Politiche monetarie ortodosse hanno rafforzato alcune valute locali e migliorato il rendimento reale complessivo offerto dall’equity. A colloquio con Mauro Ratto, Co-Founder e CIO di Plenisfer Investments Sgr.

Per oltre un decennio l’America Latina è rimasta ai margini dei grandi flussi internazionali.la direzione è cambiata nel 2025 e continua nel 2026 Quali sono i motivi alla base del rinnovato interesse?
Il rinnovato interesse per l’America Latina si inserisce in una dinamica più ampia di rivalutazione complessiva degli emergenti, trainati nel 2026 soprattutto dai flussi che si sono diretti verso Taiwan e Corea del Sud, che hanno registrato crescite esponenziali. In una fase avanzata del ciclo economico come quella attuale, con l’Europa che fatica a crescere e gli Stati Uniti sostenuti soprattutto da investimenti in capex, i mercati emergenti hanno, infatti, rappresentato una fonte di diversificazione e di opportunità relative. In particolare, l’America Latina presenta caratteristiche che possono risultare particolarmente interessanti in questa fase prolungata di fine ciclo. Le economie latinoamericane sono esposte alle materie prime e possono quindi offrire opportunità anche in uno scenario di crescita moderata, soprattutto se le pressioni inflazionistiche dovessero inasprirsi. L’eccezione è rappresentata dal Messico, di fatto un ‘economia manifatturiera. A questo si aggiungono politiche monetarie e fiscali relativamente ortodosse in alcuni Paesi, che hanno contribuito a sostenere la fiducia degli investitori e a generare rendimenti reali e opportunità di carry valutario interessanti. Non si tratta, tuttavia, di puntare indistintamente sull’intera asset class, ma di individuare i Paesi in cui fondamentali, politiche economiche e valutazioni creano le condizioni più favorevoli. Il Brasile è l’esempio più evidente: la performance azionaria, insieme al contributo positivo della valuta, hanno sostenuto i rendimenti complessivi. Anche il Messico ha offerto opportunità negli ultimi anni, sebbene il quadro rimanga eterogeneo. L’Argentina, dopo i risultati eccezionali del 2024, ha invece rallentato. In generale
L’MSCI Emerging Markets Latin America ha guadagnato in dollari più del 27% negli ultimi dodici mesi, superando sia l’MSCI World sia l’S&P 500. Ritenete che le valutazioni siano ancora appetibili nonostante la forte accelerazione?
Continuiamo a vedere opportunità nei mercati emergenti, America Latina compresa, ma sempre con un approccio fortemente selettivo che tenga conto non solo di valutazioni e fondamentali, ma anche della sostenibilità delle politiche economiche, dei rendimenti reali e del potenziale delle valute. Il Brasile ha beneficiato sia della performance azionaria sia dell’apprezzamento valutario, altri mercati, invece, hanno registrato rendimenti più contenuti e potrebbero recuperare terreno nei prossimi anni. Per esempio, se si guarda al rendimento annualizzato degli ultimi dieci anni, il mercato latino-americano ed i suoi principali componenti hanno reso circa il 7% annualizzato in dollari contro il 15% degli Stati Uniti.
Questo divario non garantisce una sovraperformance futura, ma suggerisce che l’analisi non possa fermarsi ai risultati più recenti. La profondità del mercato obbligazionario nell’area, la varietà di settori e situazioni finanziarie rendono inoltre l’America Latina particolarmente interessante per la selezione di opportunità nel segmento distressed del credito. Le occasioni possono emergere in contesti molto diversi: dalle società minerarie in Messico, alle imprese energetiche in Argentina. Ma è in questo segmento, in particolare, che l’analisi deve necessariamente andare oltre ai benchmark o ai rating, essendo essenziale valutare ogni emittente da diversi punti di vista, dalla governance alla struttura del capitale, per ipotizzare l’effettivo livello di rischio e il reale potenziale di recupero di un titolo.

