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	<title>focus IT Archives - Future Investments</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 18 Jan 2024 07:19:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Pictet AM: &#8220;L’Ai e il Quant 2.0 nella gestione dei portafogli&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[focus IT]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focusIT]]></category>
		<category><![CDATA[Pictet AM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>David Wright, head of quantitative business strategy di Pictet Asset Management</p>
<p>The post <a href="https://fondiesicav.it/pictet-am-lai-e-il-quant-2-0-nella-gestione-dei-portafogli/">Pictet AM: &#8220;L’Ai e il Quant 2.0 nella gestione dei portafogli&#8221;</a> appeared first on <a href="https://fondiesicav.it">Future Investments</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>David Wright, </b><b>head of quantitative business strategy di </b><b>Pictet Asset Management</b></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale (Ai) sono di grande interesse anche per l’industria dell’asset management. Quali sono le applicazioni dell’Ai all’interno di un portafoglio?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«La digitalizzazione dell’economia mondiale ha portato a un’esplosione dei dati disponibili, sia di tipo strutturato, sia di tipo non strutturato (testi, file video, immagini). Analizzare e combinare questi dati ricorrendo a modelli di dimensioni sempre maggiori si sta rivelando una sfida complessa, ma anche un’opportunità. Nello specifico, per citare un esempio concreto, vorrei prendere in considerazione l’utilizzo dell’Ai nella gestione dei portafogli quantitativi: il machine learning (Ml) è stato accolto come un aiuto prezioso nella selezione dei titoli. I vantaggi del suo utilizzo e di quello dell’intelligenza artificiale nella costruzione del portafoglio, tuttavia, si manifesteranno in svariati modi. L’arrivo dell’Ai è, a nostro avviso, semplicemente l’ultima fase della lunga evoluzione dell’investimento quantitativo, che potremmo definire Quant 2.0».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Tuttavia, l’utilizzo di algoritmi per gestire portafogli quantitativi non è un fatto recente. Che cosa ne pensa?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«I gestori di portafogli quantitativi iniziarono a utilizzare algoritmi nei processi di investimento e nella gestione dei rischi già negli anni ‘80. Si trattava di semplici modelli a fattore singolo, utilizzati per identificare i premi per il rischio, ma che si sono presto evoluti in sistemi multifattoriali più sofisticati che analizzavano i fenomeni più disparati: dai mutamenti del sentiment degli analisti, al posizionamento degli investitori e alla stabilità degli utili societari. Oggi gli investitori quantitativi lavorano con una ricca gamma di sistemi basati sul machine learning. Non c’è dubbio che sia necessario impiegare ulteriormente questa potente nuova tecnologia».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per estrarre segnali e modelli da varie fonti di dati?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s3">«L’Ai basata sull’elaborazione del linguaggio naturale (Nlp), ad esempio, può essere utilizzata per analizzare il sentiment nei confronti delle aziende all’interno di articoli giornalistici, report di analisti sell-side o trascrizioni delle conferenze sui risultati finanziari (earnings call). Ciò è particolarmente utile per i gestori di portafogli quantitativi che, a differenza degli analisti societari, spesso non incontrano i dirigenti delle aziende e rischiano quindi di lasciarsi sfuggire segnali meno evidenti, ma che possono avere un impatto sulla performance delle azioni. Siamo del parere che, se implementate correttamente, le tecniche di Nlp utilizzate per analizzare le earnings call siano in grado di identificare con più precisione informazioni rilevanti non contenute nelle comunicazioni ufficiali sui risultati finanziari».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Crede che l’intelligenza artificiale possa consentire previsioni di investimento più accurate?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«Siamo convinti che i progressi nell’Ai consentano analisi prospettiche sui singoli titoli più accurate rispetto all’investimento fattoriale tradizionale. Quest’ultimo, infatti, è progettato per sfruttare i premi per il rischio, vale a dire segnali di investimento basati sulla teoria economica e supportati da ricerche empiriche. Grazie all’Ai avanzata, Quant 2.0 consente ai gestori di portafoglio di identificare anomalie che vanno oltre questi premi. Queste anomalie si riscontrano spesso su orizzonti temporali più brevi, ad esempio inferiori a un mese, un arco di tempo in cui il posizionamento e l’attività di mercato degli investitori hanno un’influenza maggiore sui rendimenti azionari che non i fattori macroeconomici o i fondamentali societari. Il ricorso a fonti di dati differenziate può spesso offrire una guida per una modifica del comportamento. L’Ai permette di combinare centinaia di aspetti e quindi consente agli investitori quantitativi di cogliere le relazioni e le interazioni tra i vari dati e di fare previsioni più accurate».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Quindi un utilizzo dell’Ai non solo per la selezione dei titoli?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«Le applicazioni di intelligenza artificiale vanno ben oltre la selezione dei titoli. Il nuovo machine learning può essere utilizzato per compiti più mirati, consentendo di includere diversi orizzonti temporali con l’obiettivo di controllare il rischio, ridurre i costi di esecuzione delle negoziazioni e ottimizzare il posizionamento del portafoglio».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Non c’è il rischio che l’Ai possa essere considerata come una scatola nera sulla quale fare affidamento?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«Molte ricerche recenti hanno attestato la superiorità delle capacità dei modelli di Ml nel prevedere i rendimenti azionari. Ma, nella pratica, impiegare un modello basato sull’intelligenza artificiale per effettuare un investimento è complesso e rischioso. L’ipotesi che gli investitori possano accettare un’Ai conformata come una black box, che non permette di esaminarne la metodologia, ma solo gli esiti, non è più accettabile. È necessario scomporre le caratteristiche, le posizioni, i rischi e la performance degli input sottostanti».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Cosa ha scoperto la vostra analisi di scomposizione dei rendimenti?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«Innanzitutto, una parte dell’excess return derivante dai modelli basati sull’Ai proviene da strategie “reversal”, cioè basate sulla previsione dell’inversione di un trend, oppure di “momentum a breve termine”, secondo le quali titoli che fanno bene proseguiranno sulla loro traiettoria attuale. Sono strategie impiegate dai gestori che utilizzano l’arbitraggio statistico all’interno di modelli tradizionali. Un’altra parte di extra-rendimento deriva dall’accesso a un numero di caratteristiche molto più elevato di quello utilizzabile efficacemente nei modelli quantitativi tradizionali, che solitamente ne analizzano alcune decine. Quelli basati sull’Ai, invece, possono elaborarne centinaia, oltre a essere anche in grado di attribuire un peso maggiore alle peculiarità che hanno il massimo impatto positivo sui rendimenti.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La componente finale dell’excess return proviene dagli effetti di interazione tra le particolarità che compongono l’analisi. Ad esempio, i titoli che godono di un sentiment positivo da parte degli analisti e basso interesse short (di essi solo pochissimi hedge fund detengono una posizione corta) si comporteranno in modo diverso dai titoli per i quali è vero il contrario».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Il giudizio umano è ancora essenziale quando si ricorre all’intelligenza artificiale?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«La creazione di modelli di Ml affidabili, rapidi, accurati, monitorabili costantemente e adattabili nel tempo è complicata e richiede molto tempo. Questi ultimi si basano su una grande quantità di dati, il che ne rende difficile il monitoraggio da parte dei singoli gestori di portafoglio e degli analisti. Hanno bisogno di diversi aggiustamenti da parte dei portfolio manager e ogni modifica va analizzata costantemente, poiché anche piccoli cambiamenti possono portare a enormi differenze nei risultati. Fanno previsioni basandosi sui dati del mondo reale, che sono soggetti a cambiamenti e che quindi rendono necessario adeguare il modello. Ciò significa che noi, in qualità di gestori di portafoglio, dobbiamo tracciare ogni nuova modifica dei dati e assicurarci che l’addestramento del modello avvenga conformemente».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>È una sfida complessa per un gestore…</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«Per superare con successo queste sfide è essenziale disporre di una piattaforma operativa basata sull’Ai estremamente solida. Deve essere dotata di strumenti specifici che garantiscano riproducibilità, controllo delle versioni, scalabilità e conformità. L’impiego dell’Ai nella costruzione di un portafoglio richiede una collaborazione continua tra ingegneri, data scientist e portfolio manager nel perseguire lo stesso obiettivo: la creazione di un processo decisionale trasparente in grado di garantire alfa».</span></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-innovazionetecnologia-il-futuro-e-oggi/">Leggi gli altri contributi</a></p>
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		<title>Columbia Threadneedle Investments: &#8220;investire nell’Ai a 360°&#8221;</title>
		<link>https://fondiesicav.it/columbia-threadneedle-investments-investire-nellai-a-360/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 08:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<category><![CDATA[focus IT]]></category>
		<category><![CDATA[columbia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paul Wick, gestore del fondo  Ct (Lux) Global Technology di Columbia Threadneedle  Investments</p>
<p>The post <a href="https://fondiesicav.it/columbia-threadneedle-investments-investire-nellai-a-360/">Columbia Threadneedle Investments: &#8220;investire nell’Ai a 360°&#8221;</a> appeared first on <a href="https://fondiesicav.it">Future Investments</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>Paul Wick, </b><b>gestore del fondo </b><b>Ct (Lux) Global Technology<span class="Apple-converted-space"> di </span></b><b>Columbia Threadneedle<span class="Apple-converted-space">  </span></b><b>Investments</b></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L’intelligenza artificiale è un tema che sta suscitando grande interesse tra gli investitori. Come descriverebbe quanto accaduto nell’ultimo anno?</b></span></p>
<p class="p2">«<span class="s2">Il recente boom nell’uso dell’intelligenza artificiale (Ai) è attribuibile a una combinazione di fattori, tra i quali le innovazioni tecnologiche, la crescente disponibilità di dati e una maggiore consapevolezza del suo potenziale. Tuttavia, dal punto di vista tecnologico, non si è verificata una grande rivoluzione nel settore dell’Ai, bensì un cambiamento che ne ha migliorato notevolmente la facilità d’uso e l’accessibilità per il grande pubblico. In particolare, la società di intelligenza artificiale OpenAi ha modificato la propria interfaccia utente, implementando un servizio di chat, chiamato ChatGpt. Sostanzialmente, trovando il modo di rendere più semplice per gli utenti finali recuperare le informazioni dai Large language models (Llm), ha introdotto nel mondo l’intelligenza artificiale generativa. Alcuni hanno comparato questo momento all’arrivo dell’IPhone sul mercato dei cellulari. Il pubblico ha scoperto che ChatGpt è in grado di intrattenere conversazioni infinite, rispondere a domande, comporre poesie e scrivere codici. Essendo stato istruito da un’enorme serie di informazioni, è in grado di generare risposte sorprendentemente accurate, ma anche di commettere errori, il che evidenzia la necessità di un continuo perfezionamento. Nell’ultimo anno, l’interesse del pubblico nei confronti di ChatGpt è esploso: avendo raggiunto in soli due mesi oltre </span><span class="s3">1</span><span class="s2">00 milioni di utenti attivi, è l’app che è cresciuta più velocemente di qualsiasi altra nella storia. Consci dell’entusiasmo crescente per l’Ai generativa, gli amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche hanno iniziato a stanziare risorse significative in virtù del grande potenziale di espansione di questi modelli. In particolare, c’è stato un aumento degli investimenti nei data centre e nei sistemi di cloud computing per fornire l’enorme quantità di potenza di elaborazione necessaria per fare funzionare le applicazioni di Ai. Si è innescato un rally degli investimenti nell’Ai che ha spinto le aziende a promuovere soluzioni e piani di investimento per monetizzare la nuova tecnologia</span><span class="s1">»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Come investirebbe nell’Ai? Su quali aziende si concentrerebbe?</b></span></p>
