I segmenti investment grade e high yield hanno mostrato una buona tenuta fino a questo momento. Chris Iggo, Chief Investment Officer AXA IM Core, BNPP AM

Il conflitto in Medio Oriente e il conseguente shock energetico rischiano di riaccendere l’inflazione globale nei prossimi mesi. La storia economica suggerisce che ogni crisi geopolitica che coinvolge il petrolio tende a produrre effetti simili: prezzi dell’energia in aumento, rendimenti obbligazionari più alti, maggiore volatilità dei tassi d’interesse e, spesso, crescita economica più debole.
Se il conflitto dovesse prolungarsi, le conseguenze per i mercati finanziari potrebbero essere significative. Gli spread creditizi tenderebbero ad allargarsi e le valutazioni azionarie a ridursi.
In un contesto del genere, nemmeno l’ottimismo legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale sarebbe sufficiente a compensare l’aumento dei premi al rischio nel breve periodo. Quando il conflitto si concluderà potrebbero emergere opportunità di valutazione. Fino ad allora, strumenti finanziari con bassa duration, credito solido e protezione dall’inflazione potrebbero offrire una certa difesa.
Opportunità nel credito
I prezzi dei futures sul petrolio suggeriscono che il mercato si attende una risoluzione relativamente rapida del conflitto. Se i Paesi del G7 riuscissero a coordinare il rilascio delle riserve strategiche, , i mercati energetici potrebbero ricevere un certo sollievo. In questo caso, l’impatto sull’inflazione globale sarebbe contenuto.
Anche il mercato degli inflation swap riflette questo scenario: sarebbe molto più preoccupante se iniziasse a prezzare un livello permanentemente più elevato di inflazione, soprattutto alla luce delle tensioni sociali legate al costo della vita.
Una rapida riduzione delle tensioni di mercato potrebbe far emergere nuove opportunità di investimento. Il mercato del credito ha mostrato finora una buona tenuta. Gli spread si sono allargati, ma negli Usa e nell’area euro – sia nel segmento investment grade sia in quello high yield – restano in linea con i livelli massimi registrati nel quarto trimestre del 2025.
Recentemente negli Stati Uniti si è registrata una giornata record di emissioni di obbligazioni societarie, assorbite rapidamente dagli investitori e, nonostante alcune notizie negative sul credito privato, non ci sono segnali di un calo della domanda per titoli investment grade di buona qualità.
Nel segmento high yield, più vicino al mondo del private credit per livello di leva finanziaria ed esposizione alle aziende di medie dimensioni, i fattori tecnici restano positivi. I pagamenti delle cedole agli investitori tendono infatti a superare il volume delle nuove emissioni, sostenendo il mercato attraverso il reinvestimento.
Nel breve periodo, tuttavia, l’aumento dei tassi potrebbe penalizzare i rendimenti obbligazionari. Strumenti con minore esposizione alla volatilità dei tassi, con spread più elevati e con protezione dall’inflazione potrebbero offrire una difesa temporanea.
Guardando al quadro più ampio, gli investitori devono interrogarsi su due questioni.
La prima riguarda il breve periodo: cosa accadrebbe se il conflitto si prolungasse per diverse settimane, con una riduzione persistente dell’offerta globale di petrolio e gas?
La seconda è più strutturale: questo conflitto rappresenta un segnale di rischio geopolitico destinato a rimanere più elevato nel tempo?
Un mondo caratterizzato da competizione per risorse scarse, controllo delle rotte commerciali e nuove alleanze geopolitiche, insieme alla crescente domanda di energia legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, potrebbe portare a premi per il rischio inflazionistico più elevati e a una maggiore volatilità dei tassi.
Tensioni nelle relazioni internazionali, un maggiore ricorso alla forza militare, politiche commerciali più protezionistiche e cambiamenti nei flussi di capitale potrebbero tradursi in inflazione più alta e crescita economica più debole.
Questo non significa tornare agli anni ’70. Ma potrebbe costringere gli investitori a riflettere su come i rischi geopolitici influenzino l’allocazione di lungo periodo degli investimenti, tra classi di attivo, profilo di liquidità ed esposizione geografica.

