Natalie N. Trevithick, Managing Director e Head of Investment Grade Corporates di Payden & Rygel

Dopo un 2025 molto positivo, il credito investment grade entra nel 2026 con prospettive più complesse. Pur in un contesto di attesa normalizzazione dei rendimenti, continua a offrire livelli di reddito interessanti e una buona resilienza in uno scenario macroeconomico incerto.
A inizio anno si prevedevano rendimenti in linea con quelli precedenti, sostenuti soprattutto dal carry e, potenzialmente, da tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Questo quadro si è però parzialmente modificato: il primo trimestre è stato moderatamente negativo, portando la performance da inizio anno su livelli sostanzialmente piatti.

Assumendo un flusso cedolare stabile nei prossimi mesi, i rendimenti complessivi dovrebbero risultare inferiori alle attese iniziali. Le tensioni geopolitiche, con la crisi in Iran, hanno ulteriormente complicato il contesto e richiedono attenzione per i possibili effetti su inflazione, crescita e politica monetaria. Sebbene i mercati abbiano recuperato, è ancora presto per valutare gli impatti di medio-lungo periodo. Nonostante ciò, la view sul credito resta costruttiva.
Gli spread delle obbligazioni societarie rispetto ai Treasury di pari scadenza si collocano oggi intorno a 73 punti base, vicino ai minimi dell’anno, e potrebbero restringersi ulteriormente fino a 60 punti base, livelli che non si registravano dal 1997. I rendimenti più elevati offrono protezione e la volatilità moderata tende a riassorbirsi nel tempo.
Stabilità e domanda solide
Il credito investment grade ha mostrato una buona tenuta rispetto all’azionario, confermandosi un bene rifugio relativo. La domanda resta molto forte: il mercato si sta avvicinando a 1.000 miliardi di dollari di nuove emissioni corporate da inizio anno, con oltre 100 miliardi provenienti da grandi hyperscaler come Amazon, Alphabet e Meta, operazioni che hanno registrato una domanda particolarmente robusta. La qualità degli emittenti è un ulteriore punto di forza: molte large cap, in particolare tecnologiche, generano flussi di cassa significativi e presentano bilanci solidi e rating elevati, in netto contrasto con cicli passati come quello di fine anni ’90.
I timori di un eccesso di offerta non si sono concretizzati. L’ampia liquidità disponibile e la preferenza degli investitori per asset di qualità hanno favorito l’assorbimento delle nuove emissioni. Inoltre, il rialzo dei Treasury ha reso più attraenti i rendimenti complessivi, evitando pressioni sugli spread.
Private credit: impatti limitati sui mercati investment grade pubblici
Alcuni segmenti, come le Business Development Companies (BDC), hanno registrato pressioni, con limitati effetti di contagio su banche e assicurazioni esposte al private credit. Tuttavia, il peso complessivo resta contenuto e il rischio sistemico appare limitato. Anzi, emerge il valore della liquidità: i mercati pubblici investment grade offrono liquidità giornaliera, a differenza del private credit, dove possono esserci vincoli ai rimborsi. A livello settoriale, l’approccio resta diversificato, con preferenza per banche sistemiche globali, utility – soprattutto legate alla domanda energetica dell’intelligenza artificiale – e alcune aree selezionate della tecnologia.
Gli spread non appaiono particolarmente convenienti: non è un contesto di “occasioni”, ma di costruzione di portafogli ben diversificati su emittenti A e BBB. Con rendimenti intorno al 5%-5,25%, l’asset class continua comunque a offrire un profilo rischio-rendimento interessante.
Nel complesso, il comportamento resta positivo, soprattutto su base corretta per il rischio. I mercati obbligazionari si mantengono ordinati: la volatilità è legata principalmente ai movimenti dei tassi, mentre i fondamentali creditizi restano solidi e gli spread stabili.
L’attenzione resta focalizzata sul quadro macroeconomico – in particolare occupazione e utili – evitando reazioni eccessive agli eventi di breve termine. Il nostro approccio si fonda sull’analisi dei fondamentali di lungo periodo e sulla valutazione dell’impatto delle condizioni macro sull’economia nel suo complesso. Non è necessario attendere la Fed: i mercati tendono ad anticipare le mosse di politica monetaria e i rendimenti attuali sono già interessanti. Anche senza tagli dei tassi, il carry resta una fonte di rendimento rilevante, rendendo il contesto favorevole senza bisogno di market timing.
In questo scenario, la gestione attiva è cruciale. In un mercato con circa 2.000 miliardi di nuove emissioni annue e dimensioni complessive vicine ai 10.000 miliardi, un approccio dinamico permette di cogliere opportunità su nuove emissioni, duration, settori e valore relativo.
Il credito investment grade si conferma una componente core nei portafogli diversificati: offre reddito, stabilità relativa e diversificazione rispetto agli asset più rischiosi. Nonostante fasi di volatilità, generalmente temporanee, mantiene un solido equilibrio tra rendimento e resilienza in un contesto macro ancora incerto, dove selettività, qualità e gestione attiva restano determinanti. Il rendimento iniziale continua a rappresentare uno dei principali indicatori dei rendimenti complessivi attesi nel medio periodo, quindi non ci sorprenderebbe se le obbligazioni societarie investment grade generassero rendimenti superiori al 5%.

