Dollaro Usa: la divisa si è rafforzata sulla scia delle prospettive restrittive della Fed e della maggiore credibilità della sua politica monetaria. David A. Meier, Economist, Julius Baer

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 Il dollaro statunitense ha riacquistato forza nell’ultima settimana, scambiando con l’euro al di sotto ma vicino al livello di 1,14. Questa rinnovata solidità è il risultato di una combinazione di segnali di politica monetaria, sviluppi geopolitici e cambiamenti nel sentiment di rischio globale. Soprattutto, l’ultimo “dot plot” della Fed ha segnalato un orientamento più restrittivo rispetto a quanto previsto in precedenza. Questo cambiamento ha indotto i mercati a rivalutare la probabilità di ulteriori aumenti dei tassi, sostenendo i rendimenti statunitensi e, di conseguenza, il dollaro.

Questo fattore ha probabilmente controbilanciato la maggiore incertezza futura sulla politica monetaria statunitense dovuta ai cambiamenti nella comunicazione introdotti dal nuovo Presidente della Fed, Warsh.Parallelamente, le percezioni relative alla governance della Fed si sono evolute, con Warsh che sembra adottare un approccio ortodosso, il che potrebbe aver alleviato alcune delle preoccupazioni persistenti riguardo all’indipendenza della Banca Centrale.

Anche i fattori geopolitici hanno avuto un ruolo. Le rinnovate tensioni relative all’accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran e l’instabilità nel Golfo hanno leggermente aumentato il rischio geopolitico e i prezzi del petrolio, rafforzando la domanda del dollaro come bene rifugio.

Allo stesso tempo, la correzione registrata la scorsa settimana sui titoli legati all’intelligenza artificiale ha innescato un breve periodo di avversione al rischio, sostenendo ulteriormente la domanda di dollaro. In particolare, il boom dell’intelligenza artificiale sembra rappresentare una situazione vantaggiosa per il dollaro, garantendo afflussi in fase di espansione e flussi verso beni rifugio in fase di contrazione. Nel loro insieme, questi fattori continuano a sostenere bene il dollaro statunitense nel breve termine.

Tuttavia, alcuni di questi venti favorevoli comportano anche dei rischi. La durata della domanda di bene rifugio legata alla situazione geopolitica rimane incerta, soprattutto se le tensioni dovessero stabilizzarsi. Inoltre, le aspettative del mercato riguardo a un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Fed potrebbero rivelarsi, a nostro avviso, eccessive poiché prevediamo piuttosto che la Fed mantenga i tassi invariati da questo punto in poi, lasciando spazio a un ridimensionamento delle aspettative. Alla luce di questo contesto, stiamo attualmente rivedendo le nostre previsioni sul dollaro americano verso un orientamento più rialzista.