Tra debito ed AI. Continuiamo a ritenere che lo scenario di medio termine sarà caratterizzato da tassi di interesse e inflazione strutturalmente più elevati rispetto al passato. Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO Plenisfer Investments SGR

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Negli ultimi mesi il ruolo della Federal Reserve è tornato ad essere il fattore predominante sui movimenti di breve termine del mercato obbligazionario. Tuttavia, Warsh sarà presto chiamato ad affrontare il principale dilemma della banca centrale americana negli anni a venire: se tenere i tassi di interesse ad un livello tale da contrastare effettivamente le spinte inflazionistiche; oppure tenerli al livello più basso possibile, per consentire la sostenibilità dell’onere del debito, sia pubblico che privato. Secondo noi la Fed tenderà a propendere per la seconda opzione. Infatti, il vero obiettivo della Fed, così come di ogni altra banca centrale non è solo quello di mantenere la stabilità dei prezzi o il pieno impiego. Ma è prima di tutto quello di proteggere la solvibilità del settore pubblico e del sistema bancario.

Questo ha un’implicazione ovvia: l’inflazione rimarrà sopra il target della Fed del 2% per il resto del decennio e forse oltre.

Cosa potrebbe salvare le economie dei paesi occidentali da un’inflazione strutturalmente più alta e dai rischi di una deriva di stagflazione?

La risposta è la promessa di grandi guadagni di produttività innescati dalla rivoluzione tecnologica dell’AI. Il problema è che nel periodo di transizione, come quello in cui siamo, in presenza di un ciclo di investimenti senza precedenti la corsa alla costruzione di infrastrutture rischia di accentuare le spinte inflazionistiche.

Un’altra possibilità è invece di segno contrario, ossia, deflattivo, e riguarda il problema del ritorno sul capitale investito (ROI). Se i trilioni di dollari attualmente dispiegati nella spesa per infrastrutture AI finiranno per fornire ritorni economici modesti, questo porterà al write off di gran parte degli investimenti fatti, con un impatto negativo sui bilanci di chi quegli investimenti ha effettuato.

La dimensione finale del mercato delle sottoscrizioni di servizi di AI rimane oggi ancora difficile da quantificare.

Dal punto di vista delle strategie di portafoglio, il problema che si pone è se questo quadro inflattivo si accompagnerà strutturalmente ad uno scenario benigno sul fronte della crescita, come è avvenuto finora, o se finiremo ad avere più inflazione ma anche meno crescita. Con i prezzi energetici in continuo aumento, i rischi di stagflazione sono al livello più alto degli ultimi decenni.

Nel breve termine, la situazione fiscale americana ed europea continuerà a pesare sui mercati obbligazionari e sui rendimenti dei bond. Per quanto riguarda i mercati azionari, sebbene le valutazioni della borsa americana non appaiano eccessive in rapporto agli utili attesi, dobbiamo riconoscere che tali aspettative sono in gran parte dipendenti dalla spesa in conto capitale per AI, e quindi esposte ad un rallentamento della stessa.

Le grandi trasformazioni economiche e tecnologiche oggi in atto continuano a creare opportunità di investimento significative, al contempo aumentando la dispersione tra vincitori e vinti. Rimaniamo quindi convinti che una gestione attiva e libera dai vincoli e dai rischi di concentrazione dei benchmark, sia oggi più indispensabile che mai.