Intervista a Roberto Tronci, Chief Investment Officer di Alvarium Investment Managers SA

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

In condizioni di rialzo dell’inflazione le scelte normalmente più opportune risiedono in investimenti in cui i flussi finanziari incorporano un “legame” con gli indici inflattivi. Oppure che hanno la capacità di trasferire gli aumenti dei costi delle materie prime ai clienti finali.
Nella prima categoria troviamo ad esempio le obbligazioni ancorate al tasso di inflazione (BTP indicizzati per l’Italia, oppure i TIPS per il mercato Usa). Mentre nella seconda i titoli azionari di società quali le Utilities, oppure i produttori di materie prime.
In fasi iniziali di aspettative di rialzo dell’inflazione, come quella attuale, traggono anche beneficio i titoli finanziari grazie all’irripidimento delle curve dei tassi di interesse.
In questo caso il beneficio è determinato da tassi di interesse a lungo termine che tendono ad alzarsi mentre ancora i tassi a breve termine rimangono sostanzialmente stabili generando maggiori profitti – per questo tipo di aziende – derivanti da incrementi nel margine di interesse.
Tradizionalmente poi l’oro è ritenuto un buon investimento di protezione da fasi inflattive, ma subisce, come nella fase attuale, il rialzo dei rendimenti dei tassi a lungo termine.
Fortemente da evitare: obbligazioni a tassi fissi e lunga scadenza.
Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?
E’ ancora presto per poter pensare a una situazione più duratura che non solo temporanea. Sicuramente a breve termine avremo spinte inflazionistiche. Anche e soprattutto determinate da fattori statistici, visto che il raffronto fra prezzi del 2021 e 2020 sarà con prezzi in crescita dovuta alla recessione del 2020 contro forte crescita economica attesa nel 2021.
Per stimare un periodo inflattivo di medio-lungo termine gli ingredienti potrebbero esserci tutti. Ma siamo di fronte a una nuova fase con diverse variabili in campo contemporaneamente che tendono a controbilanciarsi.
Fattori pro: per citarne alcuni, “bottlenecks” nelle supply/demand chain, fase di forte irrigidimento nella globalizzazione industriale, fase prolungata di sotto investimenti nelle aziende produttive di materie prime, enormi iniezioni di liquidità sia dalla politica monetaria che fiscale ed enormi debiti pubblici.
Fattori contro: significativo output gap da saturare, forte disoccupazione globale, digitalizzazione industriale con efficientamento e riduzioni costi, smartworking e cambiamento degli stili di vita, enorme spinta verso la tecnologia e infrastrutture (si pensi solo alle potenzialità del 5G e dell’intelligenza artificiale), climate change e green energy transition.

