La qualità delle infrastrutture presenti nei singoli paesi spiega la variazione dello sviluppo umano tra i vari stati. Raiffeisen Capital Management

Tra le nazioni caratterizzate da un elevato benessere economico e dai migliori indicatori sociali troviamo modelli abbastanza diversi. Se osserviamo ad esempio le posizioni di testa nel cosiddetto Human Development Index (HDI) compilato dall’Onu vi sono realtà estremamente variegate quali Norvegia e Singapore. Un tratto in comune però lo si trova: la presenza di un vasto ed efficiente stock di infrastrutture.

 

Uno studio di Raiffeisen Capital Management sul tema, presentato nella giornata di mercoledì 30 settembre, mostra infatti un risultato tanto chiaro quanto interessante.

Operando una regressione fra il livello di HDI di un vasto campione di nazioni rispetto al loro indice di sviluppo infrastrutturale (compilato dal Global Economic Forum) troviamo una relazione lineare positiva alquanto marcata. Infatti l’indice R-quadro della suddetta regressione mostra un valore pari a 0,85: in pratica l’85% di variazione dello sviluppo umano fra i vari stati è spiegato dalla estensione e qualità delle infrastrutture presenti.

 

Si tratta dunque di un comparto che rappresenta una vera e propria spina dorsale dell’economia globale, il cui incremento e adattamento ai cambiamenti tecnologici risulterà vitale per continuare ad alimentare la crescita.

Questo comparto dunque si pone come un ganglio vitale con al suo interno una grande quantità di occasioni per gli investitori: McKinsey stima che in questo ambito verranno investiti qualcosa come 106 trilioni di dollari da qui al 2040, di cui 70 solamente in Asia. Un ammontare di denaro che si fa fatica anche solo a comprendere e che chiaramente eccede di gran lunga la capacità di spesa dei governi: di conseguenza il coinvolgimento del settore privato è imprescindibile.

 

Il tutto però tenendo a mente per l’appunto che la maniera in cui si andrà a costruire risulterà giocoforza molto diversa rispetto a quanto abbiamo conosciuto fino ad ora. Al proposito molto interessante appare l’analisi di Marc Caretti, Gestore di azioni dei mercati sviluppati  di Raiffeisen Capital Management:” Il nuovo ciclo infrastrutturale nasce dalla convergenza tra aumento della popolazione, maggiore domanda di servizi, digitalizzazione e necessità di sistemi energetici e logistici più resilienti. Energia, logistica e dati diventano le nuove piattaforme abilitanti della crescita di lungo periodo”.

 

Nel concreto insieme a una richiesta enorme di rinnovamento e upgrading, nei paesi sviluppati, di apparati fisici e di una loro estensione in quelli emergenti, le infrastrutture ricoprono un ruolo centrale per quanto riguarda la transizione energetica e la diffusione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Un simile modello comporta una maggiore integrazione rispetto al passato, in cui spesso si costruiva con una logica per così dire di isole a se stanti, spesso trasformatesi in Italia nella famigerate cattedrali nel deserto. Basti pensare al segmento ad altissima crescita dei datacenter che richiede un rimodellamento delle reti elettriche, idriche e dei sistemi di connettività degli asset logistici.