<p class="p2">«<span class="s2">Nel breve e medio termine, seguiremo la direzione verso la quale pensiamo si stiano muovendo gli investimenti. Una delle maggiori opportunità è rappresentata dalle società che forniscono gli strumenti fondanti dell’Ai, ossia quelle che si occupano della costruzione delle infrastrutture o dei sistemi necessari affinché la tecnologia raggiunga il suo pieno potenziale. Queste imprese includono i fornitori di cloud, i data centre, i semiconduttori e le aziende di comunicazione di rete. Tra gli esempi di società in cui abbiamo investito e che sono state indentificate spesso come beneficiarie immediate dell’intelligenza artificiale possiamo annoverare: Nvidia, Microsoft, Alphabet, Arista Network e Broadcom</span><span class="s1">»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Le aziende leader hanno già registrato performance sorprendenti. Siete alla ricerca di azioni di secondo livello?</b></span></p>
<p class="p2">«<span class="s2">Abbiamo investito in società che non sono note come beneficiarie dirette dell’Ai, ma che riteniamo abbiano prodotti e servizi unici che daranno loro un vantaggio competitivo man mano che l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale continuerà a essere sviluppata. Queste aziende includono nomi come Synopsis, leader mondiale nell’Electronic design automation (alias Eda, un termine che indica il software di progettazione di chip), che ha recentemente lanciato Synopsys.ai, una suite di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per la progettazione, la verifica, il collaudo e la produzione dei chip più avanzati. Un altro esempio è Marvel, leader nelle soluzioni di semiconduttori per infrastrutture dati, che vende chip per interconnessioni ottiche all’interno dei data centre, progettati per aumentare la larghezza di banda e le prestazioni dei data center cloud. Un altro aspetto significativo dell’infrastruttura riguarda l’elettricità necessaria per fare funzionare i data centre, che, infatti, hanno bisogno di una grande quantità di energia: uno dei problemi principali a livello mondiale, attualmente, è la carenza significativa di trasformatori di potenza. Un’azienda che sta capitalizzando su questo elemento è Bloom Energy, che possiede celle a combustibile a base di gas naturale che funzionano a idrogeno. Nel caso in cui un centro dati volesse costruire un edificio per l’Ai con molti server e processori grafici, ma trovasse resistenza da parte dell’ente locale, Bloom potrebbe fornire una soluzione in tempi più brevi</span><span class="s1">»</span><span class="s2">.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Investire nei semiconduttori è un modo per sfruttare il tema dell’Ai? C’è un rischio ciclicità del settore?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></span></p>
<p class="p2">«<span class="s1">Molte società di semiconduttori che beneficiano dell’Ai sono ben posizionate anche per quanto riguarda il resto delle loro attività. Quindi, anche se l’Ai non fosse un trend così importante, aziende come Lam Research, Broadcom o Nvidia starebbero comunque ottenendo buoni risultati. L’intelligenza artificiale rappresenta, in questo caso, una sorta di “ciliegina sulla torta”. I chip necessari per l’Ai consumano un’enorme quantità di wafer da </span><span class="s4">1</span><span class="s1">2 pollici: le dimensioni stanno diventando sempre più estese, tanto che sempre più spesso i progettisti devono suddividerli in più chip e poi confezionarli insieme. Inoltre, ci tengo a sottolineare che l’industria dei semiconduttori è molto meno ciclica di quanto si possa supporre. Quest’ultima, infatti, oltre ai mercati finali dei Pc e dei dispositivi portatili, è ora fondamentale in settori come l’auto (i veicoli elettrici richiedono una maggiore quantità di semiconduttori per alimentare l’infotainment, la gestione delle batterie e le funzioni di sicurezza), i data centre, l’Internet of Things, l’apprendimento automatico, l’intelligenza artificiale, la robotica, gli elettrodomestici e l’elettronica di consumo, solo per citarne alcuni. Inoltre, questa industria ha attraversato una fase di consolidamento significativo negli ultimi anni. Noi di Columbia Threadneedle riteniamo che il settore dei semiconduttori sia il denominatore comune e l’elemento centrale di molte delle tendenze secolari in atto. In tal senso, investiamo in società redditizie e in crescita che spesso scambiano a multipli inferiori al mercato».</span></p>
<p class="p3"><span class="s2"><span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Investireste in aziende che sfruttano l’Ai per gestire le loro attività?</b></span></p>
<p class="p2">«Crediamo che ci siano molte imprese al di fuori del settore tecnologico che trarranno beneficio dall’adozione dell’intelligenza artificiale.<span class="Apple-converted-space">  </span>A oggi è possibile individuare opportunità in diversi settori, tra i quali la pubblicità, che potrebbe utilizzare l’intelligenza artificiale generativa per la creazione di campagne di marketing. Ciò consentirebbe di ridurre i costi e reinvestire i risparmi nella creazione di<span class="Apple-converted-space">  </span>spot maggiormente personalizzati, verificandone poi l’efficacia tramite l’analisi dei dati, con il conseguente aumento delle vendite e il miglioramento dei margini. L’agricoltura per sfamare la popolazione mondiale dovrà disporre di più terreni e con una resa migliore anche al di fuori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea: l’utilizzo dell’agricoltura intelligente è funzionale per capire la quantità ottimale di sementi e pesticidi da impiegare e la loro distribuzione ideale. Attualmente, i fertilizzanti e la manodopera rappresentano il 50% delle spese. Di conseguenza, una riduzione significativa di queste voci potrebbe portare a una diminuzione dei costi del mais e del mais da foraggio e, in ultima analisi, anche della carne bovina. Vi sono poi varie opportunità di aumentare l’efficienza anche nella sanità; solo negli Usa si registra una spesa annua di 4 trilioni dollari, di cui il 20-30% è stimato come spreco ascrivibile alla complessità amministrativa, alla mancata determinazione dei prezzi, ai trattamenti eccessivi, alle frodi e abusi all’interno del sistema e al mancato coordinamento delle cure. L’uso dell’Ai nelle società di assistenza medica potrebbe incrementare un utilizzo più efficiente delle risorse, riducendo la complessità amministrativa che ha gravato su fornitori e assicuratori con costi eccessivi legati alla fatturazione e alla codifica. Inoltre, l’Ai potrebbe contribuire a migliorare gli standard di cura dei pazienti grazie agli strumenti diagnostici assistiti dai medici, incrementando l’efficienza nell’ottenere la pre-autorizzazione da parte delle assicurazioni. Tuttavia, non è chiaro se questi risparmi andranno a beneficio delle società di assistenza medica. Infine, vediamo opportunità interessanti di applicazione nel servizio clienti e negli help desk. L’aumento dell’uso di agenti virtuali competenti dovrebbe contribuire a mantenere l’organico umano significativamente al di sotto della quantità che sarebbe stata necessaria da qui a <span class="s5">1</span>0 anni senza l’Ai, riducendo così anche i relativi costi. Le aziende di software per l’help desk applicheranno tariffe più elevate per compensare i mancati introiti derivanti dal precedente modello di business che prevedeva la tariffazione “per posto” o “per agente”. Gli agenti virtuali gestiranno le richieste meno complicate attraverso il linguaggio naturale, liberando gli operatori per la gestione delle richieste più complesse. I primi studi sugli strumenti di Ai condotti dal National Bureau of Economic Research hanno dimostrato che questi ultimi possono aumentare la produttività degli addetti dei call center di quasi il <span class="s5">1</span>4%». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Durante la bolla delle dot.com c’è stato un grande interesse per aziende che, in seguito, sono scomparse o hanno registrato una scarsa performance in borsa. Alcune hanno recuperato l’enorme crescita delle quotazioni dopo molto tempo. Potrebbe accadere lo stesso anche per le società di Ai?</b></span></p>
<p class="p2">«<span class="s2">Internet si è sviluppata in ondate sovrapposte di innovazione che hanno incluso molti successi e fallimenti. tuttavia, l’adozione della tendenza strutturale secolare è stata aumentarne le capacità e le opportunità. Riteniamo che questo modus operandi varrà anche per l’Ai: restiamo oggi in costante osservazione e analisi dell’evoluzione, proliferazione e impatti che potrà produrre nell’economia. Ogni azienda si concentra sul controllo dei costi e l’adozione dell’Ai crea maggiore efficienza con meno risorse. A lungo termine, sarà un fattore deflazionistico e crediamo di essere oggi agli inizi di questa tendenza secolare. È comunque opportuno rimanere vigili, perché potremmo trovarci in una fase di eccessivo entusiasmo. Infatti, sebbene vi siano molte aziende che attualmente beneficiano dell’Ai, siamo convinti che ve ne siano altre che non sono ancora emerse. Al contrario, ci sono alcune società che ne stanno forse sovrastimando il potenziale beneficio. Un trend simile era apparso alla fine degli anni ’90, quando un’impresa aggiungeva “dot com” al proprio nome e vedeva le proprie azioni salire, nonostante il modello di business rimanesse lo stesso. Nel corso degli anni, abbiamo vissuto molti di questi cicli tecnologici, tra i quali l’e-commerce, le criptovalute, il fintech e molti altri. Noi di Columbia Threadneedle ci impegniamo ad analizzare in profondità i modelli di business delle aziende, la validità delle loro innovazioni tecnologiche e le valutazioni di mercato cui trattano prima di prendere una decisione d’investimento</span><span class="s1">»</span><span class="s2">.</span></p>
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			</item>
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		<title>Lombard Odier IM: &#8220;Veicoli elettrici, tanti luoghi comuni&#8221;</title>
