I commenti in previsione dell’incontro della Banca Centrale americana di Franklin Templeton Institute, BNY e MFS IM

Jeff Schulze, Head Investment Strategist di Franklin Templeton Institute, commenta:

“Ci aspettiamo che il FOMC aumenti i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli nell’intervallo 3,75%-4,00% nella riunione di mercoledì. A sostegno di questa decisione vi sono il recente rialzo dei prezzi del petrolio, la solidità del mercato del lavoro e i dati sull’inflazione di agosto, che si sono confermati elevati.
Un rialzo rafforzerebbe ulteriormente il posizionamento più restrittivo adottato dal Presidente Warsh dopo il simposio di Jackson Hole, consolidandone la credibilità nella lotta all’inflazione e sottolineandone l’indipendenza rispetto all’amministrazione.
Con i futures sui Fed Funds che attribuiscono una probabilità superiore al 90% a un intervento a settembre e con l’inflazione che si mantiene al di sopra dell’obiettivo da 65 mesi consecutivi, il margine per deludere le aspettative del mercato è estremamente limitato. Un mancato rialzo rispetto alle attese attuali potrebbe infatti provocare una correzione disordinata sul tratto lungo della curva dei rendimenti.
Riteniamo che la conferenza stampa seguirà da vicino quanto già anticipato a Jackson Hole. Warsh dovrebbe presentare il rialzo come la dimostrazione che il Comitato traduce le proprie parole in azioni concrete, ribadendo al contempo che non esiste un percorso prestabilito per la politica monetaria e rifiutandosi di anticipare un numero preciso di futuri aumenti dei tassi.
Ci aspettiamo inoltre che il valore mediano delle Summary of Economic Projections (SEP) indichi un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno e nessun incremento nel 2027.
Sebbene rimanga incerta la capacità della Federal Reserve di seguire integralmente il percorso di rialzi attualmente scontato dai mercati, riteniamo che un singolo aumento di 25 punti base abbia probabilità limitate di compromettere in modo significativo la crescita economica. Ciò è dovuto soprattutto alla relativa insensibilità dei programmi di investimento legati all’intelligenza artificiale ai livelli dei tassi di interesse. Di conseguenza, vediamo rischi contenuti nel breve termine sia per il mercato del lavoro sia per l’andamento degli asset finanziari.”
John Velis, Head of Americas Strategy di BNY, aggiunge:
“Ci aspettiamo che il FOMC approvi un rialzo dei tassi di 25 punti base questo mercoledì. La decisione attesa della Fed potrebbe inoltre registrare uno o più voti contrari a favore del mantenimento dei tassi da parte dei membri meno hawkish del Comitato. Nella riunione di luglio, quando i tassi sono stati mantenuti invariati, tre presidenti delle banche regionali della Fed avevano avevano votato contro, a favore di un rialzo dei tassi.
Nelle ultime settimane, dopo il discorso del Presidente Kevin Warsh a Jackson Hole del 28 agosto, il mercato ha assunto un orientamento ancora più restrittivo. Quel discorso, che abbiamo definito restrittivo, si è fermato appena prima di fornire un’esplicita forward guidance e ci ha indotto a rivedere la nostra previsione, che non contemplava rialzi quest’anno. Sebbene prevediamo un rialzo questa settimana, e probabilmente un altro entro la fine dell’anno, riteniamo che il percorso verso tassi di riferimento ancora più elevati sia costellato di potenziali ostacoli che potrebbero impedire un inasprimento significativo della politica monetaria”.
“È probabile che la Fed aumenti i tassi di 25 punti base, portando il proprio intervallo obiettivo al 3,75%-4,00%”, concludono Kish Pathak, Fixed Income Research Analyst, e Erik Weisman, Chief Economist & Portfolio Manager di MFS IM.

“A nostro avviso, il discorso del presidente Warsh a Jackson Hole aveva segnalato un inasprimento della politica monetaria. I governatori Waller e Williams hanno assunto una posizione accomodante dopo Jackson Hole, ma i dati dell’Indice dei prezzi al consumo (CPI) di agosto dovrebbero far pendere l’ago della bilancia a favore di un aumento.
Il vicepresidente del FOMC Williams ha sostenuto un approccio “attendista”, pur osservando che l’inflazione stava diminuendo lentamente con l’attenuarsi degli effetti dei dazi. Tuttavia, non ha specificato per quanto tempo intendesse osservare i dati in arrivo prima di prendere una decisione. Il governatore Waller aveva invece collegato in modo più diretto la decisione di settembre ai dati dell’IPC di agosto. I dati di un solo mese non costituiscono una tendenza e pertanto sembra strano attribuire un’importanza eccessiva ai dati del CPI di agosto. Ciononostante, l’ultimo dato sull’inflazione di fondo non suggerisce che l’inflazione sia inequivocabilmente sulla strada verso il 2,0%. Inoltre, l’economia e il mercato del lavoro si stanno dimostrando resilienti allo shock petrolifero, poiché le condizioni finanziarie rimangono estremamente accomodanti.
È importante sottolineare che lo shock dei prezzi dell’energia si sta rivelando più duraturo e che, non essendoci una fine del conflitto in Iran all’orizzonte, si rafforzano le ragioni a favore di una politica monetaria più restrittiva. La Fed teme che un periodo prolungato di inflazione elevata, indipendentemente dalla causa, rischi di sganciare le aspettative di inflazione. Inoltre, un lungo periodo di prezzi elevati dell’energia aumenta la possibilità di effetti di secondo ordine.
Il rischio è che la previsione mediana dell’inflazione core PCE (Personal Consumption Expenditures Index, indice della spesa per consumi personali) contenuta nello Statement of Economic Projections si sposti al rialzo. Anche il valore mediano a lungo termine indicato dal grafico a punti dei Fed Funds, attualmente al 3,1%, potrebbe registrare un leggero aumento alla luce della recente resilienza dell’economia, ma il mercato ha già scontato un tasso neutro molto più elevato.

