Le stime shock della Bce sull’inflazione hanno placato le paure di chi pensava che i prezzi al consumo avrebbero ripreso presto a correre come effetto dei piani di stimolo monetari e fiscali senza precedenti messi in atto dalle autorità per contrastare la crisi da coronavirus.
In realtà a breve termine è ormai chiaro a tutti che la pandemia avrà effetti deflativi piuttosto che inflativi. Ridimensionando nettamente le previsioni precedenti, nell’ultima riunione la Bce ha detto di stimare un livello di appena l’1,3% tra due anni, nel 2022. I prezzi non sono per nulla in linea con gli obiettivi.
Sembra però che, nonostante dati e previsioni macro sotto gli occhi di tutti, alcuni investitori continuino a temere un riscaldamento improvviso dell’inflazione. L’idea è che l’espansione monetaria e fiscale mastodontica provocherà ulteriore inflazione. Molti commentatori citano vagamente i piani di iniezione di denaro incontrollata e di “monetizzazione del debito” come dei validi motivi per temere un’inflazione in futuro.
Goldman Sachs: da solo debito in crescita non significa che prezzi saliranno
Lagarde e il direttivo della Bce non sono d’accordo con quest’analisi. Le ultime previsioni rese pubbliche dicono che la banca di Francoforte prevede che la crescita sarà molto più debole del previsto e che l’inflazione rimarrà estremamente bassa.
Negli Stati Uniti intanto, malgrado le imponenti misure straordinarie la Federal Reserve, l’espansione del bilancio da sola non è sufficiente a spingere i prezzi al consumo in alto. Soltanto perché la banca centrale ha l’autorità di pagare interessi sulle riserve non vuol dire c’è da temere un rinfocolamento dell’inflazione.
Goldman Sachs sminuisce le ipotesi secondo cui un debito in costante aumento creerà un conflitto tra insostenibilità delle passività e bassa inflazione in futuro. Se da un lato il debito federale raggiungerà probabilmente un massimo storico, i mercati scontano tassi di interesse vicini ai minimi storici in futuro. Con conseguenti costi di servizio del debito “relativamente normali”.
Inflazione in rialzo se tasso di interesse neutro salirà
Se i mercati ci stanno indovinando, non ci sarebbe motivo di fare pressione sulla Fed per mantenere i tassi più bassi di quanto non voglia. Per credere che l’impennata del debito porterà ad un’elevata inflazione, è quindi necessario credere anche che i mercati stiano sottovalutando il tasso di interesse neutro futuro.
E che i politici risponderanno alla difficile situazione fiscale non aumentando le tasse o tagliando le spese, bensì facendo pressione sulla Fed. E che la banca centrale asseconderà il volere delle autorità politiche, abbandonando i suoi obiettivi di inflazione. Anche se c’è un precedente (è successo dopo la Seconda Guerra Mondiale), è difficile che ciò accada.
“Siamo convinti che tutto questo sia abbastanza improbabile nel prossimo futuro“, scrive l’economista capo della banca in Usa, David Mericle, nel report intitolato “Will Monetary and Fiscal Expansion Cause High Inflation Down the Road?“.

