Sam Peters, Portfolio Manager di ClearBridge Investments (Franklin Templeton)

L’attuale contesto dei mercati azionari è quasi interamente dominato dal tema dell’Intelligenza Artificiale (AI). Questa forte concentrazione sta portando gli indici generali a comportarsi in modo analogo a un singolo titolo ad alto potenziale di rialzo. Tale dinamica, caratterizzata da una correlazione eccezionalmente bassa tra le singole azioni e da prezzi e volatilità che salgono simultaneamente, rende il bilanciamento tra la gestione del rischio assoluto e del rischio relativo il più complesso dai tempi della bolla tecnologica del 2000.

I mercati agiscono come se avessero una visibilità straordinaria sui risultati futuri dell’AI, sebbene questi rimangano per definizione incerti. Fasi storiche con correlazioni così insolitamente basse si sono verificate solo prima della crisi immobiliare del 2007 e del “Volmageddon” del 2018. Poiché è inevitabile che le correlazioni torneranno a salire verso la media nel breve-medio periodo, mantenere una rigorosa diversificazione rappresenta l’unico strumento per proteggere il capitale.

In questo scenario, ClearBridge Investments individua nel settore energetico la copertura ideale per mitigare i rischi legati all’AI e alla concentrazione degli indici. A fronte di un beta del settore tecnologico pari a circa 1,2, l’energia registra un beta difensivo vicino a 0,6. Inoltre, nell’ultimo anno la correlazione del comparto energetico rispetto all’indice generale è scesa sotto il -50%, dimostrando un’efficace dinamica controciclica.

Mentre l’attenzione degli investitori rimane catalizzata dalla tecnologia, il mercato tende a considerare la crisi energetica sostanzialmente risolta. Tuttavia, un eventuale rincaro delle materie prime e un conseguente rialzo dei tassi d’interesse penalizzerebbero la maggior parte dei comparti azionari, lasciando protetti principalmente l’energia e gli asset reali. L’esposizione all’energia consente quindi di controllare il rischio assoluto e di creare lo spazio operativo necessario per gestire il rischio relativo legato all’AI.

Rispetto ai cicli passati, l’attuale comparto energetico si distingue per una forte disciplina nell’allocazione del capitale. L’attenzione delle aziende si è spostata dalla semplice espansione della produzione alla creazione di valore, al rendimento per gli azionisti e alla solidità dei bilanci. Inoltre, le quotazioni attuali incorporano prezzi del petrolio nell’area dei 70 dollari al barile, un livello considerabile come un pavimento strutturale, data la necessità di ricostituire le scorte globali e garantire i margini di sicurezza geopolitica.

Al contrario, il boom degli investimenti nell’AI mostra elementi di crescente vulnerabilità. I massicci piani di spesa delle grandi società tecnologiche fanno un ricorso sempre più ampio al debito, ignorando i rischi legati all’enorme fabbisogno energetico dei data center, le possibili regolamentazioni e gli allarmi sulla sicurezza sollevati dagli stessi leader del comparto.

In conclusione, mentre diverse aree dell’universo AI rischiano di rivelarsi dinamiche prevalentemente speculative, l’energia si conferma un investimento di lungo periodo sostenuto da fondamentali solidi. Quando le attuali anomalie di mercato si riassorbiranno, la gestione attiva che ha saputo utilizzare l’energia per bilanciare i portafogli risulterà tra i principali beneficiari della normalizzazione.