Maud Giese, Investment Specialist, Swiss and Global Equity, UBP

Il recente annuncio degli Stati Uniti di voler imporre dazi del 39% sull’export svizzero a partire dal 7 agosto, potrebbe avere diverse implicazioni.
La Svizzera è il settimo maggiore investitore straniero negli Stati Uniti: 500 aziende svizzere contribuiscono all’economia USA con circa mezzo milione di posti di lavoro e con investimenti rilevanti in ricerca e sviluppo. Questa forte presenza economica svizzera negli USA potrebbe rivelarsi un vantaggio nei futuri negoziati.
Allo stesso modo, le aziende statunitensi in Svizzera, in particolare quelle operanti in settori ad alto valore aggiunto come quello farmaceutico e tecnologico, beneficiano della forza lavoro qualificata e del contesto stabile del Paese.
Si prevede che i dazi colpiranno principalmente le aziende svizzere, nonché le imprese statunitensi e straniere con attività produttive in Svizzera. È probabile che una parte degli oneri e dei costi aggiuntivi sarà trasferita sui clienti statunitensi.
Sebbene le aziende svizzere generino circa il 28% dei loro ricavi negli Stati Uniti, gran parte dei beni venduti è prodotta localmente. Ciò vale anche per il segmento small e mid cap: circa il 55-65% delle vendite totali negli Stati Uniti è prodotto localmente, quindi esente da dazi. Inoltre, le esportazioni svizzere riguardano spesso prodotti ad alto valore aggiunto e di importanza strategica. Il che consente alle aziende di trasferire i costi dei dazi ai clienti statunitensi e quindi di mitigare l’impatto complessivo.
Impatto su specifici settori
Orologi e gioielli: Il settore degli orologi di lusso e dei gioielli dovrà affrontare diverse sfide legate ai dazi; tuttavia, questo mercato è meno sensibile ai prezzi rispetto ad altri settori orientati al consumo, poiché la sua clientela può scegliere strategicamente dove acquistare i prodotti. Sebbene i commercianti al dettaglio con sede negli Stati Uniti potrebbero incontrare difficoltà, l’impatto diretto sui produttori svizzeri dovrebbe essere minimo.
Raffinazione dell’oro: In quanto hub mondiale per la raffinazione dell’oro, la Svizzera esporta una quota significativa di metalli preziosi che transitano semplicemente attraverso le sue raffinerie. L’introduzione di un dazio del 39% sull’oro potrebbe ridurre drasticamente il flusso commerciale tra la Svizzera e gli Stati Uniti, con un conseguente calo dei volumi e dei margini. Tuttavia, poiché nessuna azienda svizzera quotata presenta un’esposizione rilevante nel settore della raffinazione dell’oro, è improbabile che il mercato azionario svizzero ne risenta direttamente.
Outlook per le azioni svizzere
Sebbene le prospettive economiche complessive della Svizzera rimangano positive, si prevede che i dazi avranno un impatto negativo sul mercato azionario svizzero. Ciò vale in particolare per le aspettative di crescita degli utili per azione (EPS), soprattutto se gli stessi dazi saranno applicati alle esportazioni farmaceutiche, che potrebbero anche dover affrontare le sfide derivanti dall’applicazione della clausola “Most Favoured Nation” (MFN). Tuttavia, l’entità dell’impatto varierà da società a società. Il che evidenzia l’importanza di un approccio di investimento selettivo.
Alla luce di questi sviluppi, potrebbe essere opportuno concentrarsi sui leader globali con potere di determinazione dei prezzi: molte società svizzere producono beni di rilevanza strategica, in particolare nel segmento small e mid cap. Queste società dovrebbero essere ben posizionate per trasferire l’aumento dei prezzi ai propri clienti, mitigando l’impatto dei dazi.
Inoltre, si potrebbe incrementare l’esposizione su società con un’esposizione minima o nulla agli Stati Uniti, che non dovrebbero essere impattate dai dazi, o almeno solo marginalmente.
Al tempo stesso, occorre prestare attenzione al modello “local-for-local”. Le società che operano secondo questo modello di produzione dovrebbero essere infatti meglio posizionate per far fronte alle sfide attuali.
Per quanto riguarda il settore farmaceutico, potrebbe essere vantaggioso adottare un’esposizione selettiva, con un sottopeso sulle grandi aziende farmaceutiche. Privilegiando, invece, i produttori di farmaci generici, meno colpiti dalla legge MFN.