		<link>https://fondiesicav.it/lombard-odier-im-veicoli-elettrici-tanti-luoghi-comuni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 08:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Fonseca]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Fonseca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giancarlo Fonseca, country head Italy di Lombard Odier Investment Managers partecipa al Focus</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>Giancarlo Fonseca, </b><span class="s1"><b>country head Italy di </b></span><span class="s2"><b>Lombard Odier Investment Managers.</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Cresce la diffusione delle auto elettriche nel mondo, ma, contestualmente, continuano le critiche a questa nuova modalità di trasporto. Che cosa ne pensa?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«Quando si parla di veicoli elettrici (Ev), emergono molti equivoci. Pensiamo che sia importante confutare ciò che riteniamo teorie non corrette attraverso un’analisi basata sulla scienza, l’ingegneria e le ricerche di mercato per mostrare alcuni dei reali vantaggi che i veicoli elettrici offrono oggi come tecnologia pulita. Ad esempio, è un mito da sfatare sostenere che il processo di produzione di un veicolo elettrico sia inquinante. Se è vero che le emissioni durante la fase di produzione di un Ev sono superiori a quelle di un’auto a benzina o diesel che utilizza un motore a combustione interna, la realtà è che il 75% delle emissioni totali proviene dalla combustione di combustibili fossili durante la fase di utilizzo. Pertanto, dobbiamo misurare le emissioni di un veicolo durante il suo intero ciclo di vita: le fasi di produzione e di utilizzo insieme. Un Ev caricato sulla rete europea è per circa il 70% più pulito di un’auto a benzina equivalente. Nello scenario migliore, in cui, sia la produzione di batterie, sia la ricarica utilizzino la rete elettrica più pulita, un veicolo elettrico di medie dimensioni è per circa l’83% più pulito di un’auto a benzina».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Tuttavia, l’energia utilizzata per ricaricare la batteria, che ha una vita relativamente breve, non inquina? Inoltre, le batterie sono riciclabili?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">«La maggior parte delle batterie dei veicoli elettrici ha una garanzia di circa otto anni o </span><span class="s3">1</span><span class="s1">00 mila miglia, ma si prevede che vivranno molto di più e la loro durata continua a migliorare. Sostenere che l’elettricità utilizzata per caricarle inquini implica che la rete elettrica non si decarbonizzerà mai. Per quanto riguarda il loro riciclo, sta già avvenendo per motivi economici, perché i metalli utilizzati sono di valore e perché le normative impongono alle case automobilistiche di assumersi la responsabilità di quelle esauste, così come già avviene per quelle dei motori a scoppio. Tuttavia, le sfide per il settore rimangono. La mancanza di standardizzazione fa sì che i diversi design e le differenti componenti chimiche rendano difficile l’identificazione e il trattamento delle batterie per il riciclo. Attualmente, la sfida principale è la scarsa disponibilità di batterie da riciclare».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Meglio un veicolo elettrico, uno ibrido plug-in o un’auto all’idrogeno?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«I veicoli elettrici sono superiori agli ibridi plug-in e alle auto a idrogeno perché inquinano meno e sono più efficienti. Le auto ibride plug-in danneggiano l’ambiente, inquinando cinque-sette volte di più di quanto pubblicizzato dalle case automobilistiche. Le auto a idrogeno sono meno efficienti dei veicoli elettrici perché solo il 33% dell’energia utilizzata viene trasformata in energia alle ruote, mentre i veicoli elettrici ne trasformano il 77%. In aggiunta, il costo dell’idrogeno è generalmente superiore a quello dell’elettricità su base energetica e la costruzione di infrastrutture per l’idrogeno è cara</span>»<span class="s2">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>La realizzazione di una batteria per un veicolo elettrico comporta però un’elevata estrazione di metallo. Inoltre, per realizzare quest’ultima, occorre il cobalto, la cui estrazione avviene in luoghi nel mondo dove vengono violati i diritti umani. È d’accordo?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«È vero, ma l’estrazione mineraria necessaria per l’utilizzo di un’auto a combustione interna, per l’intera durata della sua vita, è molto più elevata, in quanto i combustibili fossili bruciati sono effimeri e monouso: si trasformano in fumi che finiscono nell’atmosfera, creano inquinamento e non possono essere riutilizzati. La produzione di un Ev, invece, richiede minerali una tantum per produrre la batteria, ma non brucia continuamente combustibili fossili per generare la forza motrice. Un Ev necessita, in media, </span><span class="s4">1</span><span class="s2">60 kg di minerali di transizione per costruire il suo sistema di batterie, rispetto ai </span><span class="s4">1</span><span class="s2">2.800 kg di benzina bruciati da un’auto a combustione interna nel corso della sua vita: ciò rende quest’ultima 80 volte più intensiva di materiali rispetto al veicolo elettrico. Per quanto riguarda il cobalto, circa il 70% proviene oggi dalla Repubblica Democratica del Congo, dove avvengono violazioni dei diritti umani durante l’estrazione del metallo nelle cosiddette pratiche artigianali, che pesano solo per il </span><span class="s4">1</span><span class="s2">5% di tutto l’ammontare estratto. Inoltre, le case automobilistiche stanno progressivamente riducendo e persino eliminando del tutto il cobalto dalle batterie per evitare rischi di reputazione. Oggi si stanno sviluppando nuove chimiche di batterie che utilizzano una quantità minima di cobalto o che non ne utilizzano affatto, come le batterie al litio ferro fosfato</span>»<span class="s2">.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Ma la rete elettrica a disposizione sarà sufficiente a rispondere al crescente aumento di Ev?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«Secondo i team di ricerca e gli ingegneri di diversi laboratori energetici statunitensi, l’accelerazione dell’adozione dei veicoli elettrici non raggiungerà una sorta di “punto di svolta” in cui la ricarica dei veicoli elettrici sommergerà la rete elettrica. Gli esperti affermano che l’intero settore delle utility elettriche è ben consapevole di questo imminente carico e si sta adattando quotidianamente per supportare un futuro dominato dagli Ev. Negli Stati Uniti, la domanda di elettricità potrebbe aumentare del 25% se l’intera flotta del paese, composta da 290 milioni di auto e camion, diventasse elettrica da un giorno all’altro, ma ciò non accadrà realisticamente. Nel Regno Unito, anche se tutti i veicoli diventassero elettrici in un colpo solo, la domanda di elettricità aumenterebbe solo del </span><span class="s4">1</span><span class="s2">0% circa</span>»<span class="s2">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Ritenete che gli Ev rimangano quindi un valido tema d’investimento?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s1">Ci piace questo tema perché siamo convinti che il momentum dell’elettrificazione stia continuando. Secondo le stime, quest’anno, le vendite di veicoli elettrici raggiungeranno il </span><span class="s3">1</span><span class="s1">8% del totale, in forte aumento rispetto al 4% del 2020. Autonomia, affidabilità e sicurezza sono migliorate. I punti di ricarica per veicoli elettrici hanno registrato una crescita di quasi il 50% a livello globale dal 20</span><span class="s3">1</span><span class="s1">5, aumentando l’attrattività, l’accessibilità e il potenziale di mercato degli Ev. Grazie a questi forti stimoli, sarà sempre più difficile per i veicoli a combustione rimanere competitivi. La diffusione delle infrastrutture di ricarica è destinata a proseguire. Le revisioni proposte dall’Ue alla direttiva Epbd (Energy performance building directive) prevedono, tra l’altro, l’introduzione di infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici all’interno degli edifici residenziali e non. Per quanto riguarda i margini, a nostro avviso la guerra dei prezzi tra le case automobilistiche e l’aumento della concorrenza cinese contribuiscono a rendere i veicoli elettrici più interessanti per i consumatori. La loro continua adozione creerà opportunità lungo tutta la catena del valore, dai mercati dei componenti elettrici e dell’elettronica di potenza alle batterie, dalle materie prime, al software, per arrivare alle reti di ricarica e persino agli pneumatici più resistenti, utilizzati in questi veicoli</span>»<span class="s1">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Quali ambiti sono più interessanti e promettenti?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></span></p>
<p class="p2">«La transizione energetica non comprende solo il passaggio alle energie rinnovabili in termini di offerta, ma anche una profonda trasformazione dei settori chiave connessi alla domanda, dagli edifici, alla mobilità e all’industria. A nostro avviso, l’elettrificazione della nostra economia rappresenta un cambiamento di sistema, che ridisegna le catene del valore e crea nuovi mercati potenziali e opportunità di profitto. Le tecnologie chiave stanno per raggiungere il livello di adozione di massa, determinando un cambiamento esponenziale e favorendo una maggiore efficienza delle risorse (energia o materiali), una minore impronta ambientale e una riduzione dei costi. Le differenze tra i segmenti di veicoli (ad esempio, lusso vs mainstream) creano anche opportunità per gli investitori più attenti, consentendo loro di posizionarsi in elementi della catena del valore con maggiori possibilità di conservare il potere di determinazione dei prezzi e dei margini. Al contempo, le nuove e più avanzate tecnologie per le batterie contribuiranno a rimodellare ulteriormente il panorama dei veicoli elettrici, promettendo tempi di ricarica più brevi, maggiore accessibilità, batterie più leggere e migliori caratteristiche di sicurezza. Queste innovazioni sono destinate a sciogliere le principali riserve sugli Ev, accelerandone l’adozione. Le pompe di calore stanno superando i sistemi di riscaldamento a combustibili fossili in termini di efficienza, anche con temperature molto fredde. Inoltre, i materiali e le risorse sono fondamentali per le sfide ambientali, che vanno dalla transizione verso il net zero alla dispersione di rifiuti nell’ambiente e agli impatti nocivi derivanti dall’eccessiva estrazione di risorse. Le inefficienze delle risorse e l’inadeguatezza dei sistemi di raccolta e riciclaggio comportano perdite economiche di trilioni di dollari, che generano un bacino di valore catturabile per le tecnologie e i business model basati sul ripensamento dell’uso dei prodotti, sulla riprogettazione, sulla rifabbricazione, sul riciclo, sul recupero e su altre strategie di economia circolare».</p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Quali sono le valutazioni e i titoli legati al tema Ev?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«L’universo della catena di valore dei veicoli elettrici è piuttosto vasto. Alcune aziende “poster child”, come Tesla*, sono ben note, ma altre, come Byd* in Cina, stanno conquistando rapidamente quote di mercato, mentre altre ancora si stanno trasformando rapidamente, come ad esempio Stellantis*, Si tratta di imprese che, a nostro avviso, presentano valutazioni che sono un terzo di quelle di Tesla. Anche le società produttrici di batterie e litio possono rappresentare opportunità interessanti. Inoltre, gruppi come Aptiv* sono indispensabili per la fornitura delle tecnologie necessarie per la produzione di veicoli elettrici. Recentemente, molti di questi nomi sono stati sottoposti a pressioni cicliche e non riflettono necessariamente l’opportunità di crescita strutturale a lungo termine dell’elettrificazione della mobilità».</span></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">*Eventuali riferimenti a società o titoli specifici non costituiscono una raccomandazione per l’acquisto, la vendita, la detenzione o l’investimento diretto in tali società o titoli. Non si deve in alcun modo ritenere che le raccomandazioni formulate in futuro genereranno una remunerazione o eguaglieranno la performance dei titoli discussi nel presente documento. I risultati passati non sono indicativi dei rendimenti futuri.</span></em></p>
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		<title>Amundi sgr: «migliorare i servizi con l’Ai generativa»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus IT]]></category>
		<category><![CDATA[Amundi]]></category>
