Tiffany Wilding, Economista di PIMCO

 

Il recente discorso di Christopher Waller (governatore della Fed) ha assunto toni più hawkish del previsto. Waller è il primo membro del FOMC con diritto di voto ad aver prospettato nuovi rialzi dei tassi d’interesse nel 2026 qualora si registrasse un altro dato elevato sull’inflazione. Anche se il successivo dato sull’inflazione CPI di giugno si è raffreddato, il presidente della Fed Kevin Warsh ha ribadito che la battaglia per la stabilità dei prezzi non è ancora vinta.

Tiffany Wilding

La previsione di base di PIMCO resta quella di tassi invariati fino al 2026, ma le parole di Waller indicano che la Fed tollererà meno del previsto una persistente deviazione dall’obiettivo, aumentando l’importanza dei prossimi dati macroeconomici.

La discrepanza tra CPI e PCE e l’effetto IA

L’inflazione CPI core si è stabilizzata tra il 2,6% e il 2,9%, ma il PCE core (l’indicatore preferito dalla Fed) è salito al 3,4% a maggio, oltre la soglia di tolleranza della banca centrale. Questa divergenza dipende principalmente dal peso che il PCE attribuisce a software e servizi finanziari, due settori spinti dai massicci investimenti in intelligenza artificiale e dalle ottime performance dei mercati azionari. A questo si sono aggiunti gli aumenti dei prezzi legati ai dazi, che hanno compensato i progressi registrati nei servizi e nel settore abitativo.

Offerta contro Domanda

La questione cruciale è se l’accelerazione del PCE core rifletta shock temporanei dal lato dell’offerta (dazi, energia, input per l’IA) o una domanda persistente. Sebbene la crescita moderata dei consumi nel primo trimestre e la stabilità del mercato del lavoro – con costi unitari coerenti con l’obiettivo del 2% – suggeriscano pressioni prevalentemente dal lato dell’offerta, la persistenza dell’inflazione potrebbe spingere la Fed ad agire in via preventiva per mantenere ancorate le aspettative. Waller ha infatti accennato a regole di politica monetaria che indicherebbero un tasso attuale persino accomodante di circa 100 punti base rispetto ai dati correnti.

Le prospettive per la seconda metà del 2026

Il dato CPI di giugno suggerisce che l’imminente PCE (atteso il 30 luglio 2026) si attesterà su un modesto 0,2%, concedendo tempo alla Fed. PIMCO prevede una moderazione dell’inflazione nella seconda parte dell’anno grazie a tre fattori:

-L’attenuarsi degli shock temporanei su dazi ed energia.

-L’effetto della “stagionalità residua” (inflazione storicamente più bassa nei mesi finali dell’anno).

-Le revisioni statistiche annuali di settembre, che ridurranno il peso delle categorie legate all’IA, ridimensionando la discrepanza tra CPI e PCE.

Implicazioni per gli investitori

Anche se la Fed sta preparando i mercati a un possibile inasprimento in caso di sorprese negative, la situazione attuale è profondamente diversa da quella del 2022: mancano stimoli fiscali straordinari, il mercato del lavoro non genera surriscaldamento e i rendimenti reali sono molto più elevati. Per gli investitori obbligazionari, i rendimenti di partenza offrono oggi un solido cuscinetto di reddito capace di assorbire eventuali fluttuazioni dei prezzi, confermando l’attrattiva delle obbligazioni sia in uno scenario di discesa dell’inflazione sia in caso di rallentamento economico.