La crisi di Hormuz ha rivelato i limiti delle statistiche energetiche tradizionali, che dicono molto su da dove proviene l’energia, ma poco su come venga effettivamente utilizzata. DWS

Mettiamo a confronto due modi di misurare l’elettrificazione. L'”energia finale” rappresenta l’energia effettivamente erogata a edifici, veicoli e fabbriche, escludendo il consumo del settore energetico. L'”energia utile” tiene conto anche dell’efficienza con cui quell’energia viene convertita in calore, movimento o produzione industriale. Secondo questa misura, l’Europa appare più elettrificata, e più vicina alla Cina, di quanto suggeriscano le statistiche convenzionali.
Non si tratta di una distinzione puramente accademica. Secondo il think tank energetico Ember, la flotta globale di veicoli elettrici ha evitato un consumo di petrolio pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno nel 2025. Una quantità equivalente a circa il 70% delle esportazioni di petrolio dell’Iran attraverso lo Stretto di Hormuz. Anche la capacità solare installata a livello mondiale nel 2025 potrebbe ridurre in modo significativo la domanda di gas. Potrebbe infatti sostituire una quantità di produzione elettrica a gas sufficiente a risparmiare, all’incirca, tanto gas quanto quello trasportato via GNL attraverso lo Stretto di Hormuz nel 2025.
Le riserve energetiche e le rotte alternative possono attutire l’impatto iniziale di una crisi di approvvigionamento. L’elettrificazione, invece, modifica la dipendenza di fondo. Alcune stime suggeriscono che un maggiore utilizzo di veicoli elettrici, rinnovabili e pompe di calore potrebbe ridurre le importazioni di combustibili fossili del 70% nelle economie che oggi ne dipendono.
Naturalmente emergono anche nuove dipendenze. I sistemi elettrificati richiedono smart grid robuste, infrastrutture di stoccaggio e ricarica, forniture sicure di minerali critici e una capacità produttiva adeguata.
Per gli investitori, l’elettrificazione apre un ampio ventaglio di opportunità, che spazia dalle reti elettriche allo stoccaggio, fino ai sistemi per gli edifici, alle apparecchiature industriali e al software. L’intervento normativo, la concorrenza e le valutazioni restano rischi rilevanti. Statistiche inadeguate rendono più difficile valutare sia le opportunità sia i rischi.
“L’Agenzia Internazionale dell’Energia ed Eurostat dovrebbero quindi misurare regolarmente la transizione in termini di energia utile”, afferma Murray Birt, Senior Sustainability Strategist di DWS. E aggiunge: “I policy maker dovrebbero inoltre integrare l’energia utile nei propri obiettivi.” L’elettrificazione non si limita a sostituire i combustibili fossili: rende anche più efficiente l’utilizzo di ogni unità di energia. Chi si limita a contare le sole unità di combustibile consumato rischia di misurare la transizione energetica con grande precisione, ma di ottenere un risultato sbagliato.

