Louis Chua, Equity Research Analyst Asia, Julius Baer

Il Giappone ha presentato formalmente un disegno di legge per ridurre l’imposta sui consumi applicata agli alimenti dall’8% all’1% per due anni, a partire da aprile 2027, con un risparmio di circa 36.000 yen per cittadino. Ma con un fabbisogno finanziario annuo pari a 5.000 miliardi di yen. Sebbene prevediamo una ripresa dei consumi in concomitanza con i tagli fiscali, una maggiore chiarezza sulle fonti di finanziamento della misura, per la quale il governo ha escluso l’emissione di titoli di Stato in deficit, sarà fondamentale per affrontare le preoccupazioni relative alla sostenibilità fiscale.
Il 9 ottobre 2026, un disegno di legge volto a ridurre l’imposta sui consumi applicata ai prodotti alimentari è stato approvato durante una riunione del Consiglio dei ministri e presentato formalmente al Parlamento giapponese nella stessa giornata. Se approvata, la normativa ridurrebbe l’imposta sui consumi applicata agli alimenti dall’8% all’1% per un periodo di due anni, a partire da aprile 2027, prevedendo inoltre contributi di sostegno aggiuntivi basati sul reddito per le famiglie a basso e medio reddito.
A nostro avviso, ciò ridurrebbe di fatto l’onere dell’imposta sui consumi al 9%. Il governo auspica che la normativa venga approvata nel corso dell’attuale sessione straordinaria del Parlamento, che proseguirà fino al 12 dicembre. Ricordiamo che, sebbene la coalizione di governo guidata dal Partito Liberal Democratico detenga la maggioranza alla Camera bassa del Parlamento, ha comunque bisogno del sostegno dei parlamentari indipendenti e dell’opposizione per far approvare il disegno di legge alla Camera alta, il Senato. La prima ministra giapponese Sanae Takaichi stima che il taglio previsto dell’imposta sui consumi applicata agli alimenti ridurrà l’onere finanziario delle famiglie di circa 36.000 JPY per cittadino.
A nostro avviso, i settori azionari che beneficeranno direttamente dei tagli all’imposta sui consumi sono:
1) il commercio al dettaglio, in particolare i supermercati, i discount e le farmacie con un’elevata incidenza di prodotti alimentari;
2) il settore alimentare e delle bevande, grazie alla prevista ripresa dei volumi in concomitanza con la riduzione dell’imposta sui consumi.
Ciò vale soprattutto per le aziende che dispongono di un potere di determinazione dei prezzi sufficiente a mantenerli invariati o a trasferire sui clienti i maggiori costi, in un contesto di aumento dell’inflazione importata. Più in generale, sebbene il taglio dell’imposta sui consumi terminerà dopo due anni, nel breve termine permangono preoccupazioni più ampie sul fronte fiscale.
La misura richiede infatti finanziamenti annuali pari a 5000 miliardi di JPY, mentre la fonte di tali risorse rimane poco chiara, dal momento che Takaichi ha escluso l’emissione di titoli di Stato in deficit. Si osserva che la ministra delle Finanze giapponese Katayama ha segnalato un’intensificazione della revisione “in stile DOGE” della spesa pubblica; in questo contesto, sarà fondamentale prestare attenzione alle indicazioni più chiare relative alle fonti di finanziamento del taglio dell’imposta sui consumi e agli investimenti a sostegno della crescita, al fine di placare le più ampie preoccupazioni in materia di sostenibilità fiscale.
Nel complesso, la nostra selezione dei titoli in Giappone rimane incentrata sui tre temi chiave per il Paese:
1) leadership nell’IA e nei semiconduttori
2) sicurezza nazionale e difesa
3) riforme aziendali.
Sebbene la volatilità dei mercati azionari possa persistere nel breve termine a causa delle incertezze macroeconomiche, manteniamo una posizione di sovrappeso sul Giappone. La solida crescita degli utili, i livelli record di remunerazione degli azionisti, il miglioramento del ROE e l’accelerazione delle riforme strutturali sostengono il nostro obiettivo per il Nikkei 225, fissato a 75000 punti.

