I tre pilastri di Castellare Castellina: tradizione, innovazione e rispetto dell’ambiente
Erano gli anni ’70 quando è cominciato il Rinascimento del vino italiano. Proprio allora, Paolo Panerai decise di contribuire a quel Rinascimento fondando a Castellina in Chianti, nel cuore del Chianti Classico, Castellare di Castellina puntando sul connubio tra tradizione, innovazione e rispetto dell’ambiente.
Da allora, l’azienda è cresciuta collezionando successi, al punto da essere inclusa da Wine Spectator-OperaWine 2021 tra le 34 cantine migliori d’Italia che “Producono vini di livello mondiale; sono leader nelle loro regioni; e testimoniano la diversità, il patrimonio e l’autenticità che sono i tratti distintivi del vino italiano” (cit. Wine Spectator).
A Castellare, la tradizione si concretizza nella scelta di produrre il Chianti Classico impiegando esclusivamente vitigni autoctoni e di realizzare ancora oggi un vino, il Governo di Castellare, secondo l’antico metodo del ‘governo’ alla toscana.
L’innovazione, invece, è stata perseguita creando in collaborazione con le Università di Milano e Firenze il primo vigneto sperimentale del Chianti per attuare la prima selezione scientifica dei cloni del Sangiovese (qui chiamato Sangioveto). I migliori cloni di Sangioveto e di Malvasia Nera hanno generato I Sodi di S. Niccolò, vino portabandiera della cantina tra i più celebrati al mondo. Inserito più volte nella Top 100 di Wine Spectator (6° posto assoluto con l’annata 1985), nel 2018 e nel 2021 I Sodi di S. Niccolò è risultato il miglior vino rosso italiano al mondo incrociando i rating della critica italiana e internazionale.
Un terroir ideale per vini di grande eleganza e longevità
Nata dalla fusione di 4 poderi, Castellare di Castellina è una tenuta di circa 80 ettari, di cui 33 vitati e 12 ad uliveto, adagiati sulle colline di un anfiteatro naturale esposto a sud-est, con un’altitudine media di 430 metri sul livello del mare. Circondate da boschi, le vigne hanno un’età fra 7 e oltre 45 anni con rese nettamente al di sotto di quanto previsto dal disciplinare della DOCG Chianti Classico per ottenere il massimo della qualità.
Un’ottima esposizione al sole, un buon drenaggio dell’acqua, un suolo misto di marne calcaree, galestro e argilla creano un terroir perfetto per vini ben strutturati, eleganti e adatti ad un lungo affinamento in bottiglia.
I vini di Castellare
“La vigna è vita: vive e reagisce come gli uomini se non sai accarezzarla, curarla come la persona più cara che hai sulla terra. Per non parlare di quando il vino è finalmente in cantina e l’energia che ha ricevuto dalle radici continua ad essere viva; prima nei tini di vinificazione e poi nelle barrique”. Così Paolo Panerai spiega l’alchimia che sta alla base dei grandi vini di Castellare.
A partire dal Chianti Classico, la cui annata 2017 ha conquistato il 17° posto della Top 100 list 2019 di Wine Spectator, e dal Chianti Classico Riserva realizzati impiegando solo vitigni autoctoni, senza l’aggiunta di Cabernet o Merlot (come consentirebbe il nuovo disciplinare), per mantenere il carattere autentico del più famoso dei vini italiani. Un inno alla tradizione che si rinnova nel Governo di Castellare, prodotto ancora oggi secondo l’antico metodo del governo alla toscana.
Castellare di Castellina produce anche tre grandi Cru: I Sodi di S. Niccolò, vino portabandiera della cantina; Coniale, straordinario Cabernet Sauvignon in purezza fermentato in barrique e Poggio ai Merli, giudicato uno dei migliori Merlot di tutta la Toscana.