		<category><![CDATA[paolo proli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Proli, co-general manager, executive board member e head of retail division, marketing and products di Amundi SGR</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><b>Paolo Proli, </b><b>co-general manager,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>executive board member<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>e head of retail division,<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>marketing and products<span class="Apple-converted-space"> di </span></b><b>Amundi SGR</b></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Secondo diversi studi ci si attende, nei prossimi anni, un passaggio significativo di ricchezza dai baby boomer ai millennial. Si tratta di una sfida importante per l’industria del wealth e asset management. C’è da attendersi un numero di cambiamenti significativi grazie anche alle nuove tecnologie?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s3">Il trasferimento di ricchezza stimato è una somma ingente che, probabilmente, sarà gestita con modalità diverse, rispetto a quanto è successo sinora. Il cambiamento dello stile di vita e dei bisogni delle generazioni più giovani richiederà approcci e una tipologia di comunicazione differenti. In questo senso, le nuove tecnologie, nello specifico l’intelligenza artificiale (Ai) e, in particolare modo, quella generativa, saranno strumenti di sviluppo importanti per compiere questo passaggio. L’Ai generativa permetterà di migliorare il servizio, accorciare le distanze, semplificare molte attività di routine che impattano sulla qualità di ciò che viene offerto al cliente, indipendentemente dalla differenza d’età</span>»<span class="s3">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s4"><b>A che cosa fa riferimento questa sua considerazione?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">Si pensi ai deludenti risultati conseguiti dalle prime chatbot, utilizzate da aziende di pubblica utilità, che, non avendo capacità generativa, fornivano spesso risposte fallaci, senza una personalizzazione e neppure creazione di empatia. L’Ai generativa supera buona parte di questi limiti</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Quindi riconosce un grande merito a chi l’ha sviluppata?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">Uno dei meriti che riconosco, nello specifico a OpenAi, è stato di avere creato uno strumento che è un supporto e un enorme abilitatore di innovazione nelle mani dell’uomo e di averlo democratizzato</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>È un’affermazione importante…</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">ChatGpt ci sta cambiando la vita perché ha reso pubblico ciò che molti stavano elaborando all’interno dei loro centri informatici, senza condividerlo esternamente. È possibile che si sia di fronte a una vera e propria iperbole delle aspettative nei confronti dell’Ai generativa (oltre a ChatGpt, ce ne sono diverse sviluppate da altre aziende) e che ci sia bisogno di una fase di consolidamento, durante la quale ne verrà definita l’applicabilità pratica, cui seguirà una fase di produzione. Tuttavia, ritengo che abbia potenzialità incredibili e che debba essere considerata come una porta d’accesso a miliardi di dati reperibili online, dai quali potere estrarre contenuti ed elaborare sintesi e informazioni su richiesta</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>E come si cala tutto ciò all’interno dell’industria dell’asset management?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">Per esempio, per ottenere analisi che possano coadiuvare l’attività del consulente, grazie alla possibilità, guidata, di creare un compendio delle informazioni prodotte dall’asset manager: sarebbe così possibile creare uno story telling che tenga in debita considerazione le esigenze del singolo cliente e il suo portafoglio d’investimento</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Ciò significa che ci saranno figure professionali che non svolgeranno più il loro lavoro?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s6">«No, ma ci sarà un utilizzo differente del tempo che le persone avranno a disposizione e potranno essere loro stesse a istruire la “macchina”, affinché possa produrre il migliore risultato desiderato e fornire l’output più confacente a un determinato cliente. Il grande cambio di passo che l’Ai generativa ha reso possibile è che il singolo individuo, senza conoscenze specifiche in materia, può dare istruzioni alla “macchina”. Una volta il prompt era fornito da esperti d’informatica che avevano capacità di programmazione. Oggi, il grande cambiamento è che OpenAi ha reso questa<span class="Apple-converted-space">  </span>attività accessibile attraverso il natural language process, che consente al singolo di parlare direttamente con la “macchina” attraverso, appunto, un linguaggio naturale. L’Ai generativa, che è in continua evoluzione, permette dei prompt dialogati, multilingue. Ciò significa che ciascuno di noi può imparare a usarla: siamo dinnanzi a un grande abilitatore che, nelle mani dell’uomo, apporterà significativi miglioramenti ai processi lavorativi, con un efficientamento dei risultati finali, del tempo e dei costi. E l’elemento da non sottostimare è che l’Ai generativa potrà essere introdotta in tutte le attività di una società di asset management: dal marketing alla vendita, dal risk management al controllo e all’analisi dei dati».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>È sicuro che non vi sia una sovrapposizione di ruoli?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">L’Ai generativa ha un limite: non è creativa. La risposta della “macchina”, che non ha emozioni, è sempre la più probabile rispetto alle fonti di informazione che riesce ad analizzare, ma non è certa. Ribadisco, va considerata come un abilitatore, complementare all’attività svolta dalla persona all’interno dell’azienda. Ritorniamo all’esempio della chatbot: una sua forma sempre più evoluta non andrà a sostituire le figure professionali che lavorano in un call centre, bensì ad accelerarne i tempi di risposta. È possibile che, in merito ad alcuni lavori, soprattutto di back office, ci possa essere una razionalizzazione delle mansioni, ma non vedo tutto ciò tradursi in un ridimensionamento del personale</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Prima però aveva parlato di capacità dell’Ai di generare empatia. È una contraddizione?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">Il riferimento all’Ai generativa che produce empatia è legata alla capacità che questa tecnologia ha nel fornire risposte che tengano in considerazione la storia della singola persona per la quale sono state elaborate. Ciò significa che l’output finale per un determinato cliente terrà conto delle sue specificità e, di conseguenza, utilizzerà il linguaggio più adatto per lei/lui. In questo senso, diventa più empatica la narrazione da utilizzare in un determinato contesto, perché riesce a intercettare la tipologia della persona che si ha di fronte. E questo è un risultato che l’Ai permette di ottenere agevolmente, proprio per la modalità con cui è costruita. Attenzione, però, non si tratta di empatia a livello psicologico o sociologico, perché, come dicevo in precedenza, la “macchina” non ha emozioni</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Amundi sta già utilizzando questa nuova tecnologia?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«Ci sono laboratori a Parigi che stanno studiando come impiegare l’Ai generativa nelle nostre attività e ci stiamo muovendo nella stessa direzione anche negli uffici di Milano. A dire la verità, abbiamo già dato il via a una serie di iniziative che hanno la finalità di ottimizzare le ore di lavoro per il monitoraggio dei rischi, piuttosto che nell’analisi dei dati. Abbiamo anche elaborato un tool denominato Btp switcher, che permette, a parità di rendimento implicito e di cedola, di simulare un portafoglio diversificato complementare al titolo governativo. È un’operazione di ottimizzazione attraverso la quale, date alcune condizioni, è possibile produrre proposte d’investimento. Si tratta di un applicativo che ha riscosso un grande successo. A questo output vorremmo inserire anche le view di Amundi, insieme alla documentazione richiesta, e usare l’Ai generativa per fare sì che, a ogni simulazione di portafoglio, la “macchina” possa estrarre un commento specifico sulla soluzione d’investimento. È solo un piccolo esempio di come si possono aumentare i servizi offerti e ciò che è bello è che tutti, all’interno dell’azienda, possono essere coinvolti. Io ho iniziato a farlo con il mio gruppo di lavoro, nella divisione sales &amp; marketing, dove le persone, proprio per l’attività che svolgono, conoscono esattamente ciò che il cliente vuole».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Intravede alcuni rischi legati all’Ai generativa?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">Ne identificherei due: la mancanza della certezza della fonte di un’informazione e del controllo di qualità. Ed è per questa ragione che ritengo che ci sarà uno sforzo crescente per verificare i dati che vengono impiegati, affinché le aziende che la utilizzano non abbiano ricadute reputazionali. Detto ciò, lo sviluppo delle nuove tecnologie è così veloce che società come la nostra non potranno fare altro che adeguarsi a questa evoluzione per continuare a essere presenti sul mercato: siamo di fronte a una vera e propria disruption. L’aspetto sul quale penso che si giocherà la partita nei prossimi anni, sarà appunto la qualità delle informazioni che saranno fornite</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Se dovesse fare un elenco dei servizi che potrebbero migliorare o essere introdotti grazie all’Ai generativa, quali elencherebbe?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">La customer service chatbot, il reporting, la traduzione multilingue del materiale di ricerca e di marketing, il Crm evoluto, il comportamento predittivo, il financial advisory, il robo advisory, il credit scoring, la compliance, la cybersecurity, la blockchain per la sottoscrizione di quote di fondi con tokenizzazione nativa; si tratta di operazioni che, a tendere, dovrebbero portare a un abbassamento dei costi e a un migliore servizio al cliente</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Una tecnologia a disposizione delle Sgr che le aiuterà a gestire meglio il trasferimento di ricchezza di cui si parlava in precedenza?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«</span><span class="s5">Credo che sarà necessario per le Sgr essere pronte a rispondere alle esigenze delle persone che gestiranno i patrimoni in asse ereditario, già abituate oggi a muoversi in un mondo finanziario digitalizzato e con costi prossimi allo zero. Ad esempio, la tokenizzazione dell’industria del risparmio gestito potrebbe tradursi in un efficientamento dei costi operativi. Le Sgr devono, a mio parere, affrontare questa sfida ed è fondamentale muoversi in anticipo, perché si tratta di un cambiamento che, anche in questo caso, potrà portare a una democratizzazione del modello di consulenza, intesa come accesso al servizio da parte di nuove fasce di clientela</span>»<span class="s5">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Però ritorniamo a una precedente domanda. Si può parlare di democratizzazione quando l’Ai è sviluppata da giganti dell’industria?</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s2">«Vedo un rischio di omologazione, proprio perché potenzialmente condizionato dai big di mercato. Tuttavia, la differenza possono farla le aziende e in generale gli utilizzatori sulla base dei loro obiettivi e per come sapranno piegarla alle proprie esigenze. Io credo che saranno i fruitori della tecnologia a impossessarsene e farla diventare un proprio strumento a tutto tondo».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
