Dai minimi di marzo il comparto è cresciuto del 40% rispetto al 90% degli Em. Antonio Sbocchi, gestore del team equity emerging markets di Eurizon Capital SA

In una fase in cui si discute molto degli elevati livelli di valutazione raggiunti da alcuni indici azionari, i mercati di frontiera presentano valutazioni meno care. Parallelamente al ratio P/e, quali sono a vostro giudizio i fattori che rendono l’asset class appetibile?

 

In una fase di risk-on che si estende ormai da Marzo 2020, i mercati di Frontiera non hanno ancora raggiunto il picco pre-pandemia, traguardo che l’indice Emerging Markets ha già ampiamente superato.

Dai minimi di Marzo infatti se gli Emergenti hanno registrato una performance di circa il 90% (indice MSCI, in dollari), il comparto di frontiera si è limitato a un più modesto +40%. Crediamo che questo lag di performance possa essere gradualmente colmato dovesse confermarsi la fase favorevole del mercato azionario.

Anche il fattore crescita in alcuni Paesi del comparto è senza dubbio interessante, una crescita che trova origine da una dinamica espansione demografica.

E’ il caso ad esempio delle nuove tigri asiatiche come Vietnam e Bangladesh dove l’economia ha fatto registrare rispettivamente un aumento del 47% e del 52% tra il 2013 e il 2019 e in cui le multinazionali stanno già puntando da qualche anno per diversificare la propria filiera produttiva e ridurre i costi.

 

Non solo i fondamentali economici ma anche quelli di natura più strettamente statistico-finanziaria rendono appetibile il comparto agli investitori istituzionali e agli asset allocator globali. Infatti, sebbene nascondano insidie al livello individuale, i mercati di frontiera sono piuttosto decorrelati tra loro e presentano un rischio complessivo piuttosto basso al livello di portafoglio.

 

La natura spesso domestica dei mercati, inoltre, li rende meno legati al ciclo economico globale rispetto alle economie dei Paesi sviluppati ed emergenti e forniscono una chiave importante in termini di diversificazione del rischio.

 

Bassi livelli di capitalizzazione, instabilità politica, valute inclini alla volatilità estrema o alla svalutazione rappresentano alcuni elementi di rischio per coloro che investono nell’asset class. In questa fase di mercato quale fattore di rischio ritenete più pericoloso?

 

In questa fase di mercato, uno dei principali fattori di rischio è rappresentato da un possibile ritardo nelle vaccinazioni per Covid.

 

Tale possibilità avrebbe ripercussioni sulla ripresa economica e sulla stabilità finanziaria e gli investitori sarebbero più esposti al rischio di illiquidità e al rischio valutario che spesso tendono a manifestarsi contemporaneamente in condizioni di mercato avverse.

 

Chiudo con una considerazione legata alla transizione energetica. Diversi Paesi esportatori di petrolio, a fronte del calo strutturale dei prezzi del greggio dovranno necessariamente adottare in futuro degli accorgimenti sul piano fiscale e dei significativi programmi di riforme economiche per evitare la stagnazione economica o una svalutazione delle rispettive divise da sempre ancorate al dollaro.