Nikkei: l’indice è calcolato sulla base dei prezzi delle azioni e non sulla capitalizzazione di mercato delle aziende. Yuichi Murao, Senior Corporate Managing Director and Global Head of Japanese Equity Nomura

 

Value, Giappone

Il Nikkei ha circa il 40% della propria ponderazione concentrato su semiconduttori e hardware. Se da un lato questa forte esposizione può amplificare i guadagni, dall’altro rende l’indice vulnerabile a un rallentamento degli investimenti tecnologici. Agli attuali livelli di valutazione, come valutate e gestite questo rischio specifico?

Il rischio di concentrazione dell’indice Nikkei 225 è reale

Negli ultimi anni l’indice è stato trainato in larga misura dalle apparecchiature per semiconduttori, dai componenti elettronici e dai titoli industriali vincenti. Tuttavia, nel valutare la situazione fondamentale del mercato azionario giapponese, occorre tenere presenti le caratteristiche peculiari dell’indice: si tratta di un “indice ponderato per prezzo”, non di un “indice ponderato per capitalizzazione di mercato”.

Ciò significa che l’indice è calcolato sulla base dei “prezzi delle azioni” dei suoi 225 componenti, anziché sul valore di mercato complessivo di ciascuna società.

Di conseguenza, i titoli con prezzo elevato hanno un impatto sproporzionato sui movimenti dell’indice, anche se la loro capitalizzazione effettiva non è particolarmente elevata rispetto ad altre grandi società giapponesi.

In pratica, ciò genera un profilo di performance diverso da quello di indici come il TOPIX, ponderato per capitalizzazione di mercato e costruito su un universo d’investimento molto più ampio, di circa 1.600 titoli. Un movimento brusco di una manciata di high-priced, value-heavy stocks può spingere il Nikkei 225 al rialzo o al ribasso in misura significativa, per cui la performance dell’indice non sempre riflette l’andamento generale di fondo del mercato azionario giapponese.

Negli ultimi anni l’indice è stato fortemente influenzato dall’andamento dei prezzi di un numero relativamente ristretto di titoli costosi, in particolare in settori come la tecnologia e i marchi di consumo.

Si tratta di un aspetto importante per gli investitori quando valutano il rischio di concentrazione, l’esposizione settoriale e l’effettiva ampiezza di un rally di mercato. Di fatto, al 17 settembre 2026 la performance da inizio anno del Nikkei 225 è pari al 27,4%, contro il 20,1% del TOPIX nello stesso periodo.

Guardando alle prospettive degli ambiti legati alle tecnologie di intelligenza artificiale, una pausa negli investimenti in conto capitale a livello globale o una fase di assestamento della spesa in IA provocherebbe con ogni probabilità una volatilità dell’indice fuori misura.

Non mancano i fattori di preoccupazione che potrebbero ostacolare la crescita costante di questa nuova tecnologia: il volume senza precedenti di investimenti in conto capitale da parte degli hyperscaler, che accresce la domanda di capitale e, di conseguenza, i tassi di interesse. Esiste il timore legittimo che parti dell’attuale ciclo di investimenti nell’IA possano apparire gonfiate da strutture di vendor financing, anziché sostenute unicamente da una reale visibilità della domanda finale.

Anche la carenza di approvvigionamento o gli elevati costi dell’energia necessaria per far funzionare enormi data center, la concorrenza di LLM a basso costo e i rischi geopolitici o esistenziali legati all’IA stanno diventando preoccupazioni concrete. Detto ciò, occorre fare attenzione a non diventare eccessivamente pessimisti sul futuro dell’IA sulla base di questi timori. Nella maggior parte delle fasi di sviluppo tecnologico, il finanziamento dell’innovazione arriva per primo, perché le infrastrutture sono costose e strategiche.

La questione analitica chiave è se la diffusione sia sostenuta da un utilizzo a valle misurabile, da potere di prezzo e da intensità dei carichi di lavoro, oppure se gli asset vengano installati più rapidamente di quanto si formi una domanda economicamente produttiva. Il rischio, ovvero la sensibilità degli utili, varia tra le società che operano a diversi livelli della catena di fornitura.

Per questo occorre gestire tale rischio sottoponendo le posizioni in portafoglio a stress test basati su ipotesi di prezzi più deboli, investimenti posticipati e minori tassi di utilizzo. In questi processi di verifica vengono integrate anche considerazioni di valutazione, al fine di determinare il posizionamento su ciascuna società. Le società con valutazioni eccessive andrebbero evitate.

 

Al di là del contributo del settore tecnologico e dei temi legati all’IA, ritenete che il Nikkei possa contare su fattori strutturali in grado di sostenere la prosecuzione del trend rialzista?

 

Al di là dell’IA e della tecnologia, riteniamo che il mercato azionario giapponese possa ancora contare su fattori di sostegno strutturali. In primo luogo, il ciclo di reflazione interna del Giappone appare più duraturo rispetto ai decenni precedenti.

Le imprese devono affrontare le sfide dell’invecchiamento della popolazione effettuando con costanza investimenti in conto capitale per compensare la carenza di manodopera, mentre al contempo si registra una crescita salariale più sostenuta per le famiglie.

Questo cambiamento è legato anche al cosiddetto “metabolismo industriale”, con un numero crescente di lavoratori che si sposta da settori maturi e saturi verso settori in crescita e più redditizi. In secondo luogo, le riforme in materia di governance ed efficienza del capitale restano importanti motori del mercato azionario.

Nel luglio 2026 il Japan Exchange Group ha rivisto il Codice di Corporate Governance, e l’agenda di riforme più ampia continua a spingere le società verso una maggiore responsabilità dei consigli di amministrazione, l’ottimizzazione dei bilanci, payout più elevati e riacquisti di azioni proprie.

La caratteristica più rilevante di questa revisione è l’attenzione all’efficienza del capitale in funzione della crescita futura.

Ciò è in linea con le Linee guida fondamentali del governo in materia di politica economica e di bilancio e di riforme (Basic Policy on Economic and Fiscal Management and Reform), che prevedono investimenti in conto capitale per 370.000 miliardi di yen in 17 settori strategici entro il 2040.

Si tratta di un elemento particolarmente positivo in Giappone, poiché le opportunità si estendono ben oltre il segmento large cap del mercato legato all’IA. Esistono numerose opportunità d’investimento al di fuori del Nikkei 225, dove è possibile individuare moltissimi titoli sottovalutati, trascurati dagli investitori che considerano il Giappone semplicemente come una delle tante destinazioni per investire nell’IA.