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		<title>Focus Innovazione&#038;Tecnologia, il futuro è oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 12:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[focus IT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tecnologia sta apportando grandi contributi anche nell’impegno a rendere possibile la transizione energetica e già si sono compiuti importanti progressi nel trovare soluzioni più confacenti e meno impattanti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><b>Testo e interviste a cura di Pinuccia Parini</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Pensare al futuro e pianificarlo è necessario. La tecnologia, in questo senso, è di grande aiuto, perché foriera di innovazioni che possono modificare profondamente le condizioni di vita sul nostro pianeta. La corsa dei titoli tecnologici nell’anno appena trascorso rivela, come non mai, che si sta andando incontro a grandi cambiamenti che si auspica possano permettere uno sviluppo sostenibile, al centro del quale ci sono la donna, l’uomo e l’ecosistema nel suo complesso.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>NUOVE FRONTIERE</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sino a che punto le performance troveranno conferma nei risultati reali è ancora da verificare, ma è indubbio che si stanno aprendo nuove frontiere in ambito tecnologico, rese possibili dalla potenza dei mezzi a disposizione. Una condizione impensabile sino a qualche anno fa. L’intelligenza artificiale è già presente nella quotidianità del vivere, ma avrà un peso maggiore con il trascorrere del tempo e investirà molteplici ambiti, migliorandone le condizioni produttive e l’efficienza. Esiste il timore che possa sostituire, a tendere, l’essere umano, ma forse è la paura dell’ignoto che spaventa, più che il reale pericolo che rappresenta: di fatto è uno strumento e, in quanto tale, deve essere pensato. Porterà a diverse riqualificazioni professionali, ma ciò è sempre avvenuto nella storia dello sviluppo economico.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>UNA DOMANDA LECITA</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quali migliorie e impatti potranno avere sulle nostre condizioni di vita è una domanda lecita, ma tutto dipende da chi la governa. La tecnologia sta apportando grandi contributi anche nell’impegno a rendere possibile la transizione energetica e già si sono compiuti importanti progressi nel trovare soluzioni più confacenti e meno impattanti. Queste riflessioni fanno da sfondo ai contributi del Focus Innovazione &amp; Tecnologia che toccano, più o meno direttamente, i temi citati.</span></p>
<p>Leggi i contributi:</p>
<p class="p1"><a href="https://www.fondiesicav.it/amundi-sgr-migliorare-i-servizi-con-lai-generativa/"><span class="s1">Amundi: &#8220;migliorare i servizi con l’Ai generativa&#8221;</span></a></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/lombard-odier-im-veicoli-elettrici-tanti-luoghi-comuni/">Lombard Odier IM: &#8220;<span class="s1">veicoli elettrici: tanti luoghi comuni&#8221;</span></a></p>
<p class="p1"><a href="https://www.fondiesicav.it/columbia-threadneedle-investments-investire-nellai-a-360/">Columbia Threadneedle Investments: &#8220;investire nell’Ai a 360°&#8221;</a></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/pictet-am-lai-e-il-quant-2-0-nella-gestione-dei-portafogli/">Pictet AM:<span class="s1">&#8220;L’Ai e il Quant 2.0 nella gestione dei portafogli&#8221;</span></a></p>
<p>The post <a href="https://fondiesicav.it/focus-innovazionetecnologia-il-futuro-e-oggi/">Focus Innovazione&#038;Tecnologia, il futuro è oggi</a> appeared first on <a href="https://fondiesicav.it">Future Investments</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Columbia Threadneedle Investments: «Due temi interessanti: l’Ai e l’industria dei semiconduttori»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/columbia-threadneedle-investments-due-temi-interessanti-lai-e-lindustria-dei-semiconduttori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 14:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus IT]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paul Wick, gestore del fondo Threadneedle (Lux) Global Technology  di Columbia Threadneedle Investments, partecipa al focus </p>
<p>The post <a href="https://fondiesicav.it/columbia-threadneedle-investments-due-temi-interessanti-lai-e-lindustria-dei-semiconduttori/">Columbia Threadneedle Investments: «Due temi interessanti: l’Ai e l’industria dei semiconduttori»</a> appeared first on <a href="https://fondiesicav.it">Future Investments</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Paul Wick, </b><b>gestore del fondo CT (Lux) Global Technology</b><b> di </b><b>Columbia Threadneedle Investments</b></p>
<p><b>I tassi d’interesse sono elevati e i timori per il futuro rimangono, sia dal punto di vista economico, sia da quello geopolitico. Perché, secondo lei, ha senso investire in titoli tecnologici in questo contesto?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«Al momento, i titoli del comparto tecnologico potranno sfruttare valutazioni più eque e foriere di risultati positivi, in grado di rendere il settore tech quello potenzialmente in più rapida crescita dell’indice S&amp;P 500. In particolare, riteniamo interessanti segmenti quali semiconduttori, informatica, archiviazione dati, networking, software e internet, selezionando le singole imprese con un’approfondita analisi dei fondamentali, così da perseguire il massimo ritorno per il rischio assunto. Allo stesso tempo, escludiamo aziende che “bruciano cassa” e, quindi, più vulnerabili all’attuale contesto macro. Tutto ciò consente di affrontare meglio l’incertezza sui tassi di interesse a breve termine, eventuali scenari globali recessivi e gli aumentati rischi geopolitici».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Si sente a volte parlare di bolla nel settore. Che cosa ne pensa?</b></p>
<p>«Penso che il panorama sia eterogeneo e che le valutazioni di alcune società siano ragionevoli o basse, mentre altre molto generose. Il forte inizio d’anno del mercato azionario potrebbe avere supportato la ripresa della fiducia delle imprese e dei consumatori rispetto ai livelli cupi della fine del 2022, contribuendo a creare un circolo virtuoso che ha mosso l’economia e le azioni verso l’alto nel corso del 2023. Anche le mega-cap tecnologiche hanno ricevuto un’iniezione di energia generata dalla “mania” dell’intelligenza artificiale, che ha risollevato le sorti di molti dei “magnifici sette” nello stesso periodo. A mio avviso, la recente crisi del mercato si può ascrivere a diversi fattori. Il primo è che le borse, e soprattutto i titoli tecnologici, tendono a essere più deboli tra i mesi di maggio e ottobre. Settembre, in particolare, di solito è stagionalmente il momento più difficile per i titoli tech. Apple, ad esempio, annualmente organizza un evento per presentare un nuovo telefono e il titolo crolla, puntuale come un orologio, quasi ogni anno. Quindi, sebbene il mercato tecnologico sia sceso a settembre, potrebbe trattarsi di una mera tendenza stagionale. In parte, questo calo ha certamente a che fare anche con la debolezza dei consumatori, l’aumento dei prezzi del petrolio, il rialzo del rendimento dei Treasury Usa a 10 anni, la presenza<span class="Apple-converted-space">  </span>delle morosità e la diminuzione dell’ottimismo dei consumatori. Dall’altra parte, non riteniamo che si possano trarre troppe informazioni dal fatto che una buona azienda, che sta crescendo bene e migliorando la propria performance, sia scesa del 5% o 6% o 8% a settembre. È qualcosa che succede e non decreta per questo motivo un trend che proseguirà in quella direzione in un determinato anno».</p>
<p><b>Le tensioni tra Stati Uniti e Cina devono essere considerate un fattore di rischio per il settore? Se, sì, quali possono essere le ricadute?</b></p>
<p>«Le aziende del comparto tech sembrano intenzionate a seguire con decisione il driver dell’intelligenza artificiale. L’unico fattore che potrebbe sconvolgere i piani e fare vacillare questo robusto trend già in atto sarebbe una catastrofe geopolitica, come l’invasione di Taiwan da parte della Cina. La maggior parte delle aziende legate all’intelligenza artificiale meglio posizionate si trova comunque negli Stati Uniti. I titani del cloud computing, come Alphabet e Amazon, produttori di chip, come Nvidia e Broadcom, e software house, come Drop Box e Go Daddy, stanno usando questa tecnologia per rendere i loro prodotti più potenti e semplici da adoperare. Nell’ambito dei chip, l’ondata di fusioni e acquisizioni nel campo della produzione di semiconduttori ha aumentato la concentrazione del settore (cinque compagnie detengono il 70% delle quote di mercato) e la redditività delle società. In parallelo, si sta verificando una dinamica nuova e molto positiva nel mondo dei semiconduttori: i prodotti più sofisticati spesso diventano più costosi. La nostra ricerca monitora dunque i driver di crescita che stanno evolvendosi e potrebbero richiedere approcci diversi da quelli ponderati per la capitalizzazione di mercato. La maggiore dimensione prevista nel segmento auto rispetto a quello Pc ne è un esempio. In Columbia Threadneedle prediligiamo le aziende con un valore di mercato compreso tra 2 e 30 miliardi di dollari: tendono a essere meno rischiose delle small cap, ma possono crescere più rapidamente delle large cap».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Il nearshoring/friendshoring è un rischio per le catene di approvvigionamento?</b></p>
<p>«Il reshoring di impianti tecnologici critici che si sta verificando negli Stati Uniti e nell’Unione Europea richiederà tempo.<span class="Apple-converted-space">  </span>Le fonderie di semiconduttori sono edifici molto costosi e complessi da costruire, per non parlare del loro equipaggiamento con i macchinari e i processi necessari per la produzione di chip, tra i più complessi del pianeta. L’iter di autorizzazione negli Stati Uniti aggiungerà ulteriore tempo alla messa in funzione di questi stabilimenti.<span class="Apple-converted-space">  </span>C’è anche una carenza di lavoratori esperti nella produzione dei semiconduttori e molti di questi risiedono a Taiwan.<span class="Apple-converted-space">  </span>Infine, mentre i wafer si possono fabbricare negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, la fase finale della produzione di semiconduttori, il processo di assemblaggio, collaudo e imballaggio (Atp) si svolge in gran parte in Asia.<span class="Apple-converted-space">  </span>Riteniamo pertanto certamente strategico implementare una maggiore diversificazione nella produzione, così da ridurre un’eccessiva dipendenza da Taiwan per l’acquisizione di semiconduttori, ma ci rendiamo anche conto che questi sforzi richiederanno parecchio tempo prima di potere offrire pienamente i loro benefici».</p>
<p><b>Esiste un problema di valutazioni troppo ricche per il settore?</b></p>
<p>«Credo che il problema delle valutazioni appartenga a quasi tutti i settori. Alcune società sembrano valutate in modo molto ragionevole, mentre altre lo sono in maniera sorprendentemente severa. Ce ne sono poi alcune le cui quotazioni ci appaiono molto ricche. Riteniamo anche che sia in atto una continua liquidazione delle Spac (società di acquisizione a scopo speciale, note anche come “società assegno in bianco”), e di quelle aziende che potremmo definire come “spazzatura”. Ne sono un esempio tutte le Spac del settore dei veicoli elettrici che sono crollate. Anche la maggior parte degli operatori dell’informatica quantistica ora scambia a meno di un dollaro per azione.<span class="Apple-converted-space">  </span>Il lato positivo è che la spesa per il cloud rimane sana, grazie all’aumento dell’utilizzo di questa tecnologia e alla necessità di supportare i sistemi basati sull’intelligenza artificiale esistenti ed emergenti. Infine, il mercato delle Ipo rimane chiuso e non vi è alcuna nuova offerta di azioni sul mercato, mentre allo stesso tempo l’offerta esistente di azioni quotate in borsa si è ridotta grazie alle attività di M&amp;A, alle acquisizioni di aziende private da parte dei fondi di private equity e alle società che hanno ritirato percentuali significative dei loro titoli in circolazione attraverso il riacquisto di azioni proprie. Tutto ciò potrebbe creare ora un ambiente favorevole per gli investitori in equity».</p>
<p><b>Quali sono i segmenti, a suo parere, più interessanti?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«L’industria dei semiconduttori è un beneficiario chiave di molte delle tendenze più importanti della tecnologia odierna. Intelligenza artificiale, informatica, sensori automobilistici, elettronica di consumo, prodotti indossabili e veicoli elettrici dipendono tutti dai chip di conversione dell’energia e di gestione delle batterie. Inoltre, la crescente complessità dei progetti per questi semiconduttori rappresenta un grande vantaggio per le aziende di apparecchiature e test per microchip e per i pochi operatori del settore software di progettazione elettronica. Bisogna anche tenere presente che i prezzi delle memorie hanno finalmente iniziato ad aumentare dopo una prolungata flessione ciclica e che le scorte di componenti per Pc e smartphone hanno raggiunto livelli così bassi che gli ordini hanno ripreso a crescere. L’intelligenza artificiale è un altro settore che potrebbe certamente trovare applicazione in svariati ambiti. L’elenco delle potenzialità è vastissimo e il progresso dell’industria nella creazione di applicazioni trainerà un’enorme richiesta di potenza di calcolo per consentirne lo sviluppo».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quali sono i parametri che utilizzate nell’individuare un investimento?</b></p>
