Bond dei paesi Centro-Europei, rischi e opportunità. Le obbligazioni dell’area continuano a fornire tassi reali di investimento ancora appetibili. Stefano Fiorini, Global Fixed Income Fund Manager di Generali AM

Questi paesi naturalmente non rappresentano un blocco unico con opportunità e rischi simili, ma il quadro è abbastanza diversificato.
La Polonia è l’economia più vivace della regione, spinta dai consumi e dai fondi europei, ma questa forza convive con un problema di eccessivo deficit fiscale negli ultimi anni.
Il rapporto debito/PIL – che dovrebbe superare il 64% quest’anno secondo le stime della Commissione Europea – rimane però ancora a livelli sostenibili, ma è comunque importante monitorare la traiettoria fiscale. Detto questo, la crescita resta solida, mentre la banca centrale mantiene un atteggiamento prudente. In questo scenario, oggi si può investire su obbligazioni governative decennali a circa il 5,5% con una valuta stabile, e questa combinazione è sicuramente interessante.
L’Ungheria ha visto cambiare le proprie fortune dopo le recenti elezioni politiche, che hanno segnato la fine del governo Orban e l’installazione di un governo pro-Europa.
Dopo anni di tensioni con Bruxelles e di crescente isolamento europeo, il voto ha portato alla formazione di un nuovo governo capace di sbloccare l’afflusso dei fondi europei e di attuare riforme. L’obiettivo più ambizioso è sicuramente l’ingresso nell’euro entro il 2030 dichiarato dalla nuova amministrazione.
Sebbene il percorso sia sicuramente non facile a causa di deficit elevati, scarsa competitività e una crescita debole degli ultimi anni, il mercato sembra dare credito a questa ambizione. La banca centrale dovrebbe iniziare una campagna di ribasso dei tassi che potrà sicuramente facilitare questo processo di convergenza. Il tasso decennale governativo è sceso dal 6,77% di inizio anno all’attuale 5,12%, mentre la valuta si è apprezzata di più del 10% nello stesso periodo contro euro. Pur sicuramente meno appetibile che all’inizio anno, qualora il piano di adozione dell’euro da parte del governo si realizzasse, l’investimento in obbligazioni governative in valuta locale continuerebbe a essere interessante.
La Romania è il Paese più fragile: è in recessione, ha un governo instabile e deve portare avanti un consolidamento fiscale difficile sotto la supervisione europea.
La dipendenza dai fondi UE è cruciale e il vero rischio è la capacità – tutt’altro che garantita – di attuare le riforme necessarie. È il paese su cui siamo al momento più negativi e su cui è importante saper gestire la volatilità che è davanti a noi.
La Repubblica Ceca è la più equilibrata: crescita moderata, conti pubblici in ordine e quadro politico stabile.
L’unico elemento di attenzione è l’inflazione core ancora persistente, che potrebbe costringere la banca centrale a nuovi rialzi se lo shock energetico dovesse durare. La valuta si è dimostrata molto stabile e qualora i rendimenti decennali si avvicinassero al 5% rappresenterebbero un buon punto di entrata.

