La riorganizzazione del panorama finanziario italiano è ormai in pieno sviluppo, un evento che il mercato attendeva da oltre un decennio. Filippo Alloatti, Head od Financials Credit di Federated Hermes

 

Le dinamiche tra Intesa, Banco BPM e Monte dei Paschi stanno accelerando questo cambiamento. Intesa ha fatto un’offerta su MPS attraverso un’operazione mista in azioni e cash, a seguito della proposta di merger con MPS avanzata da Banco BPM. Questa mattina, Intesa ha annunciato che offrirà 16 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni 10 azioni MPS conferite (exchange ratio 1,6), oltre a 1 euro in contanti per azione, il che implica un premio del 12,5% rispetto al prezzo di chiusura del 5 giugno. Questa offerta valuta MPS 30,6 miliardi di euro.

Nell’ambito dell’operazione, Intesa ha concordato di cedere il brand MPS e circa la metà della sua rete di filiali a Unipol Assicurazioni per circa 3-3,5 miliardi di euro in contanti.

Ciò rispecchia l’operazione UBI, in cui circa la metà delle filiali era stata ceduta a BPER, di proprietà di Unipol. In base all’accordo, Intesa manterrebbe Mediobanca e il marchio, circa 625 filiali di MPS e una quota limitata delle strutture centrali di MPS, che rappresentano circa l’80% dell’utile netto combinato di MPS e Mediobanca nel 2025.

L’utile netto pro forma 2029 del gruppo combinato dovrebbe superare i 16 miliardi di euro, rispetto agli oltre 11,5 miliardi previsti nel Piano Industriale 2026-2029 di Intesa, con un rendimento del capitale proprio superiore al 20%. Il coefficiente CET1 dovrebbe superare il 14% entro il 2029.

Lunedì, Banco BPM ha proposto una fusione alla pari con MPS per dare vita al secondo gruppo bancario italiano, con una capitalizzazione di mercato superiore a 50 miliardi di euro.

Banco BPM non ha invece reso noti il rapporto di cambio né i termini finanziari della fusione proposta, ma l’operazione dovrebbe generare oltre 1,1 miliardi di euro di sinergie ante imposte, di cui oltre 650 milioni di euro in risparmi sui costi e oltre 450 milioni di euro in sinergie sui ricavi. Il coefficiente CET1 pro forma si attesterebbe intorno al 15%, con una generazione potenziale di utile netto su base annua di circa 6 miliardi di euro e una crescita a doppia cifra dell’utile per azione.