La view d’investimento di Eurizon
Proviamo a guardarlo con gli occhi del consenso, ovvero i numeri di previsione attualmente espressi, in media, dagli economisti, dagli analisti finanziari e dalle aspettative implicite nei prezzi di mercato. Fotografare il consenso non va interpretato come un esercizio esatto di previsione, ma come un’attività utile per segnare il punto di partenza da cui evolverà la realtà futura.
In termini macro, il 2024 è visto come un anno di crescita positiva, ma moderata. La crescita dell’Eurozona dovrebbe attestarsi allo 0,7%, poco sopra lo 0,5% con cui si dovrebbe chiudere il saldo del 2023. Per gli USA le stime di crescita relative al 2024 sono al momento attestate all’1,2%, metà rispetto al 2,4% del 2023.
In termini di profilo trimestrale, l’attività economica è vista debole nella prima metà dell’anno e in graduale accelerazione nella seconda.
Lo 0,7% per l’Eurozona e l’1,2% per gli USA, se effettivamente realizzati, sarebbero metà della crescita media annua nel ciclo pre-Covid che, negli anni 2009 – 2019, fu pari all’1,5% in Eurozona e al 2,4% negli USA.
Per quanto riguarda l’inflazione, nel 2024 è atteso il proseguimento del ritorno verso gli obiettivi delle Banche Centrali.
Ricordiamo che l’inflazione ha toccato un massimo, in variazione annua, del 9,1% negli USA a giugno del 2022 ed è ora al 3,2%, ultimo dato disponibile relativo ad ottobre. In Eurozona il picco è stato pari al 10,6% di ottobre 2022 ed ora è scesa al 2,9%.
Da qui in avanti, la discesa sarà inevitabilmente più lenta perché la disinflazione da materie prime è ormai alle spalle, mentre la stabilizzazione dei prezzi delle componenti core richiede più tempo.
Le aspettative di consenso, però, hanno pochi dubbi sul fatto che l’inflazione tornerà vicino a quel 2% che le Banche Centrali indicano come inflazione obiettivo.
Lo dicono le stime medie degli economisti di mercato che vedono l’inflazione al 2,5% a metà del 2024 e al 2% ad inizio 2025, tanto in USA quanto in Eurozona.
Lo dicono le misure di inflazione implicita nei titoli inflation linked che, già da diversi mesi, stimano l’inflazione media dei prossimi 5/10 anni tra il 2% e il 2,5%.
Il 2024 si presenta, nelle attese espresse dai future di mercato monetario, come un anno di ribassi dei tassi delle Banche Centrali.
Per quanto riguarda la BCE il mercato vede tassi fermi ai livelli attuali, 4,0%, per la prima metà d’anno e poi in lenta discesa, per stabilizzarsi sotto il 3% a metà 2025. Percorso simile per i tassi Fed che, dal 5,5% attuale, sono previsti in discesa tra metà 2024 e metà 2025, dove sono visti sotto il 4%.
Sono attese che sottendono lo scenario di fine della fase inflazionistica, combinata al proseguimento del ciclo economico globale.
Se realizzato in questo modo, sarebbe un percorso di allentamento dei tassi ben diverso da quello dei cicli precedenti, in cui i tassi scendevano in modo rapido ed incisivo per contrastare il rischio recessione.
Nel caso attuale i mercati ipotizzano, invece, una lenta normalizzazione, a fronte di una inflazione nuovamente stabile in zona 2%-3% che non richiederà più tassi al 4% in Eurozona e al 5,5% in USA.
Per quanto riguarda i mercati obbligazionari, si può guardare nel futuro grazie ai tassi forward, che indicano i tassi futuri impliciti nella attuale forma delle curve.
La curva Euro, con i tassi a breve al 4% e quelli a lunga scadenza (10 anni) al 3% implica una curva futura, tra un anno, ancora invertita, ma con tassi a breve più bassi rispetto a ora, sotto il 3,5%, e tassi a lunga scadenza poco mossi rispetto ai livelli attuali.
Andamento simile per la curva USA. Oggi i tassi a breve sono sopra il 5% e quelli a lunga in zona 4,5%. Tra un anno la curva è vista piatta su tutte le scadenze, in area 4,5%.
Sono indicazioni perfettamente allineate alle attese viste su crescita economica, inflazione e gestione della politica monetaria. Il fatto che i tassi a breve siano attesi, tra un anno, più bassi rispetto ad oggi, riflette aspettative di inflazione in calo e Banche Centrali che allentano gradualmente la politica monetaria.
Il fatto invece che la parti lunghe delle curve non scendano più di tanto, riflette attese di un ciclo economico che prosegue, evitando la recessione anche nel 2024.
Sono attese che permetterebbero agli investitori di incassare il flusso cedolare ora offerto dai mercati obbligazionari e di realizzare guadagni in conto capitale dal calo dei tassi sulle scadenze brevi e medie.

