Il contributo di Mauro Giangrande, head of Xtrackers sales Emea South di Dws

Ter, Aum e volumi negoziati sono i parametri più utilizzati per la selezione di un Etf. Quali altri elementi gli investitori dovrebbero tenere in considerazione per effettuare la scelta migliore?

«Il Ter, il patrimonio gestito e i volumi scambiati sono molto utilizzati perché sono informazioni facili da reperire, sia sul sito dell’emittente, sia sui portali specializzati. Inoltre, non richiedono alcuna analisi supplementare. Si tratta sicuramente di parametri utili, ma una selezione più attenta non può fermarsi a questi aspetti. In primo luogo, è fondamentale esaminare le caratteristiche del benchmark, come il numero di costituenti, il livello di concentrazione (quanti titoli hanno un peso rilevante?), il grado di rappresentatività (la capitalizzazione di mercato dei costituenti sul totale della capitalizzazione di mercato) e, in alcune situazioni, il tipo di azioni selezionate (è il caso del mercato cinese dove ci sono le categorie di titoli, A, H o Red chip). Un Etf può quindi costare meno, avere un volume di scambi maggiore, ma replicare per la stessa asset class e la medesima area geografica un indice meno interessante e rappresentativo di un altro. Dopo di che, bisognerebbe osservare anche la tracking difference, ossia la differenza di rendimento, ad esempio annuale, tra l’Etf e l’indice, calcolata utilizzando il Nav del fondo e il livello di chiusura del benchmark nella medesima valuta. Questo parametro dice moltissimo, perché misura l’efficienza della replica al di là dei puri costi espliciti rappresentati dai costi di gestione e amministrativi. Un Etf, a parità di benchmark e Ter, può performare meglio di un altro, in quanto adotta una modalità di replica (fisica o sintetica) o un domicilio più efficiente dal punto di vista fiscale o perché impiega una politica di prestito titoli più remunerativa. Per quanto, infine, riguarda la liquidità, un investitore retail, oltre ai volumi negoziati in borsa, dovrebbe monitorare anche lo spread denaro lettera medio e la profondità del book. Per un investitore istituzionale che negozia over the counter, invece, i volumi di borsa non hanno alcuna rilevanza. A contare sono le condizioni che i broker sono in grado di offrire su un dato Etf, che dipendono solo in minima parte dalla dimensione del fondo. Il parametro più importante in tal senso è, infatti, la liquidità del sottostante».

Guardando ai flussi della prima parte dell’anno, quali sono stati gli Etf della vostra gamma che hanno raccolto più interesse tra gli investitori?

«All’inizio del 2024, molti pensavano che potesse essere l’anno del fixed income, viste le attese di un’imminente riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea. In realtà, mentre la Bce ha ridotto i tassi solo a giugno, la Fed ha ritardato ulteriormente, generando un’elevata volatilità sul mercato dei governativi. Ciò ha influenzato negativamente l’appetito per le duration più lunghe. I flussi si sono quindi concentrati, da un lato, su Etf monetari a brevissima scadenza, per sfruttare il più possibile una curva dei tassi euro ancora invertita e, dall’altro, su Etf azionari globali, per beneficiare di un mercato che ha premiato soprattutto gli indici Usa, ma che ha registrato performance positive anche in Europa, Giappone e Australia. Sul gradino più alto del podio dei prodotti Xtrackers che hanno raccolto di più nel primo semestre del 2024 c’è quindi l’Etf Xtrackers Euro Overnight Swap. Si tratta di un fondo che ha beneficiato di un livello del tasso overnight elevato e ha avuto un andamento assimilabile a quello di un conto di deposito. Il patrimonio viene infatti ricapitalizzato ogni giorno al tasso di rendimento giornaliero del mercato interbancario (€STR). Al secondo posto non sorprende vedere l’Etf Xtrackers Artificial Intelligence & Big Data. Non solo per il forte interesse sul tema, ma anche perché molti investitori hanno apprezzato la metodologia adottata dall’indice benchmark, che impiega l’Ai anche per l’analisi dei brevetti e la selezione dei componenti. Infine, al terzo posto l’Etf Xtrackers Msci World Esg, a dimostrazione del fatto che la domanda per le strategie Esg è ancora molto forte, soprattutto nell’ambito dei prodotti che offrono un’esposizione globale altamente diversificata». 

