Nelle ultime settimane i rendimenti obbligazionari sono aumentati sensibilmente, ma il significato di questo movimento è tutt’altro che chiaro. Stefan Rondorf, Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy, AllianzGI

A spingere i rendimenti al rialzo sono i timori sulla sostenibilità del debito delle principali economie avanzate, l’atteggiamento esitante delle banche centrali, oppure, più semplicemente, una ripresa ciclica?
È improbabile che vi sia un’unica spiegazione ed è evidente che siano in gioco diversi fattori. È proprio questa combinazione di elementi a fare dei mercati obbligazionari e dell’andamento dei rendimenti il grande enigma di fine estate.
Rendimenti ai massimi pluriennali
L’aumento dei rendimenti delle obbligazioni governative è un fenomeno globale e, soprattutto sulle scadenze più lunghe, sono state superate soglie significative. Ad agosto, il rendimento dei Treasury USA a 30 anni ha superato il 5,3%, toccando il livello più alto dal 2007; quello dei titoli governativi giapponesi a 10 anni ha raggiunto i massimi dal 1996; il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni ha toccato il livello più alto dal 2011, mentre quello dei Bund trentennali si è portato sui massimi degli ultimi 15 anni.
Un altro record è stato segnato negli Stati Uniti. Il debito pubblico ha superato per la prima volta la soglia dei 40.000 miliardi di dollari, mentre il deficit di bilancio per l’anno fiscale in corso è ora stimato a circa 2.000 miliardi di dollari, ben al di sopra delle attese di solo qualche mese fa. Allo stesso tempo, il settore pubblico è sempre più in concorrenza con quello privato per attrarre capitali. Quest’anno le società con rating investment grade hanno già emesso obbligazioni per circa 1.500 miliardi di dollari, un aumento di circa un terzo rispetto all’anno precedente.
Determinanti sono state le grandi società tecnologiche, che da sole hanno raccolto circa 220 miliardi di dollari per finanziare i propri investimenti legati all’intelligenza artificiale. Il segretario al Tesoro statunitense Bessent ha reagito alle pressioni al rialzo sul segmento a lungo termine della curva dei rendimenti annunciando un aumento delle operazioni di riacquisto di Treasury bond con scadenze comprese tra i 10 e i 30 anni. Si tratta di un intervento a dir poco insolito nel mercato obbligazionario più liquido al mondo. Le probabilità di successo di misure di questo tipo verosimilmente aumenterebbero se il Tesoro le accompagnasse con iniziative volte a contenere il deficit di bilancio.
Diversamente dalle turbolenze che hanno interessato i mercati obbligazionari globali, una parte significativa dell’aumento dei rendimenti nell’Eurozona è probabilmente riconducibile alla sorprendente resilienza della crescita economica.
Nel secondo trimestre l’Eurozona ha registrato una crescita dello 0,4% su base trimestrale, il ritmo di espansione più sostenuto dall’inizio del 2025, grazie alla solidità degli investimenti e della spesa pubblica. In testa alla classifica è ancora la Spagna, con una crescita del 2,7% su base annua, seguita da Paesi Bassi, Italia, Germania e Francia.
Nel secondo trimestre la Germania, la maggiore economia dell’area, ha registrato una crescita dello 0,3%, superiore alle previsioni iniziali. L’Ifo Business Climate Index ad agosto è salito a 88,8 punti, con un miglioramento del clima di fiducia in tutti i principali settori. Le esportazioni hanno recentemente ripreso slancio e il massiccio riallocamento di risorse fiscali verso la difesa e le infrastrutture sta iniziando a produrre effetti sull’economia reale, seppure in modo graduale e piuttosto discreto. I mercati azionari confermano questo quadro: il DAX e l’EURO STOXX 50 hanno aggiornato più volte i propri massimi storici nel corso di agosto, nonostante le condizioni stagionalmente sfavorevoli.

