Caccia al valore: i mercati si sono mossi abbastanza da offrire opportunità di valore? Chris Iggo, Chief Investment Officer AXA IM Core, BNPP AM

La gestione dei portafogli in questa fase è particolarmente complessa. Vi è un forte incentivo a detenere più liquidità e strumenti assimilabili, oltre ad asset con protezione dall’inflazione. Gli economisti stanno iniziando a rivedere al ribasso le stime di crescita, ma le revisioni sugli utili aziendali non sono ancora significative.
Il rischio è che, con l’avanzare della stagione delle trimestrali, le stime di crescita vengano riviste al ribasso. Questo rappresenta il rischio maggiore per i mercati azionari, mentre il susseguirsi di notizie sfavorevoli sul private credit potrebbe, nel tempo, pesare anche sui mercati del credito quotato. Sal punto di vista dei fondamentali ciò non dovrebbe accadere, ma spesso il sentiment si discosta dai fondamentali.
Uno scenario di maggiore volatilità azionaria (il VIX è intorno a 27, contro i 50 raggiunti lo scorso anno, in corrispondenza del cosiddetto Liberation Day), prezzi azionari più bassi e spread creditizi più ampi non può essere escluso, a seconda dell’evoluzione della situazione nel Golfo. In questo contesto, disporre di liquidità può rappresentare un vantaggio.
La pazienza è una virtù, ma anche una necessità per gli investitori di lungo periodo. Incrementare gradualmente l’esposizione ai premi per il rischio, senza scommettere su un rapido ritorno ai livelli pre-conflitto, appare un approccio prudente.
Il rischio legato alle notizie resta elevato e il sentiment può cambiare rapidamente, anche in funzione delle oscillazioni del prezzo del Brent. Una cessazione delle ostilità rappresenta la condizione minima affinché gli investitori possano recuperare fiducia e tornare a investire in asset a più alto rendimento.
Pochi asset davvero convenienti
La visione d’insieme è che solo un numero limitato di asset si sia davvero “scontato”, e si tratta soprattutto di quelli che avevano già risentito, prima del conflitto con l’Iran, dei timori legati all’impatto dell’intelligenza artificiale o ai timori sul private credit. Nasdaq, small cap Usa e mercati emergenti globali trattano su multipli appena sotto le medie decennali. Altri mercati azionari, incluso l’S&P 500, continuano a presentare valutazioni superiori alle medie storiche.
Nel 2022, Europa, Regno Unito e Giappone risultavano significativamente più convenienti rispetto a oggi. Nel credito, gli spread restano ben al di sotto delle medie decennali,
Inflazione e rendimenti dei titoli di stato
È possibile che i mercati siano troppo pessimisti sull’andamento dei tassi, nonostante il tono più aggressivo delle banche centrali.
L’inflazione è destinata a salire, tuttavia, in uno scenario di de-escalation, i prezzi del petrolio dovrebbero ridursi e, sebbene i costi energetici restino complessivamente elevati, il loro impatto sui prezzi al consumo potrebbe essere contenuto in termini di intensità e durata.
Alla luce dei livelli già elevati dei tassi forward, è legittimo interrogarsi sulla necessità di ulteriori interventi da parte delle Banche Centrali. Se si ritiene che non siano necessari, le obbligazioni a breve scadenza appaiono interessanti: i Treasury Usa a due anni rendono il 3,93%; in Europa i rendimenti variano dal 2,68% della Germania a quasi il 3% dell’Italia; nel Regno Unito, i Gilt a due anni rendono il 4,5%.
È difficile sostenere che i tassi possano salire oltre quanto già prezzato. Se a questo si aggiunge l’ampliamento degli spread creditizi di 15-20 punti base dal 27 febbraio, il credito investment grade a breve duration appare interessante – e l’high yield forse ancora di più.
In questo contesto, gli investitori potrebbero inoltre valutare strumenti a tasso variabile. Allo stesso tempo, l’aumento degli indici dei prezzi al consumo, nei prossimi mesi, dovrebbe sostenere i rendimenti delle strategie obbligazionarie indicizzate all’inflazione short duration.

