Il decennale Usa sfonda il 5%. Rendimenti ai livelli del 2007. E l’onda raggiunge anche i titoli di stato di Tokyo. Articolo tratto da Asset Intelligence – Il Quotidiano fatto con l’AI

Dati economici sopra le attese, una Fed pronta a stringere ancora e un’asta andata male spingono il Treasury a 10 anni al 5,114%. Nella prima mattinata in Europa, il titolo giapponese tocca il massimo dal 1996.
Per trovare un Treasury decennale a questi livelli bisogna tornare all’estate del 2007, poco prima che scoppiasse la crisi dei mutui subprime. Mercoledì il rendimento del titolo a 10 anni ha chiuso al 5,114%, con il movimento giornaliero più ampio da quasi 18 mesi. Una volta superata la soglia del 5%, che i mercati guardavano da settimane, la salita ha preso velocità.
Non è stato un movimento isolato. Il cinque anni ha toccato il 5, 031% durante la seduta e ha chiuso appena sotto, al 4,998%. Il sette anni si è portato al [5,050]% e il tre anni nell’intraday ha registrato un massimo di 5,006% per poi chiudere al 4,963%. È il segnale che gli investitori stanno rivedendo al rialzo le attese sui tassi per tutti i prossimi anni, non soltanto per il lungo periodo.
Una serie di brutte notizie
A innescare le vendite è stata una serie di notizie arrivate nella stessa giornata. I dati preliminari S&P Global di settembre hanno descritto un’economia americana più vivace del previsto, con l’attività privata in crescita al ritmo più veloce da oltre cinque anni. Un’economia così forte, però, spinge anche i prezzi: i costi sostenuti dalle imprese sono saliti come non accadeva da quattro anni, soprattutto per carburanti e trasporti. Poco dopo il governatore della Fed Michael Barr ha detto che, nel suo scenario, serviranno altri interventi per riportare l’inflazione sotto controllo. Si sono aggiunti un’asta di titoli a cinque anni accolta con scarso entusiasmo e un petrolio ancora in rialzo.
Il contesto spiega perché il mercato reagisca così. Il 16 settembre la Fed di Kevin Warsh ha alzato i tassi per la prima volta in tre anni, portandoli nella fascia 3,75-4%. Ora gli operatori considerano probabile una seconda mossa. Secondo il FedWatch del CME, la probabilità di un rialzo a ottobre è salita al 66,4%, mentre solo un mese fa era sotto il 10%.
Anche il Giappone…
Giovedì mattina presto (ora europea) l’onda ha raggiunto il Giappone. Il rendimento del decennale di Tokyo è salito al 3,058%, il livello più alto dall’agosto 1996, con un rialzo di 7,4 punti base. La Borsa giapponese era rimasta chiusa tre giorni per festività e ha scontato tutto in una volta. Pesano anche i fattori interni: la Banca del Giappone ha appena portato il tasso di riferimento all’1,25%, il massimo dal 1995, e il mercato si aspetta che non si fermi qui.
Il rialzo dei rendimenti diventa un problema per tutti perché arriva in un mondo molto indebitato. Secondo l’Institute of International Finance, nel primo semestre il debito globale ha raggiunto il record di 365.000 miliardi di dollari. In un anno le economie avanzate hanno pagato più di 3.500 miliardi in interessi, più di quanto il mondo abbia investito in intelligenza artificiale o in difesa.
Wall Street ha chiuso in calo: l’S&P 500 ha perso lo 0,75%, il Nasdaq l’1,13% e il Dow Jones lo 0,68%. Le prossime mosse dipenderanno da due fattori: il prezzo del petrolio legato al conflitto con l’Iran e la riunione della Fed del 28 ottobre.

