Deterioramento fiscale, l’elefante nella stanza. Guardando al futuro, la sfida per gli investitori sarà trovare una fonte adeguata di rendimento reale. in un contesti caratterizzato dalla repressione finanziaria.   L’analisi del team di Algebris Investments

Per i risparmiatori, il contesto che emerge è penalizzante. Con rapporti debito/PIL sempre più difficili da contenere, i governi non possono permettersi di concedere alcun premio agli investitori. Al contrario, hanno forti incentivi a adottare politiche mirate a comprimere i rendimenti reali. Tassi nominali inferiori all’inflazione permettono infatti di ridurre il debito reale anche senza crescita. Il consolidamento fiscale, invece, rappresenta un percorso lungo e doloroso di riduzione dell’indebitamento pubblico.

La repressione finanziaria, d’altra parte, non è un fenomeno nuovo. Il caso del Giappone

Il Giappone controlla esplicitamente la curva dei rendimenti dal 2016. La Cina impone limiti ai tassi di deposito da oltre trent’anni. Durante la crisi Covid, in Europa, Stati Uniti e Regno Unito circa un quinto del debito pubblico è stato trasferito sui bilanci delle banche centrali.

Per sfuggire alla repressione finanziaria, gli investitori saranno costretti ad assumere un rischio maggiore nei mercati del credito. I segmenti più rischiosi, come banche, high yield ed emergenti, sono destinati a diventare le uniche vere fonti di reddito reale.

La ricerca di rendimenti reali è quindi diventata una questione di selezione del credito

Lo spazio complessivo è limitato, ma la dispersione offre ancora opportunità. Le istituzioni finanziarie offrono rendimenti reali del 6-7%, grazie a una combinazione di dividendi elevati e share buyback. Il credito subordinato paga quasi il 3%. Nei mercati emergenti, i titoli high yield offrono rendimenti reali del 4-5%, nonostante rischi di rifinanziamento contenuti nei prossimi due anni. Le obbligazioni in valuta locale pagano rendimenti reali compresi tra il 5% e il 10%, nonostante un dollaro debole. Nel credito corporate, alcuni settori solidi, come l’immobiliare europeo e le utility statunitensi, restano indietro, in particolare nel comparto delle obbligazioni subordinate, che offrono ancora rendimenti reali del 3-4%.