Le ultime riforme rivolte ad alcune delle più grandi aziende in Cina hanno come obiettivo quello di diminuire il divario tra ricchi e poveri. Si tratta di regolamentazioni più stringenti e mirate nel settore education, digital e tech che fanno parte del piano di “prosperità comune” voluto fortemente dal presidente Xi Jinping, ma con importanti ripercussioni economiche e finanziarie.
La stretta sembra aver creato scompigli e ribassi improvvisi sull’azionario cinese. Questi interventi normativi hanno minato alla fiducia degli investitori esteri? Lo abbiamo chiesto alle principali società di gestione del risparmio.
La dinamica instaurata dal governo cinese a inizio anno ha sicuramente destabilizzato gli investitori, ma per i gestori che hanno partecipato alla nostra inchiesta gli investitori dovranno adattarsi alla nuova direzione politica proposta, più orientata agli aspetti sociali che alla sola crescita mirando alla qualità della stessa in ottica di lungo termine.
Il rischio normativo non è un caso isolato e continuerà a persistere, rimanendo un importante fattore di volatilità per i mercati nel breve termine. Maggiore deve quindi essere la consapevolezza dell’assunzione di un rischio più elevato quando si investe in Cina. Ma il mercato rimane interessante grazie all’elevato tasso di crescita, prezzi delle azioni a sconto, ampio mercato interno e continua innovazione del Paese. Non ha senso dunque evitarlo sulla scia della preoccupazione degli impatti regolatori.
Quali sono le scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e le prospettive nel medio termine?
Prevale tra i gestori un approccio ampio e attivo alla Cina. Un’allocazione dinamica tra settori, aree di capitalizzazione e titoli, con l’emergere dei nuovi temi di investimento.
Le valutazioni rimangono attrattive soprattutto nel settore consumi e tecnologia. Ottime le opportunità nelle energie rinnovabili, tecnologie pulite, energia nucleare, semiconduttori e produzione di fascia alta. L’e-commerce appare ben posizionato per godere di una crescita continua e forte. In particolare, le aziende più allineate con le priorità del Governo presentano maggiori opportunità d’investimento.
Le attese nel medio-lungo termine sono positive anche grazie a fondamentali robusti alla luce della forte crescita degli utili aziendali degli ultimi dici anni.
Più penalizzati al momento sono i settori come il Real Estate e il Banking, in attesa delle evoluzioni sull’immobiliare locale dopo il default di Evergrande.
Vediamo in dettaglio i singoli contributi:

