Fed, IA e dollaro. Yves Bonzon, Group Chief investment Officer, Julius Baer, analizza Il contest di riferimento in cui si muovono i mercati

mercati, economia

 

Mentre gli appassionati di sport seguivano le partite dei Mondiali FIFA, gli osservatori dei mercati finanziari avevano gli occhi puntati altrove. Kevin Warsh teneva la sua prima conferenza stampa da Presidente della Federal Reserve che potrebbe essere riassunta con la seguente frase: tassi fermi, ma l’era della trasparenza esplicita è finita.

Eppure, i rischi al rialzo sui tassi sono aumentati:

si prevede almeno un rialzo entro fine anno, l’inflazione attesa sarà più elevata fino al 2028 ed i mercati scontano già una certa probabilità di rialzo il 29 luglio. Il margine di manovra resta limitato in quanto la Fed deve comunque garantire il rifinanziamento ordinato di decine di trilioni di dollari di debito ogni anno, nell’economia più finanziarizzata del mondo.

Sul fronte geopolitico, al G7 di Évian-les-Bains il Presidente Donald Trump ha presentato un memorandum d’intesa in 14 punti con l’Iran, ma è stata un’osservazione a margine a catalizzare l’attenzione: congelare i fondi iraniani a tempo indefinito, ha detto, rischia di scoraggiare gli investitori non occidentali dal parcheggiare capitali negli Stati Uniti.

Per Julius Baer è la conferma di una tesi sostenuta dal 2022: l’uso del sistema finanziario occidentale come arma sanzionatoria spinge strutturalmente la domanda verso attivi fuori dalla portata occidentale. L’oro ne è l’esempio più lampante, essendosi progressivamente sganciato dai suoi tradizionali driver, ovvero i tassi reali statunitensi, per affermarsi come uno degli asset class più performanti degli ultimi anni.

Il tema più dirompente per i portafogli rimane però il ciclo dell’IA

Gli hyperscaler statunitensi – Alphabet, Meta, Microsoft, Amazon – si sono trasformati in hyperspender, sottoperformando il mercato azionario nel suo complesso mentre i loro flussi di cassa liberi sono attesi in forte calo tra il 2026 e il 2027.

L’85% dei profitti generati dall’IA rimane all’interno dell’ecosistema stesso – dato pressoché invariato dal 2023 – e gli Stati Uniti si trovano a finanziare una rivoluzione i cui benefici di produttività saranno globali, ma i cui costi infrastrutturali ricadono quasi interamente su di loro.

Julius Baer mantiene quindi la sua indicazione strategica: diversificazione internazionale, esposizione agli Stati Uniti limitata a società davvero uniche, copertura dei settori azionari trainati dal momentum con segmenti fondamentalmente stabili. La fase di asset allocation tattica resta in «Espansione», con i portafogli bilanciati in EUR al 54% in azioni, 33% in reddito fisso, 7% in liquidità e 6% in investimenti alternativi.