<p>«Prediligiamo le aziende con una proprietà intellettuale significativa e differenziata che genera il potenziale per elevati margini di profitto e per il potere di determinazione dei prezzi. Inoltre, guardiamo con interesse alle società che sono solitamente leader di mercato o in grado di guadagnare quote con prodotti di livello mondiale. Le imprese in cui investiamo sono molto attente ai bisogni dei loro clienti e azionisti, hanno un solido track record di allocazione del capitale, effettuano acquisizioni ponderate e, al momento opportuno, riacquistano azioni o riducono il debito. Selezioniamo realtà con specialisti altamente qualificati, manager capaci e con un’etica solida e che adottano un approccio conservatore alla contabilità. Infine, cerchiamo società con valutazioni ragionevoli, il cui prezzo delle azioni risulti basso rispetto al potere di guadagno attuale o futuro dell’azienda. Nel corso degli anni, abbiamo maturato una solida esperienza nel trovare aziende sottovalutate che finiscono per diventare obiettivi di acquisizione».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Come si scoprono nel settore i “gioielli nascosti”?</b></p>
<p>«La ricerca proprietaria e l’engagement sono alcuni dei principi cardine dell’attività di Columbia Threadneedle e delle strategie con cui intendiamo cavalcare il mercato tecnologico. Con il nostro fondo Threadneedle (Lux) Global Technology adottiamo un approccio value-tech con un posizionamento marcato sul settore dei semiconduttori (in sovrappeso dal 2013) e sul segmento dei software di sicurezza. Ricerchiamo inoltre aziende capaci di beneficiare del cambiamento tecnologico, con buone opportunità di crescita ed entrate ricorrenti. Infine, siamo impegnati a evitare i fuochi di paglia, le aziende monoprodotto, così come non siamo interessati, né alle società con valutazioni estreme, né a quelle con perdite persistenti».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-innovazione-e-tecnologia-guardare-al-futuro">Leggi gli altri contributi</a></p>
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		<title>CPRAM (Gruppo Amundi): «Innovazione sostenibile nel tempo»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/cpram-gruppo-amundi-innovazione-sostenibile-nel-tempo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 12:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Mossetto, head of international business development &#038; investment specialists di Cpram (Gruppo Amundi)</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b style="font-size: 15px;">Andrea Mossetto, head of international </b><b>business development<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>&amp; investment specialists<span class="Apple-converted-space"> di </span></b><b>Cpram (Gruppo Amundi)</b></p>
<p><b>Disruption è un termine in voga, la cui definizione, però, può assumere diverse sfumature. Come declinate questo termine nelle decisioni di investimento?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«Cerchiamo di integrare le nostre idee migliori analizzando quelle società che sono innovative nell’offerta di soluzioni e prodotti che siano meno cari, più intelligenti ed efficienti e più semplici da utilizzare. A partire da questa definizione, ricerchiamo l’innovazione in tutti i settori e nelle differenti aree geografiche e ciò fa sì che, all’interno del nostro fondo Cpr Invest-Global Disruptive Opportunities, sia presente un’ampia diversificazione con un’esposizione alla pura tecnologia intorno al 50% degli Aum. La parte rimanente è investita in altri ambiti e ci permette, così, di parlare di un megatrend sull’innovazione. Il fondo è strutturato in quattro dimensioni di investimento: economia digitale (big data, cloud, cybersicurezza), industria 4.0 (robotica, smart factory e veicoli elettrici), salute (medtech, biotech, diagnostica e e-health) e terra (cleantech, efficienza energetica, batterie)». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Delle aree che ha citato, qual è stata quella che ha trainato la performance del fondo?</b></p>
<p>«Cpr Invest Global Disruptive Opportunities è stato lanciato nel 2016 e, da allora, il principale driver di performance è stato l’economia digitale, perché rappresenta, in media, la metà del nostro portafoglio, ma ciò non basta a descrivere le dinamiche che hanno preso corpo all’interno del fondo. Per fare un esempio concreto, durante la pandemia, avere avuto esposizione alle aziende che sviluppavano vaccini ci ha permesso di generare alfa. Una considerazione analoga si può fare per l’industria 4.0, grazie al fatto di avere investito in società che progettavano auto elettriche. L’area di investimento che noi contrassegniamo col termine terra ha avuto un andamento più volatile, ma ha partecipato in modo significativo alla performance in determinati momenti, come è avvenuto in seguito all’approvazione dell’Inflation reduction act negli Usa o sulla scia delle notizie positive relative agli investimenti crescenti nell’energia solare, eolica o all’idrogeno. La scelta di non essere totalmente dipendente dal settore tecnologico ha permesso al fondo di avere una volatilità contenuta all’interno dell’obiettivo ex-ante del 9%. Inoltre, vorrei sottolineare che la gestione attiva del prodotto porta a ridimensionare o ampliare l’esposizione alle quattro dimensioni in base alle condizioni di mercato e alle convinzioni del gestore».</p>
<p><b>La vostra, però, è una strategia orientata alla crescita. Ciò non rischia di penalizzarvi in alcune fasi del mercato?</b></p>
<p>«In momenti delicati, come il 2022, Cpr Invest-Global Disruptive Opportunities ha sofferto. Tuttavia, per ritornare alla struttura del fondo, oltre alle quattro dimensioni, ci sono anche 20 sottotemi e, in passato, non c’è mai stata una correlazione superiore a 0,5 per più del 10% del portafoglio. Ciò significa che l’ampia diversificazione è stata efficace, anche se nel 2022 abbiamo avuto qualche difficoltà in più, perché la correlazione è salita sopra 0,5 per più della metà del portafoglio: si è verificata una situazione “anomala”, provocata dall’innalzamento dei tassi d’interesse, nella quale nessuno voleva più investire nei titoli growth».</p>
<p><b>Però, il ritornello che si sente ripetere sul mercato è che i tassi rimarranno più alti più a lungo. Ci saranno ricadute sulle vostre scelte d’investimento?</b></p>
<p>«Dipende da quali titoli legati alla crescita diventano oggetto dell’investimento. Oggi ci muoviamo in uno scenario in cui l’inflazione è in calo, ma i tassi elevati possono diventare un problema per il rifinanziamento di un’azienda. Ciò fa sì che, per proteggere il portafoglio, nei settori a duration lunga è necessario concentrarsi su attività di qualità, con bilanci solidi, cash flow importanti e visibilità sugli ordini futuri che possano crescere anche in uno scenario di rallentamento economico. Alla luce di ciò, nell’ultimo anno il fondo si è concentrato su titoli innovativi di qualità all’interno delle quattro dimensioni citate: una scelta corroborata dall’osservazione che, durante le fasi recessive, il fattore quality sovraperforma l’indice di riferimento. Se poi si entra nel dettaglio, si può notare che anche di fronte a un contesto di crescita negativa, come ci attendiamo possa succedere nel 2024, alcuni business hanno comunque il vento in poppa. È il caso dei big data, del cloud e della cybersecurity, dove si continuerà a investire anche in un quadro di rallentamento economico, soprattutto se si pensa alla diffusione dell’intelligenza artificiale (Ai). La dimensione terra, che quest’anno è stata oggetto di disinvestimenti generalizzati, vede comunque importanti investimenti programmati nei diversi settori legati alla transizione energetica e la debolezza registrata dai titoli è per noi un’opportunità di incrementare le posizioni a valutazioni decisamente appetibili».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Non c’è un problema di costi per le rinnovabili?</b></p>
<p>«C’è una grande spinta per la diversificazione dei vettori energetici in favore delle rinnovabili: sono disponibili molti miliardi di investimenti pronti per essere utilizzati. Per comprendere la portata di questo trend è però necessario conoscere le misure che sono state adottate. A questo proposito, citerei i progetti legati all’idrogeno: nel 2022, in Europa sono state approvate le iniziative Hy2Tech, per quanto riguarda le tecnologie, e l’Hy2Use per le infrastrutture e le applicazioni; è prevista l’allocazione di risorse pari a, rispettivamente, 14 e 12 miliardi di euro per finanziare progetti concreti di società pubbliche e private. L’idrogeno costa, in media, 6 dollari al chilo nelle economie avanzate, e un chilo dell’elemento chimico ha una densità che è quattro volte quella del petrolio: ciò significa che, per competere, il greggio dovrebbe costare circa 1,5 dollari. Il vero problema è che non c’è abbastanza idrogeno verde per soddisfare la potenziale domanda ed è anche la ragione per cui bisogna spingere l’industria a produrlo, ruolo che dovrebbe essere svolto dall’iniziativa Hy2Use in Europa».</p>
<p><b>I titoli legati all’idrogeno sono molto volatili e, scusi la banalità, ma non vedo ancora circolare auto che usino questo combustibile…</b></p>
<p>«La stessa obiezione, però, poteva essere fatta a chi investiva in società che producevano veicoli elettrici prima che fossero commercializzati in Italia. Inoltre, aspetto non di poco conto, un progetto legato all’idrogeno diventa operativo nell’arco di due anni: ciò significa che quelli lanciati negli Usa e in Europa nel 2022 saranno pronti nel 2024, concretizzando parte delle attese degli investitori sullo sviluppo e l’adozione di questa tecnologia. Questo elemento potrebbe creare una domanda supplementare per le cleantech e negli investimenti in infrastrutture. Inoltre, non solo i costi per la produzione di energia pulita sono in discesa, ma anche quelli dei nuovi vettori energetici stanno raggiungendo livelli convenienti».</p>
<p><b>La sempre maggiore diffusione dell’Ai in molteplici ambiti ha avuto un impatto sul fondo?</b></p>
<p>«Eravamo già posizionati tramite la dimensione economia digitale e, nel 2023, abbiamo aumentato la nostra esposizione a circa il 66% del patrimonio del fondo. È un trend che stiamo seguendo con molta attenzione perché bisognerà avere la possibilità di gestire l’immensa quantità di dati prodotti. Per quanto riguarda la cybersicurezza, che coinvolge persone e istituzioni, vediamo ampi spazi di crescita. Inoltre, non bisogna dimenticare la dimensione salute, che beneficia dello sviluppo dell’Ai soprattutto attraverso la medtech, un motore importante dell’innovazione dopo la normalizzazione dell’attività ospedaliera post Covid-19. Ci sono poi società biopharma che stanno studiando nuovi modi per trattare e curare malattie come il cancro».</p>
<p><b>Investite in cleantech, ma, contestualmente, in società tecnologiche che, per svolgere attività per lo sviluppo del pensiero computazionale utilizzano una quantità considerevole di energia; non è una contraddizione?</b></p>
<p>«Noi adottiamo un processo d’investimento che prevede esclusioni in base a una metodologia Esg proprietaria. Se poi si guarda a che cosa sta avvenendo all’interno delle società tecnologiche, emergono aspetti interessanti, perché si stanno tutte adoperando per consumare e spendere di meno o per lanciare progetti di compensazione all’utilizzo energetico. Un esempio che può risultare curioso è quanto sta avvenendo in Francia, dove si stanno installando alcuni server sotto le piscine per riscaldare l’acqua e raffreddare contemporaneamente le macchine: è un esempio innovativo e intelligente».</p>
