L’industria dell’asset management è più sempre più competitiva e c’è una continua sollecitazione a creare valore aggiunto. È ciò che pensa Joseph Pinto, ceo di M&G Investments in un incontro con la stampa a Milano

 

UN ANNO CON BUONI RISULTATI…

Gli ultimi risultati riportati da M&G Investments sono stati, per la casa, molto soddisfacenti, sia per le dimensioni del patrimonio in gestione, sia per i flussi in entrata: 1,5 miliardi di sterline nel terzo trimestre, che si traducono in 4,1 miliardi dall’inizio dell’anno.

La “crescita è stata solida nel periodo”, ha commentato Pinto, grazie alla capacità di attrarre flussi che è da ascrivere in particolare alle performance realizzate, da cui emerge “la capacità di generare alpha di un gestore attivo, sia nella componente obbligazionaria, sia in quella azionaria”.

L’asset manager, nello specifico, ha beneficiato del cambio di allocazione avvenuto all’indomani del 2 aprile che ha interessato le azioni e il mercato del credito europei, insieme a un maggiore interesse nei confronti delle diverse classi di attivo in Asia.

…SOPRATTUTTO NEI MERCATI PRIVATI

Dove l’aumento delle masse è stato particolarmente rilevante è stato nei mercati privati per un ammontare che, nei primi nove mesi, ha raggiunto 7 miliardi di euro, che verranno gradualmente allocate nel momento in cui si presenteranno le situazioni ideali per costruire una posizione.

POTENZIALE CAMBIO DI PASSO IN EUROPA

E a tale proposito, il ceo ha parlato della Savings and investment union, un’iniziativa massiccia tesa a migliorare il modo in cui il sistema finanziario dell’UE convoglia i risparmi verso investimenti produttivi. Pinto ha ricordato che “ci sono circa 15 trilioni di euro fermi nei depositi bancari” e che sono alla ricerca di un impiego che sia più remunerativo di mantenerli fermi sui depositi bancari. In particolare, il ceo guarda al credito privato, che negli Usa copre circa il 75% delle necessità di finanziamento per le piccole e medie imprese, e si attende una forte crescita con una progressiva disintermediazione delle banche, da cui tutt’ora in Europa dipendono le aziende per gli affidamenti.

Anche il mercato del real estate viene considerato attrattivo soprattutto in Europa, dove c’è una carenza di immobili residenziali e studentati. In Europa, la dipendenza dagli istituti di credito da parte delle aziende è ancora molto elevata e a tendere,

Pinto si attende mentre in Europa si fa ancora troppo affidamento agli istituti di credito. Si tratta di investimenti di lungo periodo come quelli in infrastrutture (vedi il piano tedesco) di cui l’Europa ha bisogno per fare fronte alle nuove sfide energetiche e di sviluppo, soprattutto legate all’intelligenza artificiale. Infine, ci sarà bisogno di investire nella difesa e tutti i paesi saranno chiamati a farlo: ne beneficerà il tessuto economico e i mercati, sia pubblici, sia privati, soprattutto nel segmento del private equity e del venture capital.

ETF ATTIVI IN ARRIVO

“Per dialogare con gli investitori più giovani” verranno lanciate entro la fine dell’anno anche delle strategie di Etf attivi. Sono i primi della casa e vengono lanciati per soddisfare le esigenze di risparmiatori più vicini alle piattaforme e a una modalità di investire digitale.

L’EUROPA AL CENTRO DEI RISULTATI

In termini di raccolta, l’’’Europa è stata al centro del nostro successo” ha sottolineato il ceo, mentre il Regno Unito ha un saldo negativo. Il Vecchio continente spiega più del 50% dei flussi, dove l’ltalia è stata menzionata come primo mercato per dimensioni e per distribuzione. Bene anche l’Asia dove M&G ha intenzione di investire molto.

L’obiettivo di M&G è quello di “diversificare la base degli investitori e diventare molto più internazionale. Oggi il 60% degli asset in gestioni per parti terze è di clienti internazionali (non-Uk), mentre nel 2019 la stessa percentuale era del 37%”, ha dichiarato Pinto.

UN SETTORE IN CONSOLIDAMENTO

Oltre 30.000 società di gestione al mondo, “penso si possa affermare sia un numero elevato e che si assisterà a un consolidamento” all’interno di un’industria che cresce continuando a innovarsi. Ma i risparmi devono essere gestiti da professionisti, cosa che non succede, secondo il ceo, per circa il 45-50% delle masse. Pinto ha poi elencato quelle che potrebbero essere le diverse modalità di consolidamento.

C’è chi vorrà fare acquisizioni per guadagnare quote di mercato e, a fronte di una performance non eccellente, raggiungere una dimensione adeguata a distribuire i prodotti con basso profilo commissionale. Altri, invece, guarderanno a player nei mercati privati, visto che, secondo alcune proiezioni, nel 2030 gli utili degli asset manager saranno generati equamente dai mercati privati e pubblici. Ed è ciò che spiega perché alcuni dei più importanti attori dell’asset management hanno fatto acquisizioni in questo segmento di mercato.

C’è poi la forma di aggregazione attraverso partnership, che ha visto crearsi delle alleanze pubblico e privato, tra compagnie di assicurazione o asset owner acquisire partecipazioni di minoranza, tra banche e asset manager.