La diversificazione è sempre utile in un portafoglio, ma diventa ancora più cruciale alla luce della rapidità con cui evolve l’industria tecnologica. Daniel Morris, Chief Market Strategist, Co-head of the Investment Insights Centre di BNP Paribas AM

Le notizie dell’ultima settimana hanno messo in luce diversi aspetti del potenziale dirompente dell’AI. Gli annunci di investimenti in conto capitale ancora più elevati da parte di aziende come Alphabet, la holding di Google, fanno pensare a margini di profitto più bassi. La maggiore disponibilità di strumenti di intelligenza artificiale open source riduce i potenziali ricavi dei concorrenti e mette quindi in discussione la sostenibilità di investimenti tanto ingenti. E’ difficile quantificare l’impatto complessivo della “distruzione creativa” generata dall’AI sul mercato del lavoro e sulla domanda dei consumatori, soprattutto quando le competenze professionali diventano improvvisamente molto meno preziose e si perdono posti di lavoro.
E’ possibile che le stime di crescita degli utili per il settore tecnologico vengano riviste al ribasso, ma è comunque probabile che restino nettamente migliori rispetto a quelle dei titoli non tecnologici. Attualmente, si prevede un incremento dei profitti delle aziende tech del 31% quest’anno, contro appena il 10% dei titoli non tech (per il 2025 le stime sono rispettivamente del 26% e del 6%).
Con un divario così ampio, improbabile che i titoli non tecnologici riescano a battere in modo duraturo quelli tech, a meno che le prospettive di profitto del settore non peggiorino sensibilmente o le valutazioni non si ridimensionino.
Paradossalmente, il rischio di valutazione potrebbe essere maggiore per i titoli “value” che per quelli tecnologici. Lo z-score del rapporto prezzo/utili (P/E) prospettico per il Nasdaq 100 è pari a 0,2, mentre quello dei titoli tecnologici dei mercati emergenti è in linea con la media di lungo periodo (z-score pari a zero). Per alcuni indici value, invece, il punteggio è decisamente più elevato. L’MSCI Japan e il Russell 1000 Value presentano entrambi uno z-score del P/E pari a 1,8. L’Europa rappresenta una parziale eccezione, con uno z-score di 0,5: sopra la media, ma non a livelli estremi.
Gli eventi recenti non fanno che rafforzare l’importanza di una buona diversificazione dell’esposizione al settore tecnologico, sia tra industrie diverse sia tra aree geografiche, includendo mercati sviluppati ed emergenti. Quasi ogni operatore può essere messo in difficoltà dall’innovazione, ma è probabile che il nuovo vincitore emerga comunque all’interno dello stesso indice. Le perdite su un singolo titolo dovrebbero quindi essere compensate dai guadagni su un altro, mentre gli utili complessivi continuano a crescere.