<p><b>Parlando, invece, di valutazioni dei titoli growth, nei quali investite, in particolare quelli legati all’Ai, quali sono le sue considerazioni?</b></p>
<p>«Rispetto al 2022, soprattutto per i segmenti big data, cloud e cybersicurezza, le valutazioni sono salite. Tuttavia, va fatta una precisazione: in linea con la politica d’investimento del fondo, pensiamo che l’integrazione dell’Ai avverrà in altri settori, come le tecnologie medicali e l’industria 4.0. Anche nello stesso comparto tecnologico è opportuno cercare quelle aziende che hanno potenzialità non ancora espresse nell’ambito dell’Ai. Ciò significa, per noi investire nell’intelligenza artificiale a un prezzo ragionevole e ricercare quei business che presentano maggiori prospettive di crescita rispetto a quelle poche società che hanno un peso rilevante nel Nasdaq e che per la loro forza e dimensione hanno fatto salire le performance dei listini azionari nel 2023. Inoltre, sapendo che un ciclo di innovazione tecnologica dura circa 20-30 anni, non bisogna dimenticare che ora si è solo all’inizio di quello dell’intelligenza artificiale. Come in parte sta già avvenendo e ancora di più avverrà in futuro, emergeranno nuovi attori capaci di generare redditività, le cui valutazioni sono attualmente attrattive: noi cerchiamo e investiamo in questo tipo di aziende. È un lavoro di ricerca e di analisi che viene portato avanti da team dedicati che, se mi è concessa una metafora, hanno l’obiettivo di scoprire un universo popolato da alberi inoltrandosi nel cuore della foresta».</p>
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			</item>
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		<title>Lombard Odier Investment Managers: «La tecnologia al servizio della finanza»</title>
		<link>https://fondiesicav.it/lombard-odier-investment-managers-la-tecnologia-al-servizio-della-finanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 10:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jeroen Van Oerle, portfolio manager Global Fintech Equities di Loim Lombard Odier investment managers</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Jeroen Van Oerle, </b><b>portfolio manager<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>Global Fintech Equities di LOIM </b><b>Lombard Odier investment managers</b></p>
<p><b>Che cosa s’intende quando si parla di fintech?</b></p>
<p>«Il termine indica tutte quelle tecnologie che consentono di ottimizzare i servizi finanziari o di crearne di nuovi. È un’evoluzione della quale siamo diretti testimoni: pensiamo a come sono cambiate le modalità con cui fare un pagamento o al mobile banking. All’interno di questa realtà, inoltre, stanno emergendo servizi e prodotti che definirei rivoluzionari, come la blockchain e le valute digitali. Il mercato globale della fintech sta crescendo molto rapidamente e stanno emergendo nuovi protagonisti, ma gli investitori devono sapere distinguere al loro interno le aziende che generano utili e sono sottese da trend sostenibili di lungo periodo da quelle che rischiano di essere solo fuochi di paglia. Lombard Odier Asset Management, per cogliere le potenzialità di questo settore, ha lanciato tre anni fa la strategia Global FinTech».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Qual è il vostro approccio all’investimento nella fintech?</b></p>
<p>«Abbiamo un approccio top-down all’interno del quale evidenziamo le tendenze che riteniamo rilevanti e identifichiamo le aziende che ne sono rappresentative; in questo gruppo operiamo un’attenta analisi e una scrematura tra quelle che riteniamo vincenti o perdenti. Abbiamo individuato cinque motori principali che, secondo noi, traineranno le opportunità d’investimento nella fintech per i prossimi 10 anni. Innanzitutto, siamo convinti che vivremo in un mondo che diventerà cashless e che la finanza digitale porterà all’inclusione finanziaria per tutti. In terzo e quarto luogo, l’ascesa degli ecosistemi tecnologici offrirà sempre più opportunità nella fintech e la digitalizzazione continuerà a ridurre le barriere in entrata, con la nascita di nuove modalità di utilizzo dei servizi. Infine, riteniamo che la cybersicurezza e le cyber assicurazioni siano necessità fondamentali all’interno delle soluzioni finanziarie offerte. Su ciascuno di questi temi produciamo dei libri bianchi, nei quali affrontiamo i temi di attualità e quello redatto recentemente riguarda l’intelligenza artificiale».</p>
<p><b>Quali sono le considerazioni che avete fatto sul tema?</b></p>
<p>«Si prevede che l’intero mercato dell’Ai, compresi servizi e hardware, raggiungerà 900 miliardi di dollari entro il 2026, con un tasso di crescita annuo del 19%. Le istituzioni finanziarie rappresentano tra il 20% e il 25% di questo mercato totale. Il machine learning è il principale motore di crescita nel settore finanziario, con le aree più probabili di implementazione che includono la prevenzione delle frodi e i servizi per i clienti. L’Ai nel comparto finanziario deve essere considerata in modo molto diverso rispetto ad altri settori, poiché implica un’interazione complessa tra input e output oggettivi e soggettivi, con considerazioni anche sulle normative. L’Ai generativa probabilmente non avrà un impatto rivoluzionario in finanza, ma sarà utilizzata per migliorarne l’efficienza. Questi modelli sono noti per la loro tendenza ad “allucinare”, il che limita drasticamente la loro utilità nelle applicazioni che richiedono risultati basati su fatti, come nel segmento dei servizi finanziari. Si prevede che l’entusiasmo per l’Ai porterà a soluzioni di raccolta dati, poiché alcune istituzioni finanziarie non hanno ancora risolto questo nodo, né dispongono degli strumenti necessari per utilizzarli».</p>
<p><b>A proposito di quest’ultimo tema, abbiamo visto sui mercati che l’interesse degli investitori si è concentrato su pochi nomi (negli Usa conosciuti come i “magnifici sette”), le cui valutazioni sono salite parecchio. Qual è la sua opinione su questo fenomeno?</b></p>
<p>«Si evidenzia una discrepanza tra le valutazioni delle aziende esposte all’Ai e il resto del settore tecnologico, con alcune società quotate a livelli simili a quelli della bolla del 1999. Bisogna prestare attenzione e non investire in azioni di società ad alto tasso di crescita che perdono denaro solo perché utilizzano frequentemente il termine intelligenza artificiale nelle loro comunicazioni: è importante esaminare più approfonditamente come questa tecnologia influisce veramente sui fondamentali delle imprese. Per quanto riguarda i “magnifici sette”, posso dire che sono senz’altro gruppi di qualità, ma la questione è quanto si è disposti a pagare per detenerli in portafoglio. Il mercato è diventato più volatile con l’aumento dei tassi d’interesse dal 2021 e questi titoli hanno attratto l’interesse degli investitori per le loro caratteristiche di solidità, redditività e posizione dominante. Ma la tecnologia non può essere certo circoscritta a un insieme così ristretto. Il nostro punto di vista è che si possono trovare opportunità d’investimento in società di qualità con valutazioni più contenute che appartengono ad altri segmenti, ma che utilizzano sistemi tecnologici avanzati, tra i quali l’intelligenza artificiale, che permettono di gestire e fare crescere la loro attività».</p>
<p><b>Quindi, molta attenzione nella scelta dei titoli quando si parla di intelligenza artificiale?</b></p>
<p>«Credo che sia necessaria e il mercato sta iniziando a considerare diversamente le aziende in base alla reale capacità di generare utili che siano sostenibili, come sta già avvenendo in maniera molto evidente e netta nel segmento del private equity, dove le valutazioni sono in calo in modo significativo e si registrano alcuni fallimenti».</p>
<p><b>Quali sono le aree di investimento di Global Fintech?</b></p>
<p>«Abbiamo definito un universo investibile di aziende dinamico e in costante mutamento che, di conseguenza, richiede forti competenze e una conoscenza approfondita dei servizi finanziari e della tecnologia. Al suo interno sono state identificate tre aree equamente suddivise: pagamenti digitali, software e cybersecurity e le tecnologie dirompenti, tra le quali l’intelligenza artificiale». <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Tornando al mondo della fintech, quali sviluppi vi attendete in futuro?</b></p>
<p>«Le prospettive più promettenti vengono dal segmento dei pagamenti, dove è continuo il passaggio dall’utilizzo del cash a quello della moneta elettronica. È un fenomeno che, a livello globale, cresce tra il 9% e il 10% all’anno, anche se in modo non omogeneo tra le diverse aree geografiche, a causa della differente penetrazione dei pagamenti digitali. Per questa ragione, il nostro interesse si concentra sulle aziende che si occupano dell’elaborazione di questi flussi e che possono beneficiare di un’elevata leva operativa».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Voi investite anche nelle infrastrutture digitali; quale crescita vi attendete?</b></p>
<p>«Prendiamo in considerazione soprattutto le società che offrono flussi di Etp o Etf o che vendono dati, come nel caso di Nasdaq, che è uno stock exchange di cui l’85% del fatturato deriva proprio da questa voce. Ci aspettiamo una crescita delle vendite del 10% per l’intero portafoglio, non solo per questo segmento, e un incremento degli utili compreso tra il 12% e il 15% nell’arco del ciclo».</p>
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		<title>Pictet AM: «Non solo ChatGpt»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 08:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus IT]]></category>
		<category><![CDATA[Pictet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anjali Bastianpillai, senior client porfolio manager nel team Thematic Equities di Pictet Asset Management</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Anjali Bastianpillai, </b><b>senior client porfolio manager </b><b>nel team Thematic Equities di </b><b>Pictet Asset Management</b></p>
<p><b>L’Ai ha raggiunto una fase nuova e più dinamica. In quale modo le vostre strategie tematiche possono beneficiare della crescita dell’intelligenza artificiale?<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«Anche se gran parte di questa tecnologia è ancora nuova, è sempre più evidente che l’Ai potrebbe sbloccare la crescita economica e incrementare l’efficienza in un’ampia gamma di settori. Secondo l’International Data Corporation, il mercato globale dell’Ai (comprendente hardware, software e servizi) dovrebbe crescere di quasi il 19% all’anno, raggiungendo 900 miliardi di dollari entro il 2026. Ma questi numeri raccontano solo una parte della storia. Il suo impatto economico potrebbe essere enorme: Goldman Sachs stima che, nel prossimo decennio, l’Ai potrebbe contribuire all’economia globale per circa 7 mila miliardi di dollari, in parte grazie al miglioramento della produttività che l’accompagna. Noi crediamo che il modo migliore per investire nei settori più dinamici del mondo sia iniziare con un universo d’investimento unico, in grado di sfruttare al meglio le forze strutturali che plasmano il nostro mondo: i megatrend. Definiamo così le grandi trasformazioni sociali, economiche, ambientali o tecnologiche, come l’Ai, che avranno un impatto per decenni sull’economia globale».</p>
<p><b>Oggi tutti parlano dell’Ai, ma il tema non è certo nuovo…<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>«Sebbene il mondo dell’intelligenza artificiale sia una vecchia conoscenza, quest’ambito, finora considerato territorio esclusivo delle facoltà di informatica, è diventato un tema popolare. Tuttavia, nonostante il forte rally dei titoli tecnologici, la rivoluzione provocata dall’Ai è ancora a uno stadio iniziale. I modelli fondamentali (le reti neurali dell’Ai addestrate su grandi quantità di dati) vedono crescere le proprie dimensioni, offrendo notevoli guadagni in termini di funzionalità a ogni iterazione. Sarà interessante vedere in quale misura il nuovo modello Gemini di Google, il cui lancio è previsto a breve, migliorerà gli attuali modelli di linguaggio estesi (Llm). L’ondata di interesse verso l’Ai generativa testimonia l’attrattiva fondamentale del settore tecnologico e la sua abilità nel trovare nuove aree di crescita. Per molti versi, l’esplosione di innovazioni ora in atto mostra somiglianze con l’ascesa di internet negli anni ‘90, il cui decollo è stato relativamente lento, perché ci è voluto del tempo per sviluppare la connettività in tutto il mondo: nel 1990 solo lo 0,5% della popolazione mondiale era online. Oggi la maggior parte delle persone possiede uno smartphone e una connessione a Internet. Nel giro di due mesi ChatGpt aveva più utenti di quanti ne avesse internet nel 1996».</p>
