Tiffany Wilding, Economista di PIMCO

Cosa sta succedendo: L’indice dei prezzi al consumo statunitense ha registrato a settembre un dato superiore alle attese, con l’indice core – che esclude alimentari ed energia – in aumento dello 0,3% su base mensile rispetto allo 0,2% da noi atteso. L’aspetto più preoccupante è che il rafforzamento dei prezzi al consumo del mese scorso ha interessato in modo generalizzato le categorie di beni non essenziali, comprese aree come gli affitti figurativi dei proprietari di abitazioni (Owners’ Equivalent Rent, OER), che sono meno sensibili alle variazioni dei prezzi dell’energia.
Le categorie dei servizi legati ai viaggi e al tempo libero (che presentano una maggiore esposizione ai costi energetici) si sono dimostrate generalmente solide, così come quelle dei beni al dettaglio – in particolare i prezzi dei prodotti elettronici e dei telefoni cellulari, dove si sta verificando un trasferimento dei maggiori costi dei chip.

Cosa significa: questo dato non è positivo per la Federal Reserve, i cui membri del comitato avevano lasciato intendere che probabilmente non avrebbero aumentato i tassi di interesse alla fine di questo mese. Dopo la pubblicazione del rapporto, i mercati hanno scontato una probabilità del 50% che la banca centrale aumenti nuovamente i tassi a ottobre.
Cosa ci aspetta: questo pone i dati sulle vendite al dettaglio statunitensi, la cui pubblicazione è prevista per giovedì, al centro dell’attenzione dei mercati che cercano di valutare se i dati di inflazione più elevati stiano avendo un impatto sulla crescita.
Per quanto riguarda la Fed, continuiamo ad aspettarci ulteriori rialzi per compensare di fatto i tagli dello scorso anno. Detto questo, ulteriori dati simili al rapporto CPI odierno potrebbero potenzialmente portare a un’azione più aggressiva da parte della banca centrale.

