David A. Meier, Economist, Julius Baer

Il dollaro statunitense rimane forte, ma continuiamo a ritenere che il suo rafforzamento sia temporaneo. Il sostegno derivante dai prezzi elevati del petrolio, dai flussi verso i beni rifugio, dalla crescita superiore degli Stati Uniti e dalle aspettative di una politica aggressiva della Fed probabilmente si attenuerà nel tempo, lasciando maggiore spazio ai fattori strutturali sfavorevoli.

Nonostante un lieve indebolimento dall’inizio del mese, il dollaro statunitense rimane forte, con il cambio EUR/USD intorno a 1,12 e l’indice DXY vicino a 101,8. A prima vista, questo andamento potrebbe sembrare in contrasto con la nostra previsione di un dollaro più debole nei prossimi trimestri. Continuiamo tuttavia a ritenere che i fattori che attualmente sostengono il biglietto verde siano in gran parte di natura temporanea.

L’aumento dei prezzi del petrolio dovuto alla crisi dello Stretto di Hormuz ha rappresentato un importante fattore trainante, con una correlazione positiva da quando gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di energia. Le nostre prospettive indicano tuttavia prezzi del petrolio più moderati nel medio termine.

Nel frattempo, le periodiche crepe nel rally azionario trainato dall’intelligenza artificiale hanno innescato episodi di avversione al rischio che continuano a favorire il dollaro grazie al suo status di bene rifugio.

Ci vorrebbe un crollo più marcato del settore dell’intelligenza artificiale, tale da incidere sulla crescita e spingere la Fed ad abbassare i tassi, per indebolire il dollaro. Inoltre, il vantaggio degli Stati Uniti in termini di crescita – un importante fattore trainante negli ultimi mesi – sta gradualmente perdendo rilevanza, poiché l’attività economica nell’Eurozona mostra segnali di ripresa e dovrebbe convergere in futuro. Infine, le aspettative di rialzi dei tassi da parte della Fed sembrano aver raggiunto un picco. Di recente, i mercati hanno spostato ulteriormente in avanti nel tempo le attese di rialzo dei tassi e continuiamo a ritenere che siano stati scontati troppi rialzi.

Al di là delle prospettive cicliche, il contesto strutturale rimane coerente con un andamento di indebolimento del dollaro nel lungo termine, caratterizzato da deficit persistenti delle partite correnti e da una maggiore dipendenza dagli afflussi di capitali (legati all’IA), alla luce del calo della domanda di Treasury statunitensi dovuto alla continua diversificazione degli investitori.

Va riconosciuto che l’Europa rimane la principale variabile d’incertezza per il cambio EUR/USD, soprattutto alla luce dell’incertezza politica e fiscale in Francia, che ha provocato un forte aumento degli spread degli OAT. Ciononostante, per il momento confermiamo le nostre previsioni sul cambio EUR/USD, pari a 1,15 a tre mesi e a 1,20 a dodici mesi. Queste proiezioni sono effettivamente più ottimistiche rispetto al consenso, ma rimangono comunque ampiamente all’interno dell’intervallo delle aspettative, mentre la dispersione tra le previsioni degli analisti è aumentata.