare chip superati prima ancora di entrare in funzione.

Il rischio fisico

Ieri Bloomberg ha rivelato che Oracle ha inviato una notifica di forza maggiore allo sviluppatore di Project Jupiter, una società del gruppo Blue Owl. Il campus, tra i siti di punta di Stargate in New Mexico, potrebbe costare fino a 165 miliardi. L’obiettivo non è abbandonare il progetto, ma potere rinviare i pagamenti se il sito non entrerà in funzione nel 2028: il gasdotto che deve alimentarlo è slittato a febbraio 2027 dopo ripetuti dinieghi dei permessi. Oracle sostiene che i tempi saranno rispettati, ma in Borsa hanno ceduto anche Blue Owl e Bloom Energy, fornitrice delle celle a combustibile a gas destinate al campus.

Gli analisti restano divisi. William Blair minimizza: Jupiter non contribuisce ai ricavi dell’esercizio in corso, quindi l’impatto nel breve sarà minimo. Più cauto Brian White, che mantiene un giudizio neutrale: il potenziale del cloud e dell’AI è reale, ma è bilanciato dalla leva crescente, da investimenti pesanti e dai rischi sul flusso di cassa. Con il decennale sopra il 5%, è il secondo piatto della bilancia a pesare di più.