A quale livello I tassi potrebbero trasformarsi da problema macro a problema per l’equity? Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies Plenisfer Investments Sgr

Non serve che gli shock sul Brent producano immediatamente una nuova accelerazione generalizzata dell’inflazione: è sufficiente che ne rallentino la discesa per rendere più difficile il lavoro delle banche centrali. Questo conta soprattutto perché i tassi sono già tornati sui massimi del periodo e, ai livelli attuali, un’ulteriore sell-off inizierebbe a rappresentare un vero tightening delle condizioni finanziarie. E un costo del capitale persistentemente più elevato potrebbe comprimere i multipli, frenare la propensione al rischio e trasmettersi anche agli spread creditizi.
Il dato sull’inflazione statunitense di agosto, atteso per venerdì, sarà quindi importante non soltanto per la prossima decisione della Fed, ma perché può determinare se l’attuale livello dei rendimenti rappresenta il punto di arrivo del repricing o l’inizio di un’ulteriore fase restrittiva.
Questo è probabilmente il principale rischio cross-asset nelle prossime settimane. Se i rendimenti si stabilizzeranno, il mercato tornerà ad avere spazio per concentrarsi sui fondamentali societari. Questo vale in particolare per le aziende che stanno guidando il ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale, dove le aspettative incorporano programmi di capex molto significativi e flussi di cassa attesi distribuiti su un orizzonte temporale lungo.
Se invece oil e inflazione spingeranno ancora più in alto i tassi, a un certo punto il tema del costo del capitale diventerà dominante: con l’aumentare del tasso di sconto applicato ai ritorni attesi di questi investimenti diventerebbe più difficile giustificare valutazioni che presuppongono una forte creazione di valore nel tempo.
Esiste però anche un elemento tecnico potenzialmente favorevole. Un contesto macro così difficile tende naturalmente a limitare la propensione degli investitori istituzionali ad aumentare il rischio. Se il posizionamento rimane relativamente leggero mentre i datapoint societari continuano a essere costruttivi, questa cautela può diventare essa stessa una fonte di domanda.
Il punto da monitorare questa settimana è quindi molto semplice: il micro continua a fornire indicazioni incoraggianti, ma è il macro a stabilire quanto rischio il mercato possa permettersi di portare. Finché oil, inflazione e tassi rimangono una minaccia più che un effettivo meccanismo di tightening, il mercato può continuare a guardare ai fondamentali e alla capacità delle imprese di trasformare gli investimenti in crescita degli utili e della generazione di cassa.
Se i rendimenti dovessero invece rompere ulteriormente al rialzo, saremmo di fronte a una variabile capace di cambiare la distribuzione degli scenari e di trasformare un problema macro in un problema per gli asset rischiosi.