In Germania abbiamo assistito a una vera e propria esplosione delle sottoscrizioni di Pac in Etf da parte dei retail. Prevedete possa verificarsi anche in Italia?

«L’ultima ricerca diffusa dal portale ExtraEtf a ottobre 2023 ha evidenziato che in Germania c’erano già oltre 7 milioni di piani di accumulo e 14 miliardi di euro che ogni anno gli investitori retail stavano facendo affluire in Etf tramite questa semplice forma di risparmio. In pratica, essi sono oggi lo strumento preferito nel Paese tedesco per chi vuole costruire un patrimonio nel medio lungo termine attraverso acquisti mensili ripetuti, perché sono strumenti facili da capire e da monitorare e hanno commissioni di gestione contenute; in aggiunta, possono essere acquistati con un semplice click sul proprio telefonino, elemento fondamentale per le nuove generazioni, ma non solo. Probabilmente in Germania l’educazione finanziaria media è maggiore rispetto all’Italia e ciò ha favorito un più veloce avvicinamento del retail agli Etf, ma non vediamo alcuna ragione specifica per la quale il successo non possa essere replicato anche nel nostro Paese. Come Xtrackers stiamo quindi investendo molto in questo ambito e sottoscrivendo partnership con le principali piattaforme online operanti in Italia, inclusi i cosiddetti neo-broker, per permettere agli investitori, esattamente come avviene in Germania, di sottoscrivere Pac ed effettuare acquisti diretti senza sostenere costi di transazione».   

Vedete la domanda di Etf attivi in aumento?

«La domanda di Etf attivi è sicuramente in forte sviluppo, anche se in Europa è a un tasso non ancora paragonabile a quello che stiamo osservando negli Stati Uniti. In America, infatti, i prodotti a gestione attiva nel primo semestre del 2024 sono stati in grado di attrarre oltre un terzo dei flussi totali in Etf, mentre in Europa, seppure in aumento, la percentuale supera di poco il 5%. Le ragioni di una crescita un po’ più lenta sono probabilmente legate a due aspetti. In primo luogo negli Usa questi strumenti godono di un vantaggio fiscale importante nei confronti dei fondi non quotati per una ragione puramente tecnica: sul mercato primario le sottoscrizioni e i rimborsi operati dagli operatori specializzati sono spesso eseguiti in natura (ossia consegnando e ricevendo direttamente i titoli del patrimonio dell’Etf), non generando quindi capital gain. In Europa il trattamento fiscale è invece allineato per entrambe le tipologie di veicoli. L’altro aspetto è probabilmente funzione del modello distributivo prevalente nei due continenti. Negli Stati Uniti la consulenza finanziaria fee-only è quella maggiormente utilizzata, mentre nel Vecchio continente i distributori tendono a preferire l’offerta di un servizio remunerato attraverso la corresponsione di retrocessioni da parte delle case di gestione. Da noi, quindi, la maggior parte delle reti mostra ancora una decisa preferenza per il collocamento di fondi attivi, mentre gli Etf sono al momento prevalentemente acquistati dalla clientela che non si avvale di consulenza (self-directed). E non sorprende che questa tipologia di investitori tenda a preferire gli Etf passivi a quelli attivi perché più semplici da comprendere. Questa è la situazione attuale, ma è altrettanto vero che il contesto di mercato si evolve costantemente. Se guardiamo più nello specifico all’Italia, stiamo infatti osservando alcuni segnali di cambiamento importanti nell’ambito proprio dei servizi di consulenza. Il numero di consulenti autonomi e delle società di consulenza finanziaria (Scf) è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 12 mesi. Inoltre, alcune reti particolarmente evolute hanno iniziato a puntare in maniera strategica sull’approccio fee-only. Entrambi questi aspetti potranno dare un’ulteriore spinta tra il retail alla diffusione degli Etf, non solo tradizionali, ma anche attivi». 

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