<p><b>Quali sono le aree della tecnologia che beneficeranno dell’Ai?</b></p>
<p>«I gestori delle strategie Digital, Robotics e Security di Pictet Asset Management prevedono che presto assisteremo all’adozione degli Llm per uso commerciale. È ancora troppo presto per avere una visione chiara delle aziende in grado di trarre i maggiori vantaggi dall’Ai, ma è probabile che quasi tutte le società in cui investono le nostre strategie tematiche nel settore della tecnologia beneficeranno dell’espansione dell’Ai in tre aree chiave: gli enabler, i developer e gli user. Gli abilitatori tecnologici includono i semiconduttori, indispensabili, sia per i software, sia per i veicoli elettrici o i fornitori di cloud computing che offrono l’infrastruttura vitale a questi settori in rapida crescita. Gli sviluppatori, invece, comprendono aziende che utilizzano l’Ai per apportare miglioramenti su larga scala, dall’aumento della produttività attraverso l’automatizzazione di processi manuali all’utilizzo dell’analisi predittiva per creare modelli sulla domanda per i loro prodotti. Infine, c’è l’area degli utenti dove le società<span class="Apple-converted-space">  </span>tecnologiche stanno sviluppando prodotti basati sull’Ai, come assistenti virtuali o software aziendali innovativi per settori come la sicurezza, la sanità e la finanza».</p>
<p><b>Quali sono le potenzialità dell’Ai generativa?</b></p>
<p>«L’Ai generativa ha il potenziale per cambiare il modo in cui viviamo e lavoriamo e potrebbe presto ridisegnare il panorama per gli investitori in titoli tecnologici. Ciò che rende l’Ai più potente rispetto a ciò che la precedeva è l’utilizzo del machine learning (Ml) per creare contenuti nuovi di zecca praticamente indistinguibili da quelli che possono generare gli esseri umani. Può, ad esempio, inventare personaggi e sviluppare storyline per i giochi online, redigere report finanziari ed elaborare richieste sempre più complesse all’interno del servizio clienti. L’esempio più importante di questa tecnologia è ChatGpt, sviluppata da OpenAi, un’azienda privata che ha Microsoft come azionista principale. Il chatbot Ai è in grado di utilizzare un nuovo processo di deep learning (detto trasformer) per fornire risposte apparentemente umane ai comandi testuali degli utenti. I sistemi di Ai hanno registrato notevoli progressi negli ultimi due decenni, ottenuti grazie a vaste risorse di calcolo, allo sviluppo di microprocessori potenti e ai progressi nelle tecnologie di archiviazione».</p>
<p><b>Ritiene che siamo in presenza di una bolla sull’Ai generativa?</b></p>
<p>«Per quanto si tratti di un comparto promettente nel lungo termine, la società di consulenza tecnologica Gartner ha recentemente espresso la sensazione di svariati interlocutori (e investitori) affermando che al momento l’Ai generativa si trova al “picco delle aspettative esagerate”. Siamo del parere che gli investitori diventeranno più selettivi con il passare del tempo. Sarà sempre più importante comprendere la natura dei singoli prodotti e il posizionamento delle diverse aziende. Pensiamo, inoltre, che una questione importante sia il “time to revenue”, vale a dire i tempi di attesa per la monetizzazione di nuove attività. Questo è il tipo di lavoro sul quale ci stiamo concentrando oggi: selezionare le aziende per trovare quelle in cui il rendimento dell’investimento giustifica il clamore suscitato».</p>
<p><b>Ma la tecnologia è molto più di ChatGpt, non trova?</b></p>
<p>«Per quanto possa avere entusiasmato gli investitori, l’Ai generativa è solo una delle tante trame che compongono la storia molto più articolata della trasformazione del settore tecnologico. Di certo, l’emergere dell’intelligenza artificiale generativa ha catturato l’immaginario collettivo e ha rivitalizzato l’interesse degli investitori per il settore tecnologico, ma, concentrandosi solo su essa, gli investitori rischiano di perdere di vista molte altre occasioni offerte dall’universo digitale in espansione. L’Ai generativa è solamente un sottoinsieme del deep learning, che a sua volta è un sottoinsieme del machine learning, che a sua volta ancora è solo uno dei molti aspetti alla base della digitalizzazione del nostro mondo. È un paesaggio complesso. Per gli investitori, significa che le opportunità sono molto più ampie e tangibili di quanto possano credere. Se aggiungiamo altri tipi di Ai (come l’elaborazione del linguaggio naturale, il machine learning e l’analisi predittiva), il potenziale di questo settore per rimodellare l’economia globale attraverso un aumento significativo della produttività è enorme».</p>
<p><b>Potrebbe fornire alcuni esempi?</b></p>
<p>«L’Ai viene già utilizzata in diversi settori: nelle aziende di comunicazione online per realizzare annunci pubblicitari e suggerimenti mirati, nell’e-commerce per migliorare la customer experience, nella logistica per snellire la gestione della catena di approvvigionamento o nel settore turistico per stabilire i prezzi degli alberghi o programmare eventi in linea con la domanda prevista. Anche se sembra che il mondo abbia vissuto una rapida digitalizzazione, la strada è ancora lunga. Prendiamo, l’e-commerce. Al momento costituisce meno di un quinto dei 26 mila miliardi di dollari del mercato mondiale della vendita al dettaglio. Allo stesso tempo, il cloud computing rappresenta solo il 10% della spesa totale per l’It. E solo il 6% delle transazioni con carta di credito viene saldato tramite pagamenti digitali fin tech (come quelli effettuati con lo smartphone). Si prevede che, nei prossimi cinque anni, il tasso di crescita annua composto di ognuno di questi ambiti sarà a due cifre. In un contesto di bassa crescita, tutto ciò rappresenta un’opportunità d’investimento e di business estremamente interessante. È inoltre probabile che un mondo più digitale, che ricorre all’Ai e all’automazione, sia anche la risposta al problema sempre più urgente del calo della produttività in tutto il mondo. I nostri strategist multi asset prevedono che l’adozione dell’automatizzazione diventerà una delle priorità più impellenti, poiché l’invecchiamento della popolazione e la transizione verso il lavoro flessibile aggraveranno la carenza di manodopera esistente nel pianeta. La ridefinizione delle catene di approvvigionamento e la spinta a riportare la produzione onshore o in aree limitrofe (e più care) rafforzeranno ulteriormente questo trend».</p>
<p><b>Tuttavia, il rally di alcuni titoli tecnologici non rende le valutazioni così interessanti. Che cosa ne pensa?</b></p>
<p>«Il rally di quest’anno nei titoli tecnologici è stata una reazione alla sottoperformance che il settore ha registrato nel 2022, prima delle esagerazioni suscitate da ChatGpt. Riteniamo, inoltre, che per gli investitori le revisioni al rialzo degli utili societari nel settore tecnologico contino più dei multipli price-to-earnings. Nel nostro portafoglio Pictet Digital, ad esempio, la performance da inizio anno è stata trainata in primo luogo dalle revisioni al rialzo delle previsioni di crescita degli utili per azione piuttosto che dall’espansione dei multipli. Pensiamo che le aziende continueranno a superare le previsioni di profitti fatte dagli analisti e che questi continueranno a rialzare le loro proiezioni. Ciò dipende da svariati motivi. Le aziende del nostro portafoglio beneficiano di una forte leva operativa, ovvero della possibilità di tradurre in aumenti significativi del reddito operativo ogni aumento dei ricavi. Questa caratteristica si dimostrerà preziosa man mano che la crescita dei ricavi si stabilizzerà per poi riaccelerare. Inoltre, questa leva operativa viene amplificata dalla riduzione delle spese operative da parte delle aziende. Il settore tecnologico ha anche altri vantaggi nel contesto attuale, come una leva finanziaria relativamente bassa. Nel complesso, le aziende del portafoglio di Pictet Digital dispongono di una liquidità netta positiva, elemento particolarmente prezioso in un periodo di tassi d’interesse in rialzo».</p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-innovazione-e-tecnologia-guardare-al-futuro">Leggi gli altri contributi</a></p>
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		<title>Focus innovazione &#038; tecnologia: guardare al futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2023 13:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[focus IT]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’innovazione tecnologica sta procedendo a un ritmo serrato, probabilmente maggiore di quanto non si sia mai visto sinora</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>a cura di Pinuccia Parini</b></p>
<p>Con voto unanime, la Federal Reserve, così come aveva fatto in precedenza la Bce, ha lasciato i tassi invariati nella riunione di novembre, pur mantenendo aperta la possibilità di un’ulteriore stretta monetaria. Dopo 11 aumenti dal marzo 2022, il tasso di riferimento dei fondi federali è rimasto tra il 5,25% e il 5,5%, il livello più alto da 22 anni a questa parte. Anche questa volta resta l’incertezza sulle decisioni future e sul livello di resilienza dell’economia Usa, nonostante sia stato ribadito l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, come dichiarato dal governatore, Jerome Powell.</p>
<p>L’annuncio è arrivato in un momento delicato per i mercati globali, con i costi di finanziamento per le aziende in aumento, i rendimenti delle obbligazioni in salita e la debolezza dei mercati azionari. In un contesto in cui non è ancora chiaro a quale livello si stabilizzeranno i tassi d’interesse e la preoccupazione è la preservazione del capitale, è doveroso riflettere sulle opportunità d’investimento di lungo periodo che il mercato sta offrendo.</p>
<p><b>OLTRE LA CONTINGENZA</b></p>
<p>In particolare, con Focus innovazione &amp; tecnologia, Fondi&amp;Sicav ha voluto fare una riflessione sulle potenzialità del settore tecnologico alla luce delle continue disruption in questo ambito. Pensare ai trend in atto, la cui durata è previsto che continui negli anni a venire, e alla portata che questi avranno sui sistemi produttivi, sui servizi e sulla società nel suo complesso, aiuta a rifocalizzarsi sulle decisioni d’investimento, andando oltre la contingenza, e sull’importanza di diversificare le proprie scelte.</p>
<p><b>RITMO SERRATO</b></p>
<p>L’innovazione tecnologica sta procedendo a un ritmo serrato, probabilmente maggiore di quanto non si sia mai visto sinora. L’intelligenza artificiale è diventata un tema ampiamente discusso, ma non sempre con la sufficiente profondità per capirne gli impatti, ancora difficili da prevedere nella sua intera portata. Con questo approfondimento si vuole cogliere l’occasione per chiedere agli asset manager quali sono le evoluzioni innovative che vedono in campo tecnologico e come queste ultime possano diventare un’opportunità d’investimento.</p>
<p>Leggi i contributi</p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/lombard-odier-investment-managers-la-tecnologia-al-servizio-della-finanza/">Lombard Odier Investment Managers: «La tecnologia al servizio della finanza»</a></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/columbia-threadneedle-investments-due-temi-interessanti-lai-e-lindustria-dei-semiconduttori/">Columbia Threadneedle Investments: «Due temi interessanti: l’Ai e l’industria dei semiconduttori»</a></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/pictet-am-non-solo-chatgpt/">Pictet AM: «Non solo chatGpt»</a></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/cpram-gruppo-amundi-innovazione-sostenibile-nel-tempo/">CPRAM (Gruppo Amundi): «Innovazione sostenibile nel tempo»</a></p>
<p>The post <a href="https://fondiesicav.it/focus-innovazione-e-tecnologia-guardare-al-futuro/">Focus innovazione &#038; tecnologia: guardare al futuro</a> appeared first on <a href="https://fondiesicav.it">Future Investments</a>.</p>
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