Lo scenario di base prevede una vittoria di Flávio Bolsonaro, accompagnata da un mandato insolitamente forte. Kim Catechis, Global Investment Strategist at FT Investment Institute

A differenza del padre, entrerebbe in carica potendo contare su un Senato favorevole e su una Camera molto più allineata, migliorando così le prospettive di un rapido avvio delle riforme fiscali e settoriali. Il controllo da parte del PL della presidenza di entrambe le Camere rafforzerebbe ulteriormente il coordinamento dell’attività legislativa.
In caso di vittoria di Lula, il quadro sarebbe invece caratterizzato da una capacità di governo molto più debole, con il centrodestra in grado di controllare l’agenda parlamentare.
Le tensioni con il potere giudiziario rimangono un fattore di rischio, anche se la Corte Suprema potrebbe adottare un atteggiamento più accomodante nei confronti di un governo di destra rafforzato dal risultato elettorale. È probabile una riforma del sistema giudiziario promossa dal Senato, mentre appare pressoché certo l’avvio di una procedura di impeachment nei confronti del giudice Alexandre de Moraes.
Un governo Bolsonaro Junior si allineerebbe agli Stati Uniti sui valori conservatori, nonché nelle posizioni nei confronti di Cuba, Venezuela e Messico. Si muoverebbe rapidamente per offrire diritti minerari alle società statunitensi, mettendo in secondo piano la transizione verde e ostacolando la Cina, almeno sul piano dell’immagine o quantomeno fino alla fine del mandato presidenziale di “Trump 2.0”. Il padre, del resto, pur adottando una retorica fortemente critica nei confronti della Cina, si recò a Pechino e cercò attivamente di attrarre investimenti diretti esteri cinesi.
Implicazioni per i mercati: le azioni brasiliane dovrebbero continuare a registrare una rivalutazione, sostenute dalle aspettative di un mix di politiche economiche più favorevole alle riforme. Anche il credito corporate investment grade e higher quality dovrebbe beneficiare di un’ulteriore compressione degli spread.
Le promesse di ridurre la spesa fino a 200 miliardi di real (pari al 2% del PIL) non appaiono credibili; risultano invece probabili una riforma costituzionale volta a ridefinire le regole sulla crescita della spesa obbligatoria e una rapida approvazione di misure normative finalizzate a incentivare gli investimenti privati.

