Il commento a cura dell’Economic Team di Payden & Rygel

 

Uno dei temi più sentiti per gli investitori riguarda la sostenibilità fiscale. Pur senza voler minimizzare le criticità dei conti pubblici statunitensi, gli Stati Uniti appaiono ancora lontani da una situazione di crisi. Nel confronto tra i Paesi del G7, il rapporto tra debito netto e Pil, che esclude il debito detenuto all’interno della pubblica amministrazione, mostra infatti un indebitamento degli Usa superiore a quello di Canada e Germania, ma inferiore a quello di Francia, Italia e Giappone.

Oltre allo status del dollaro come valuta di riserva, l’economia statunitense può contare su un ulteriore punto di forza: la crescita. Dal 2019 il Pil americano è aumentato complessivamente del 15,6%, a fronte del 2% della Germania e del 6% della Francia. I dati PMI di S&P Global pubblicati la scorsa settimana confermano questa dinamica: l’indice composito statunitense ha registrato il maggiore incremento a sei mesi tra le principali economie e si colloca ora al vertice della classifica, indicando un miglioramento del clima di fiducia delle imprese, mentre il ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale continua ad ampliarsi. Considerato che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, il governo federale ha ridotto la spesa solo in rare occasioni, una crescita economica più sostenuta, alimentata da innovazione, investimenti, nuove imprese e produttività, rappresenta l’unica via per affrontare nel lungo periodo la questione fiscale.