Il 9 settembre, allo Steve Jobs Theater di Cupertino, John Ternus sale sul palco per la prima volta da amministratore delegato. E apre il suo mandato con una raffica di nuovi prodotti, ma anche di rincari. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

John Ternus ha sostituito Tim Cook il 1° settembre e apre il mandato con un evento intitolato “Surprise and Shine”.Secondo Mark Gurman di Bloomberg il keynote inaugura la più ampia sequenza di lanci nella storia di Apple: dopo 15 anni passati a raffinare linee esistenti arrivano nuovi fattori di forma e intere categorie di prodotto tra 2026, 2027 e oltre, dal pieghevole di quest’anno agli occhiali per la realtà aumentata di fine decennio. Apple lavora alla pipeline da circa cinque anni; Gurman avverte che piani e tempistiche restano fluidi.

Racconti diversi

Gli analisti raccontano lo stesso evento in modo diverso. Per Erik Woodring di Morgan Stanley il 9 settembre è prima di tutto un test sul potere di prezzo, con i rincari a parità di prodotto più ampi nella storia dell’azienda: stima oltre 200 dollari in più sui Pro rispetto a un anno fa, mentre TrendForce ed Evercore si fermano a 100. La ragione non è il progresso tecnico. È il costo delle memorie.

TrendForce ha misurato lo spostamento. Per un iPhone Pro da 256 GB la memoria pesava circa il 10% del costo dei materiali un anno fa; oggi pesa circa il 34% e supererà il 40% nella prima metà del 2027. Processore e display, un tempo le voci dominanti, scendono a percentuali a una cifra. Il costo complessivo dei materiali sale del 38% su base annua, e i listini sono attesi in rialzo del 10-20%.

Il rialzo di giugno

Non sarebbe il primo colpo. Il 25 giugno Apple ha alzato i prezzi di 14 prodotti (tutti i Mac e gli iPad, Apple TV, HomePod e Vision Pro) con aumenti da 30 dollari fino a 1.300, spiegando pubblicamente che la causa era la carenza di memorie provocata dalla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale, e che mai un componente era rincarato così tanto e così in fretta. Cook, che la settimana prima al Wall Street Journal aveva detto «questa è un’alluvione secolare», mai vista in oltre 40 anni di carriera, aveva risparmiato iPhone, Watch e AirPods. Il titolo quel giorno perse il 6,15%. Mercoledì cade anche quell’ultima eccezione.

Prezzi dei fornitori bloccati

Il meccanismo è il punto. Gli operatori di data center bloccano la produzione con accordi di fornitura che in alcuni casi durano cinque anni o più, e all’elettronica di consumo resta il residuo. J.P. Morgan Global Research, che chiama il fenomeno “chipflation”, stima i prezzi della DRAM in aumento di oltre il 400% dall’inizio del 2024 alla fine del 2026 e osserva che quegli accordi riducono drasticamente la flessibilità dei produttori nel servire il mercato consumer.

Una notizia finanziaria

Da qui il passaggio che rende mercoledì una notizia finanziaria e non solo tecnologica. L’economista di J.P. Morgan Abiel Reinhart stima che ogni aumento del 10% nei costi hardware alzi l’inflazione core di circa un decimo di punto, e che lo shock sulle memorie possa aggiungerne tra due e quattro decimi. Stephen Juneau di Bank of America individua lo stesso meccanismo. Il listino che Ternus annuncerà entra, per quella via, nei dati che la Federal Reserve esaminerà decidendo se alzare i tassi.

Venerdì Apple ha ceduto il 2,51%, peggior titolo del Dow Jones. Woodring mantiene un giudizio Overweight e un obiettivo di 360 dollari, ma osserva che il titolo tende a sovraperformare nell’avvicinamento agli eventi di lancio, per poi perdere slancio il giorno stesso.