Debito: i titoli obbligazionari europei potrebbero offrire opportunità più interessanti rispetto a quelli Usa. Guillaume Rigeade, Co-Head of Fixed Income di Carmignac

Dall’inizio del 2026, le curve dei rendimenti si sono appiattite in modo significativo, poiché gli investitori hanno progressivamente incorporato il cambiamento di tono delle principali banche centrali, sia negli Stati Uniti sia in Europa. In questo contesto, la cautela resta giustificata sulle scadenze più lunghe, le cui valutazioni riflettono solo in modo imperfetto i rischi associati a un’inflazione più volatile e a un debito pubblico persistentemente elevato.

Al contrario, i segmenti a breve e medio termine delle curve dei rendimenti appaiono ora più interessanti. Nell’Eurozona, i tassi a breve termine offrono non solo carry, ma anche margini di compressione dei rendimenti in uno scenario in cui la BCE si dimostri più accomodante di quanto attualmente previsto.

Un contesto prolungato di tassi elevati non è mai privo di conseguenze per l’economia reale

Pur non prevedendo nei prossimi mesi uno scenario paragonabile alla crisi dei mutui subprime, stanno comunque iniziando a emergere i primi segnali di tensione in alcuni segmenti del mercato del credito. Altre aree di vulnerabilità potrebbero manifestarsi man mano che gli effetti cumulativi dell’inasprimento della politica monetaria continueranno a trasmettersi all’economia.

Nel più lungo periodo, la prosecuzione dell’espansione economica richiederà probabilmente un ritorno a condizioni finanziarie più accomodanti, nonché un continuo ricorso sia all’indebitamento pubblico sia a quello privato. In questo contesto, l’irripidimento delle curve dei rendimenti rimane, a nostro avviso, lo scenario più probabile.

Tuttavia, questo futuro irripidimento delle curve dei rendimenti non dovrebbe necessariamente essere accompagnato da un calo strutturale dei rendimenti sulle scadenze più lunghe. L’accumulo dei deficit pubblici, il crescente fabbisogno di finanziamento e l’aumento dell’incertezza riguardo alle traiettorie dell’inflazione dovrebbero indurre gli investitori a richiedere premi a termine più elevati, in particolare negli Stati Uniti, dove sono presenti tutti e tre questi fattori.

L’Europa, al contrario, potrebbe offrire opportunità più interessanti sui mercati obbligazionari nei prossimi mesi

Gli investitori stanno infatti scontando un percorso di politica monetaria particolarmente restrittivo, nonostante le prospettive di crescita rimangano fragili e le pressioni inflazionistiche di fondo siano significativamente più contenute rispetto agli Stati Uniti. Questa asimmetria crea margini per opportunità tattiche sulle scadenze europee a breve e medio termine, dove il profilo rischio-rendimento appare attualmente più favorevole rispetto all’altra sponda dell’Atlantico.

In un contesto di questo tipo, le strategie obbligazionarie flessibili dovrebbero mantenere un vantaggio decisivo. La loro capacità di alternare posizioni lunghe e corte sulla duration nelle diverse aree economiche dovrebbe consentire loro di beneficiare sia degli episodi di allentamento monetario tattico sia delle fasi di pressione sui rendimenti a lungo termine, destinati probabilmente a diventare più frequenti in un mondo caratterizzato da livelli di debito strutturalmente elevati.