EM bond, quali si comporteranno meglio nel 2026? A colloquio con Thomas Haugaard, Portfolio Manager on the Emerging Markets Debt Hard Currency (EMD HC) Team at Janus Henderson Investors
Quali ritenete siano i rischi e le opportunità per l’asset class ‘emerging bond’ derivanti dall’intervento Usa in Venezuela?
La rimozione di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti ha creato un precedente storico per quanto riguarda la volontà e la capacità di Washington di influenzare gli esiti politici nell’emisfero occidentale. A differenza delle precedenti azioni di pressione, questo intervento ha dimostrato un livello di portata operativa e intenzioni politiche senza precedenti. Per i mercati, il messaggio è chiaro: le linee rosse degli Stati Uniti in America Latina sono cambiate e gli investitori devono rivalutare la probabilità di un’azione decisiva da parte degli Stati Uniti in altri conflitti regionali o crolli istituzionali.
In Venezuela, in particolare, i primi segnali provenienti da Washington suggeriscono una strategia in due fasi. La priorità è la stabilità, non l’immediata democratizzazione. Gli Stati Uniti sembrano intenzionati a collaborare, almeno temporaneamente, con elementi del regime esistente per prevenire il collasso istituzionale e garantire la continuità delle funzioni statali critiche, in particolare nel settore energetico. In questo contesto, l’idea che María Corina Machado potesse assumere rapidamente la presidenza è svanita.
I policymaker statunitensi non sembrano convinti che Machado possa governare efficacemente nel breve termine, soprattutto date le istituzioni frammentate del Venezuela e le reti chaviste radicate.
L’attenzione iniziale è invece rivolta alla ripresa economica, a partire dalla rivitalizzazione dell’industria petrolifera. Chevron è già presente sul territorio, ma rimane l’incertezza su quanto rapidamente – e con quali garanzie politiche e legali – altre compagnie energetiche internazionali seguiranno l’esempio. Tuttavia, gli Stati Uniti spingeranno in direzione del ripristino della capacità produttiva per cercare di invertire anni di gestione economica catastrofica.
I mercati hanno reagito di conseguenza. Con la probabilità percepita di una transizione negoziata e una futura ristrutturazione del debito sovrano ora più probabile, gli investitori hanno iniziato a rivalutare gli asset venezuelani. La prospettiva di una normalizzazione della produzione petrolifera, anche se graduale, sta sostenendo PDVSA e le obbligazioni sovrane.
In breve, i mercati stanno ora negoziando sull’opzionalità di un cambio di regime, anche se il percorso politico rimane lungo, complesso e altamente incerto.
Una completa normalizzazione politica del Venezuela sarà probabilmente un processo molto lungo, ostacolato in ogni fase dalle fazioni chaviste che non rinunceranno volontariamente al potere. Tuttavia, uno Stato venezuelano più funzionale, con una migliore gestione economica, migliori condizioni di sicurezza e, alla fine, istituzioni politiche più credibili, avrebbe significative ricadute positive sulla regione. I paesi confinanti trarrebbero vantaggio dalle attività legate alla ricostruzione, dal miglioramento dei flussi commerciali e dalla riduzione delle pressioni migratorie che hanno messo a dura prova i servizi pubblici e i mercati del lavoro, in particolare in Colombia, Ecuador e Perù.
L’intervento Usa non è privo di rischi.
Alcune componenti della sinistra in America Latina potrebbero strumentalizzare la narrativa di un “intervento straniero di destra”, influenzando potenzialmente il comportamento futuro degli elettori. A livello esterno, la mossa rischia di aumentare le tensioni con la Cina, che rimane un partner commerciale e di investimento fondamentale per la maggior parte delle economie latinoamericane. Se la competizione geopolitica dovesse intensificarsi, i paesi intrappolati tra Washington e Pechino potrebbero trovarsi di fronte a scelte strategiche difficili, in particolare gli esportatori di materie prime i cui modelli di crescita sono strettamente legati alla domanda cinese.
In sintesi, mentre la riapertura del Venezuela presenta un significativo potenziale di rialzo per gli asset regionali, il percorso non è né lineare né garantito. Il mercato ha ragione a valutare con maggiore ottimismo, ma la transizione sarà influenzata da correnti geopolitiche contrastanti, sfide di legittimità interna e la lunga ombra del chavismo. Per gli investitori, le opportunità sono reali, ma lo è anche la volatilità e, in ultima analisi, il valore di recupero del complesso obbligazionario venezuelano rimane altamente incerto.
Nel disomogeneo universo dei bond emergenti, quali titoli potrebbero beneficiare di un’ulteriore riduzione dello spread nel corso del 2026?
A livello regionale, le dinamiche migratorie hanno influito sulle finanze pubbliche di paesi come Colombia, Ecuador, Perù e Cile, che hanno accolto grandi comunità di venezuelani in cerca di asilo; qualsiasi miglioramento sostenibile delle condizioni in Venezuela che rallenti i flussi migratori o incoraggi i rimpatri può alleviare marginalmente le pressioni fiscali e sociali, favorendo nel tempo il rischio sovrano. Al contrario, se l’instabilità dovesse aumentare, i flussi secondari potrebbero accelerare nuovamente e mettere a dura prova i bilanci dei paesi ospitanti.
Il ruolo di Milei nell’avanzata delle ‘destre’
La posizione degli Stati Uniti si inserisce anche in un approccio più ampio e “pratico” nei confronti dell’America Latina, che include un sostegno molto visibile al presidente Milei in Argentina attraverso strumenti di finanziamento eccezionali e appoggio diplomatico in vista delle elezioni di medio termine del 2025. Tale sostegno ha contribuito a stabilizzare le aspettative del mercato, anche se l’Argentina deve ancora affrontare le sfide della ricostituzione delle riserve e del quadro valutario, illustrando sia il potere che i limiti della politica statunitense nel plasmare i risultati dei mercati emergenti.
La sempre più probabile una svolta a destra nella regione.
Le relazioni degli Stati Uniti con la Colombia e il Perù dovrebbero quindi migliorare se questi paesi dovessero virare a destra, come sembra piuttosto probabile. Anche la recente vittoria elettorale della destra in Cile è di buon auspicio per le relazioni con gli Stati Uniti, sebbene la Cina sia una destinazione chiave per le esportazioni di materie prime cilene.
Infine, l’incertezza sui dazi e sulle norme di origine da parte di Washington è di per sé una variabile macroeconomica e l’allineamento politico tra gli Stati Uniti e i paesi dell’America Latina fornisce una certa protezione, preziosa in questo contesto incerto in cui i dazi continuano a essere utilizzati come arma.

