Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos Partners SGR

I mercati sono in fase di iperstimolazione e cercano di capire quello che sta davvero succedendo al di là delle comode narrazioni che presentano tutto come se fosse chiaro e definito.

La prima narrazione, quella della guerra terminata e dell’imminente ritorno alla normalità, si sta rivelando ancora una volta prematura, ma non viene ancora sostituita da una narrazione di segno opposto. Qualche petroliera, del resto, passa attraverso lo stretto di Hormuz, mentre la ripresa degli scontri armati è derubricata a incidente nell’ambito di un cessate il fuoco che resta lo schema di riferimento. Insomma, la crisi energetica è lungi dall’essere terminata e per alcuni aspetti si aggrava giorno dopo giorno, ma tutto avviene lentamente, così che i danni per l’economia globale vengono assorbiti molto meglio di quanto si era creduto.

Anche la seconda narrazione, quella dell’inflazione destinata ad accelerare e a costringere le banche centrali ad alzare i tassi, viene ridimensionata e sfumata. Il confronto con la realtà ci dice che i rialzi dei prezzi non si stanno traducendo in inflazione salariale e che l’inflazione core si mantiene su livelli vivaci ma ancora accettabili. Anche le buone notizie sull’occupazione in America, ormai in ripresa da tre mesi, vengono relativizzate. E’ vero, si creano di nuovo molti posti di lavoro, ma il tasso di disoccupazione è stabile e non fa pensare a un surriscaldamento. L’effetto pratico è che il nuovo governatore Warsh avrà due argomenti per opporsi a un rialzo dei tassi, ovvero la stabilità del tasso di disoccupazione e il dato strutturale dell’aumento della produttività che deriverà dall’introduzione dell’intelligenza artificiale.

Finiremo così col vedere un rialzo dei tassi in Europa per onore di firma, ma ancora nulla vedremo in America per alcuni mesi finché il quadro generale rimarrà quello che abbiamo sotto gli occhi.

Anche le paure sull’intelligenza artificiale sono da ridimensionare. Nulla fa ancora pensare a un rallentamento dei ritmi di costruzione del settore. La domanda di componenti, di attrezzature e di energia per i data center non dà segni di stanchezza. L’aumento dell’offerta di questi fattori, come ad esempio le memorie prodotte in Corea, non è ancora tale da fare pensare a una caduta rovinosa dei prezzi e degli utili. Dove, del resto, i prezzi scendono o dove l’efficienza migliore, l’effetto sulla creazione di domanda aggiuntiva è tale da più che compensare gli eventuali minori ricavi unitari.

Nelle ultime settimane si è certamente prodotto un sovraffollamento di investitori in alcune aree dell’intelligenza artificiale e un rigonfiamento delle valutazioni troppo rapido. Siamo però entrati da pochi giorni in una fase di correzione laterale, che potrebbe protrarsi per tutta l’estate, destinata a riportare posizionamento e valutazioni su livelli sostenibili.

A moderare gli ardori rialzisti contribuirà presto l’aumento dell’offerta di titoli per effetto dei collocamenti iniziali di grandi nomi della tecnologia che stanno per fare il loro ingresso in borsa. I mercati sono perfettamente in grado di assorbire questi collocamenti, ma il loro effetto resterà comunque simile a quello del bicchiere di acqua fredda versato nella pentola in ebollizione.

Come si vede i problemi non mancano, ma non hanno per ora proporzioni tali da imporre ai mercati un ripensamento radicale e un’inversione di tendenza.

Questo è un mondo che ha voglia di forzare le cose, ma senza arrivare a rotture. Le tensioni geopolitiche sono evidenti, ma prevale ancora, dopo tutto, la volontà di non farle scivolare su piani difficili da controllare. Lo stesso con l’inflazione. La si accetta più di una volta nel nome della crescita, ma stando attenti a non esagerare. Lo stesso anche con le valutazioni dei mercati azionari, generose ma meno folli di come si potrebbe pensare. E anche l’ottimismo degli investitori, per quanto diffuso, non è ancora patologico e dove lo è, come in Corea, viene ridimensionato da brevi ma brusche correzioni.

È un mondo che vuole correre veloce, ma cerca anche di evitare incidenti. Dopo la pausa estiva, se le vicende geopolitiche non si saranno ulteriormente aggrovigliate, il rialzo potrà riprendere, includendo di più i mercati emergenti, l’Europa e i settori produttivi tradizionali che saranno pronti a trarre davvero beneficio dall’innovazione tecnologica.