In America Latina sta prendendo forma un cambio di paradigma politico. Il commento a cura del Global Credit Team di Algebris Investments

America Latina

L’elezione di Milei in Argentina nel 2023 ha dato il via a un’ondata di destra più ampia, che si è poi propagata in tutta la regione. Bukele ha consolidato in El Salvador un modello incentrato sulla sicurezza, Noboa ha rafforzato la svolta antipopulista in Ecuador e Rodrigo Paz ha cambiato rotta in Bolivia. In Perù, Keiko Fujimori – se confermata ufficialmente – e in Colombia Abelardo de la Espriella orienteranno i rispettivi Paesi verso una postura più favorevole ai mercati e allineata agli Stati Uniti.

Il Venezuela resta un caso a parte, ma una transizione post-Maduro implicherebbe verosimilmente anch’essa una direzione più filoamericana e favorevole ai mercati. Il prossimo test cruciale sarà il Brasile, dove le elezioni si annunciano decisive alla luce del peggioramento dei conti pubblici del Paese.

Il Messico resta più distante da questa traiettoria, con Sheinbaum ancora saldamente al comando, ma la direzione della regione è sempre più chiara: dopo anni di populismo, deterioramento fiscale e scarsa credibilità delle politiche economiche, gli elettori si stanno orientando verso governi che promettono sicurezza, disciplina fiscale, istituzioni più solide e un più stretto allineamento con gli Stati Uniti. Per i mercati, si tratta di una svolta potenzialmente epocale.

Gli asset locali della regione incorporano ancora premi al rischio significativi, dopo anni di politica fiscale espansiva, fragilità sul fronte della sicurezza e incertezza istituzionale. Se i nuovi governi sapranno fare del consolidamento fiscale e della governabilità le priorità assolute, il margine per una compressione dei premi al rischio è consistente. In alcuni Paesi questo processo è già in atto.